di Ilaria Russo 1 Aprile 2014
Cheesecake

L’ironico lettore Fontici mi ha ispirato col suo commento a Crem broulè vade retrose il dolce è buono non m’interessa come lo hanno scritto. Chissà se questa sua empirica regola varrà anche per il/la concassè [concassée?!] o la/il brunoise? Dolce o salato, se scritto giusto secondo me è anche un po’ più buono.

Bene, è arrivato finalmente il momento di buttarci nella mischia. Iniziamo dal magico mondo della scelta di genere per i prestiti non adattati, ovvero quelle parole straniere la cui grafia rimane invariata anche in italiano: se non vogliamo che queste benedette parole diventino dei casi di ermafroditismo grammaticale, ecco qualche regoletta per fare un po’ d’ordine.

O per lo meno per decidere da che parte schierarsi.

In italiano, i criteri per applicare il genere ai termini stranieri sono numerosi e tutti ugualmente corretti. Si può tener conto:
— del significato letterale, quando è unico e definito (la nurse in quanto bambinaia);
— della desinenza (la tempura perché finisce con la a);
— della lingua originale, se prevede il genere – non è il caso d’inglese o giapponese, che tanto influenzano il nostro food: la quesadilla è femminile anche da noi, come in spagnolo;
— dell’iperonimo italiano, ovvero l’unità lessicale dal significato più ampio: Ale è femminile in quanto birra (no, non sto parlando di mia sorella), wafer è maschile in quanto biscotto;
— del dizionario italiano [come suggeriva divertito il lettore Riccardone, anche lui a commento dello stesso post]. Seeee, provate a cercare tempura.

Dài che riusciamo finalmente a capire perché, se plumcake è maschile a furor di popolo, cheesecake è invece spesso usata al femminile. Cioè: sto cake che razza di genere è???

Siamo davanti a un caso esemplare: nessuna regola dalla lingua originale, e molteplici traduzioni nella nostra; si va da torta a dolce, da dolcetto a dessert a pasticcino.

Tagliando la testa al toro, mi schiero per la strada dell’iperonimo. Parlerò quindi della cheesecake in quanto torta – indipendentemente da gusti e farciture.

Il plumcake, invece, è un più generico dolce [con quella forma lì, lo definireste una torta?]. Maschili pure i cupcakes, in quanto dolcetti, pasticcini [è vero, sono XXL, ma scrivere dolciotti o pasticcioni proprio non si può. Con buona pace dei pasticciotti salentini tanto amati da Obama].

Già vi vedo sostenere che invece per voi cheesecake è maschile, è un dolce di formaggio, è comunque un dessert, al femminile vi suona male, Wikipedia ne parla al maschile – peccato che, qualche riga più giù, nella stessa definizione si parli della cheesecake irlandese…

Ma io, per sdoganarne definitivamente il femminile, ho una bella sorpresa: cara lettrice, se ti senti dare della cheesecake da un anglofono è perché ti trova particolarmente discinta – in slang pare definisca il nudo femminile. Sorvolando sull’effetto traballante della farcitura al formaggio – o su quello gelatinoso della copertura alla frutta – trovo che tutto ciò segni la fine dei giochi: la cheesecake è femminile, come la succulenza golosa che possiamo ispirare, WOW.

Per delle più prosaiche cake pops, appuntamento alla prossima puntata.

[Crediti | Link: Dissapore, immagine: Bell’Alimento]