Scrivi come mangi: maionese nel minipimer o mayonnaise nel minipiemer?

I giochi linguistici coi cuginetti francesi proseguono pure questa settimana: oggi è la volta della Regina tra le salse, l’unica e irrinunciabile maionese, majonese, mayonnaise che dir si voglia. Che siate dei Mc Donald’s addicted o degli estimatori di Dentici lessati che il filo d’olio l’hanno visto – forse – col binocolo preferendogli la smappazzata […]

maionese

I giochi linguistici coi cuginetti francesi proseguono pure questa settimana: oggi è la volta della Regina tra le salse, l’unica e irrinunciabile maionese, majonese, mayonnaise che dir si voglia.

Che siate dei Mc Donald’s addicted o degli estimatori di Dentici lessati che il filo d’olio l’hanno visto – forse – col binocolo preferendogli la smappazzata di salsa, conoscerete bene l’incredibile risultato dell’unione tra uovo, olio e succo di limone: apparente sfida alle regole della fisica, signore e signori, diamo la bienvenue alla cara, vecchia mayonnaise.

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Anche stavolta non potrete alzar gli scudi trincerandovi dietro la scusa delle tastiere, eh: qui di apostrofi o accenti non ce n’è nessuno, dobbiamo solo capire se parler [e scrivere] en français o schierarci per parla’ come magnemo.

Già, perché l’italiano il suo lemma ce lo offre bell’e pronto: ma-io-ne-se, prestito integrato dal francese mayonnaise. C’est à dire: la forma si è adattata al nostro sistema fonologico, con la i al posto della y, la e al posto del dittongo ai – vi immaginate come si pianterebbe sullo stomaco se la pronunciassimo maionaïs?! Je voulez-vous de maionaïs? Totò non avrebbe saputo far di meglio.

E che dire di majonese, alors, avec la j di jolly? Che l’è sbagliato, cari miei. È esattamente l’omologo di bernaise scritto senza dittongo e senza accento: fate la majo con la j al posto della i e v’impazzirà pure stavolta, v’ho avvisato. E non c’è minipimer che tenga [e non pensiate che scrivendo minipiemer il patatrac sia scongiurato].

camembert

Chiudiamo il capitolone italiano vs francese con un’ultima, simpatica digressione che ribattezza questa nostra rubrica “Parla come mangi”: cliccate qui e divertitevi a vedere quante volte si parla di camambert al posto del corretto camembert.

Uè, e neanche il toponimo [trattasi di ridente località nella regione dell’Orne] ci viene in aiuto a scongiurarne le storpiature… Del resto, se si pronuncia ‹kamãbèer› come recita la Bibbia, che senso ha quella grafia con la e? Effettivamente, lo scambio di vocale è lì in agguato, che tentazione, ma che dico? Che tentezione…

No, amici: si dice kamamber ma si scrive camembert, con la e di ebrezza, la stessa che ci prende ad addentarne la muffosa, candida crosta fino a raggiungerne la pasta giallognola e morbida, con quella rotondità del grasso che, éxcusez-moi, è davvero très chic. E il colesterolo? Fancû…

brie

Ah, giusto per chiudere in bellezza, stavolta definitivamente: ma come ha fatto l’affinato brie, formaggio dai nobili natali tra Meaux e Coulommiers [ahahahaha, si legge culommié], a trasformarsi nel Briè delle nostre pizzerie? Oh amici gestori, forse che vi sembra plus raffiné avec l’accent? Parbleu!

A mio avviso con quell’accento di troppo è solo più ammuffito: attenzione ai NAS, io v’ho avvisato eh.

Altra prova inconfutabile dell’esistenza di Dio che un innocuo, vischioso ovetto, unito a del liquidissimo succo di limone e a dell’untuoso olio possano dar vita a una salsa così solida da richiamare i succhi gastrici alla prima rotazione di minipimer…

scrivi come mangi