di Prisca Sacchetti 2 Gennaio 2014
Eataly Firenze

Evidentemente, siamo un popolo di vittoriosgarbi travestiti da fabiofazi. Tomaso Montanari, un critico dell’arte dall’aspetto mite, l’altro giorno si è scagliato sul Foglio Fatto Quotidiano contro Eataly Firenze, neonata succursale della catena di supermercati per sgamatoni del cibo, scrivendo sul Fatto Quotidiano un ragguardevole numero di cattiverie.

Vediamone alcune.

— Eataly presenta il Rinascimento come McDonald’s, che per i suoi panini cita a Roma le rovine classiche e in Toscana i cipressi. Grado di fantasia (minima) e omologazione commerciale (massima).

— E incredibile definire “percorso museale” alcuni piccoli pannelli appesi intorno a una scala, fruibili anche attraverso un’audioguida con la viva voce del “celebre scrittore e professore” Antonio Scurati.

— Perché mai un fiorentino o un turista dovrebbero perdere tempo a sentire una sfilza di inevitabili banalità invece di andare a vedere con i propri occhi il Rinascimento, che si trova a pochi metri?

Sul sito di Eataly Firenze, poi, la cosa diventa tragica. Gli otto valori del Rinascimento secondo Scurati sono un rosario di errori madornali.

— Lo spirito di Eataly è il contrario di Slow Food, del chilometro zero o, per rimanere a Firenze, di un Fabio Picchi (titolare del ristorante Il Cibreo): quello che conta è la confezione. Che è capace di venderti tutto, perfino il Rinascimento ai fiorentini.

Inaciditi, i commentatori del Fatto Quotidiano, non si sono fatti pregare. Uno in particolare ha accusato il critico gastronomico di non sapere che Eataly Firenze: “è pieno di cose a chilometri zero, dalla cioccolata alla trippa, e che contrapporre Farinetti a Slow Food è una sciocchezza, come tirare in ballo Fabio Picchi, visto che proprio il suo ristorante – a voler essere cattivi – è il tempio della cucina che sfrutta la ‘toscanità’ per i giapponesi, dove una semplice ribollita costa 20 euro, e un polpettone 36“.

Montanari comunque ne ha avute anche per Matteo Renzi, segretario del Pd e grande amico di Farinetti, contro cui aveva scritto un libro gli era costato la collaborazione con il Corriere Fiorentino” (dorso locale del Corsera). I due avrebbero “la stessa idea di cultura ridotta a strumento per venderti qualcosa: poco importa se il prosciutto, o una candidatura”.

Risentito per il “tono squadristico” di molti commenti, ieri l’altro Montanari ha scritto un nuovo post sul Fatto Quotidiano, ricordando che da storico dell’arte, quando scrive che la divulgazione è fatta male o sbagliata sta semplicemente facendo il suo mestiere.

Suggestivo il titolo: E’ ancora permesso criticare Renzi e Farinetti?

[Crediti | Link: Il Fatto Quotidiano, Eataly, Doppio Zero. Immagine: G. Cervone per il Corriere Fiorentino]