di Prisca Sacchetti 15 Dicembre 2014
Scontrino di Eat Alì

Cos’è il genio? Nel caso di Asad Ullah, il bangla che ha chiamato il piccolo negozio di alimentari aperto in corso Belgio 42 a Torino “Eat Alì“, e anche di Oscar Farinetti, il patron di Eataly, che invece di prendersela ha comprato una pagina di pubblicità sulla Stampa complimentandosi perché copiare è un conto, altra cosa è farlo con stile, senso dell’umorismo e doti imprenditoriali, la citazione di Amici Miei è obbligatoria.

Eat Alì, gestito da Asad e la sua famiglia, tutti provenienti dal Bangladesh, non è un negozio di prodotti etnici per stranieri perché “se avessi pensato soltanto ai miei connazionali o agli altri immigrati”, spiega il Farinetti d’Oriente dimostrando tempra da commerciante, “mi sarei rivolto a un esiguo 10 per cento della clientela”.

Asad Ullah a Eat Alì

Invece, dalla pasta alla carne, dall’olio alle bottiglie di Dolcetto e Barbera negli scaffali di Eat Alì occhieggiano prodotti italianissimi, nel caso dei vini addirittura locali.

Da qui l’idea del nome citazione di Eataly, la catena di megastore che il commerciante del Bangladesh, in Italia dal 1993, un curriculum con ogni tipo di lavoro sino all’apertura del negozio, conosce e dov’è andato spesso per conoscere prodotti e strategie di vendita.

Eat Alì

Sportiva e divertita la reazione di Farinetti. Molto diversa per esempio da quella che McDonald’s ebbe nel 2009, quando sempre a Torino aprì la prima agrihamburgeria italiana, MacBun, che in vernacolo piemontese significa Molto Buono.

Allora la catena di fast food chiese ai proprietari il ritiro immediato del marchio (poi trasformato in M**Bun, con gli asterischi) perché “il prefisso ‘Mac/Mc’ è senza dubbio sinonimo di McDonald’s”.

Nel frattempo Asad si gode i meritati 15 minuti di popolarità seguiti alla pubblicazione su Facebook di uno scontrino del suo negozio, con i giornali che adesso fanno a gara per intervistarlo.

Tutto merito di quel colpo di genio: Eat Alì.

[Crediti | Link e immagini: La Stampa]

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