di Prisca Sacchetti 24 Gennaio 2014
Fulvio Pierangelini

Non è vero che è scappato con una ballerina russa: se fosse esistita Fulvio Pierangelini “il migliore cuoco del mondo” per Le Figaro del 27 luglio 2011, “il più bravo ma un orco” secondo Air France Magazine”, non vivrebbe a Roma in un piccolo appartamento dietro l’hotel de Russie di cui è direttore creativo.

A sorpresa, oggi, Fulvio Pierangelini, icona un po’ sciupata del gastrofanatismo in salsa Dissapore, è protagonista di una lunga intervista sul Corriere della Sera firmata Aldo Cazzullo (non ancora online).

Da rubricare tra le leggende metropolitane anche la chiacchiera sulla moglie che per vendetta scese nella cantina del Gambero Rosso, il ristorante cult di San Vincenzo in provincia di Livorno aperto nel 1980, chiuso nel 2009, e riaperto l’anno successivo ma senza Pierangelini ai fornelli, dove distrusse con il mattarello bottiglie da migliaia di euro. No, Emanuela, che è donna intelligente e pratica, quelle bottiglie se l’è tenute per lei.

E anche se la sua Passatina di ceci e gamberi è stata copiata ovunque; la parola stessa, “passatina”, è entrata nei menu francesi e americani a indicare qualcosa di più consistente di una zuppa e meno di uno sfornato, nei giorni di chiusura per pareggiare i conti del Gambero Rosso, “prendeva il treno e andava a preparare bon roll di tacchino in un’azienda alimentare”.

Oggi tra i colleghi stima Vissani, “Cracco nonostante Masterchef“, e anche se resta dietro le quinte è stato il regalo per il 60esimo compleanno di Tony Blair, l’ex premier britannico, chiamato a cucinare per lui dalla moglie, mentre si è trasformato in fumetto per il film “Piovono Polpette“.

E udite udite, vuole aprire un ristorante a Roma. Anzi un atelier. Non un posto dove si cucina e si mangia; una scuola di cucina dove insegnare, far conoscere la mia storia, gustare le infinite variazioni di un piatto: le capesante con la mortadella, gli scampi crudi con foie gras e puntarelle. E il piccione con le spezie d’oriente, piatto-souvenir di un viaggio in Oriente mai fatto prima.

Particolare inedito usato da Cazzullo per chiudere l’intervista. Pierangelini ha avuto un nonno morto in manicomio: forse matto, forse genio, forse entrambe le cose.

[Crediti | Corriere della Sera]