di Prisca Sacchetti 14 Marzo 2014
jamie oliver

Te possino, Jamie.

Te la tiri con la cucina pedagogica ad alto valore culturale ma in che misura i tuoi guadagni a scatafascio dipendono dall’Italia?

Abbastanza da farti aprire il 35esimo ristorante italiano, stavolta ad Hong Kong, perché delle 5 catene di ristorazione che possiedi —Barbecoa, cucina alla griglia, Recipease, cucina etica, Union Jacks, cucina britannica, e Diner, bistrò– Jamie’s Italian, modello trattoria attualizzata, è il solo che tira.

Cosa che non ti ha impedito peraltro, per la gioia degli oltre 3000 dipendenti, di fatturare nel 2013 con la tua Jamie Oliver Holding ben 260 milioni di euro. Ma per mezzo ci sono anche i libri.

(Lasciamo perdere che nel tentativo di ripetere le parole suggerite da un madrelingua cantonese hai promesso di aprire un “sottomarino” particolarmente “scivoloso”).

Ma non ti basta guadagnare riecheggiando la cucina tricolore e blaterandoci su. Dal 17 aprile arriva pure l’edizione italiana della tua rivista. Jamie Magazine, sottotitolo “cucina facile e divertente”. Foliazione di 120 pagine, 90 ricette e più, prezzo 3,90 euro.

Jamie Magazine in inglese

La rivista nasce 5 anni fa in Inghilterra e oggi si vende in 43 paesi. Più che una mensile di cibo sarà un periodico di lifestyle, simile nell’impostazione a una rivista di moda, rivolta a chi ama la cucina, il vivere bene e le cose belle. Ma tutto secondo i valori della casa. Per esempio, la carta non sarà patinata così da essere più sostenibile.

Bisogna riconoscere Jamie che, a modo tuo, sempre energetico e iper realista (un po’ stile Matteo Renzi se vogliamo), sei anche un attivista. Ti sei è battuto come un leone affinché nelle mense scolastiche inglesi l’alimentazione fosse più sana, per dire. E in fondo il tuo immedesimarsi con l’Italia sembra spontaneo. Non a caso hai detto che:

“Essere l’unico cuoco inglese ad avere una rivista in Italia è un onore, spero potremmo entrare in sintonia con gli italiani grazie al nostro approccio pratico al cibo semplice e quotidiano. Sono stato scoperto al River Cafè di Londra, dove le proprietarie Rosie Gray e Ruthie Rodgers hanno destato e coltivato il mio amore per il cibo italiano. Alcuni dei miei ricordi migliori riguardano le riprese della serie tv sul cibo italiano e i viaggi nel vostro paese. Non mi stanco mai della cucina italiana”.

Basterà questo per convincere gli italiani a spendere 3,90 euro ogni mese e comprare Jamie Magazine?

[crediti | Link: Ansa, TMNews, Prima Comunicazione, immagine: Daily Mail]