di Cristina Erdas 20 Marzo 2013
l'arte di ricevere, ladurèe

Nel 2006 uscì in Italia Marie Antoniette di Sofia Coppola e il pubblico, complice le golose immagini ritmate sulla musica di I want candy dei Bow Wow Wow, scoprì il marchio Ladurèe. Quanti già lo conoscevano indossarono occhiali neri con lenti neutre e cominciarono ad atteggiarsi ad hipster, alcuni corsero a firmare petinizioni su internet per richiedere l’apertura di un negozio Ladurèe vicino a casa e altri, incapaci di resistere alla folgorazione, si mossero in pellegrinaggio alla volta di Parigi con l’unico scopo di esibire uno scontrino partorito da una cassa di questa maison.

Era una moda e come sempre trovò modo di concretizzarsi in forma cartacea per la gioia degli amanti dell’homemade. In principio fu Dolce, poi venne Salato e infine L’arte di ricevere.

Se l’acquisto del primo libro si poteva perdonare (era una “novità” editoriale) e il secondo sopportare (alcune ricette sono effettivamente fattibili), per resistere all’acquisto del terzo mi vien lecito domandarmi quando ho fallito il tiro salvezza.

Un fallimento critico, decisamente.

libro, laduree, l'arte di ricevere, portogheseAcquistato il lussuoso cofanetto e rimossi i sigilli a garanzia della non alterazione del prodotto, ho avuto modo di restare sorpresa! Il cofanetto e la copertina corrispondevano all’edizione italiana edita da L’Ippocampo, ma il corpo del volume era l’edizione in portoghese brasiliano (edita da tutt’altra casa editrice). Un errore tipografico decisamente raro. Ho visto libri stampati al contrario, con pagine bianche o illegibili a causa delle macchie d’inchiostro, ma questo?! L’incredulità ha messo in sospeso le mie emozioni. La masochistica ricerca dell’ingrediente raro e i sadici intenti di sperimentare varianti sul canone dato, riposti su uno scaffale insieme alla copia mutante.

Cosa si può fare in queste circostanze? Segnalare alla casa editrice depositaria dei diritti per l’edizione italiana, ovviamente, ma ancora oggi mi domando quale dovrebbe essere la giusta reazione da dimostrare innanzi alle loro professioni d’innocenza.

Innocenti, sì, perché per la stampa del volume (in quadricromia) si sono affidati a un istituto tipografico cinese. Come poteva sapere la casa editrice italiana che uno o più elementi della tiratura presentavano questo fallo? Già sigillati, già pronti per la vendita… si son dovuti fidare degli altissimi standard cinesi applicati nel settore. Nell’attesa di ricevere il volume nella sua corretta edizione osservavo il mio libro mutante e mi scoprivo più volte a stonare “Uno su mille ce la fa“, più o meno come cantava Morandi!

Sarebbe bello poter concludere questa storia con il classico tono fiabesco ‘e visse felice e contenta cucinando secondo ricetta, dopo la consegna del libro corretto’, ma la verità è ben altra. Quando il testo è arrivato nella sua corretta edizione, mi son ritrovata a elencare epiteti utili a descrivere la furbizia degli autori del suddetto e l’ingenuità di quanti l’hanno acquistato (me compresa)! Sorvolando sui consigli su come organizzare i più improbabili eventi mondani, sono le ricette a costituire il problema, ne manca una su cinque! No, nessun errore tipografico questa volta, ma il frutto di una particolare strategia di marketing messa in atto dai signori della maison fondata nel 1862.

Con parole gentili, gli autori – Michel Lerouet e Vincent Lemain – invitano i loro lettori a comprare questa o quella prelibatezza nel più vicino negozio Ladurèe! In sintesi? Un lussuoso catalogo di “rosticceria”.

Sarà stato il karma o il frutto di una collaborazione tra San Girolamo e San Lorenzo (entrambi patroni dei bibliofili) ancora non l’ho deciso, ma su una cosa mi son convinta, quando andrò a Parigi i macaron (che oggi a Parigi sono gratis, è il macaron day) li vado a mangiare da Hermè.

Titolo originale: Ladurée – L’Art de recevoir
, Autori: Michel Lerouet e Vincent Lemain
Traduttore: Rossella Savio, 
Editore: L’Ippocampo
ISBN: 9788867220038
Prezzo: 25,00€

[Crediti | Link: Google Libri, Luxury Books. Immagini: Cristina Erdas]