di Prisca Sacchetti 30 Agosto 2013
manifesto pasta

Al ristorante fingono di mangiare, ma sputano i bocconi di nascosto nei tovaglioli che vengono spesso sostituiti.

In compenso dipendono dal lavoro sfrenato tanto che a Ferragosto sono andati in crisi: cercando una connessione internet sul materassino da mare, implorando una mezza riunione, un briciolo di video conferenza, qualcosa che li strappasse al tempo vuoto delle vacanze.

Sono gli italiani di adesso, lavoratori mediamente nevrotizzati dall’esagerato senso del dovere, che –bohéme addio– stanno decretando la fine della pasta. Nella patria della pasta.

I dati parlano chiari.

– il 51% degli italiani pensa che la pasta faccia ingrassare,
– il 24% pensa che preparare il sugo per il condimento sia davvero troppo complicato,
– il 18% riesce a lamentarsi anche del tempo di cottura della pasta, eccessivamente lungo.

[Poi lasciamo stare che un arguta lettrice di Dissapore li abbia reinterpretati così:

– il 51% degli italiani non sa cucinare una pasta senza affogarla di condimento unto e bisunto o ignora l’uso di sughi leggeri a base di qualsiasi cosa ma senza abuso di panna, burro & co.
– il 24% è semplicemente pigro (o non ha mai visto un programma della Parodi, non so quale delle due sia peggio)
– il 18% non ha mai apprezzato il piacere di cucinare e/o vive con il timer incorporato che lo fa sempre correre dappertutto col fiato sul collo in preda all’ansia di “gestire/ottimizzare il tempo”]

A ostacolare questo nuovo modello culturale non servono nemmeno gli esperti, secondo cui la pasta è indispensabile per la varietà delle nostre diete, merito tra l’altro dei diversi condimenti che consente di sperimentare (verdure, legumi, carne, pesce).

No, gli italiani di adesso non ci sentono, e per abbassare l’indice glicemico tagliano il carboidrato dall’alimentazione quotidiana (mai sentito parlare di pasta integrale?).

E pensare che per noi una dieta senza pasta è come il sesso senza raccontarsi cosa si è fatto durante la giornata, senza struggersi per la telefonata del giorno dopo, SENZA PRIMA CENARE INSIEME AL RISTORANTE.

Nemmeno la vocazione incastratutto basta più (torno dall’ufficio – lancio i pantaloni – mi infilo la tuta – prelevo il figlio dalla nonna – apparecchio – spacchetto finalmente la dose quotidiana di pasta e la metto sul fuoco).

Ora è finita.

Nel 1999 una famiglia italiana comprava ogni anno 42,9 chili di pasta. Nel 2005 siamo scesi sotto quota 40. Oggi stiamo per varcare anche la soglia dei 30.

Il manifesto della pasta

Il manifesto della pasta

Il manifesto della pasta

Il manifesto della pasta

Il manifesto della pasta

Il manifesto della pasta

Il manifesto della pasta

Il manifesto della pasta

Cosa possiamo fare noi, ci siamo chiesti? Richiamarvi all’ordine: siamo o non siamo nell’era dei Master Chef e dei programmi di cucina e dei libri di ricette? (Evviva!).

— Riprendiamo a fare le cose con le nostre manine sante.
— Sentiamoci soddisfatti delle nostre prestazioni, senza andare in giro autodefinendoci con fierezza degli stacanovisti.
— Allentiamo un momento la giusta ossessione per il prezzo
— Combattiamo questa dissennata propensione al martirio con un piatto di pasta artigianale.

Per non essere solo chiacchiere e distintivo abbiamo aggiornato la nostra top ten delle migliori paste artigianali d’Italia.

(Se non ci sia niente di male a usare il grano canadese o ucraino invece che italiano, le trafile di teflon invece che di bronzo, le alte temperature per l’asciugatura invece dei tempi lenti, insomma, se valga o non valga la pena spendere di più per la pasta artigianale, lo discutiamo un’altra volta, okay?).

Manifesto della pasta

10. Chitarre Mancini, Contrada San Rustico, Monte San Pietrangeli, Fermo. Tel. 0734 96.05.07.

Pastificio in mezzo a un campo di grano, a Monte San Pietrangeli, nelle Marche. Su ogni pacchetto di pasta c’è scritto l’anno del raccolto e la data di confezionamento. La pasta che asciuga lentamente, a bassa temperatura, gli spaghetti appesi alle canne in acciaio.

9. Fusilli Leonessa, Via Don Minzoni, 231 – Cercola (NA) Tel. 081 55.51.10.7.

Siamo a Cercola, nei pressi di Napoli. Pasta trafilata in bronzo con tempi di essiccamento lenti, anche due giorni per alcuni formati. Impianti moderni, lavorazione tradizionale.

8. Radiatori Garofalo, Via dei Pastai 42, Gragnano (NA). Tel. 081 39.05.09.6.

Tecnicamente è un pastificio industriale. Eppure Garofalo da Gragnano (Na), terra d’origine della pasta di grano duro per l’aria e per l’acqua dei suoi mulini, è sinonimo di alta qualità con molti pinnacoli. Tra questi i nostri preferiti: i radiatori.

7. Fusilli Gentile, via Nastro, 67 Gragnano (NA). Tel. 081 8013417.

Fusilli fatti a mano, essiccazione lenta, 40 formati tradizionali con grano coltivato in Puglia. Accanto al pastificio la Maccheroneria per provare prima di comprare.  Tanto alla fine si compra sempre.

6. Sedani Monograno Felicetti, Via Felicetti 9, Predazzo (Tn). Tel. 0462 50.12.25.

In Val di Fiemme, a Predazzo, è il pastificio artigianale più settentrionale d’Italia. Sessanta tonnellate di pasta al giorno, eccezionali formati Monograno con trafile in bronzo e lente essiccazioni.

5. Ruote Cavalieri, via Garibaldi 64, Maglie (Le). Tel. 0836 48.41.44.

(Vedi al numero 1).

4. Spaghettoro Verrigni, Via Salana 9, Roseto degli Abruzzi. Tel. 085 90.40.269.

Dalla pasta asciugata in strada a Roseto degli Abruzzi ai primi del Novecento, all’attuale pastificio a lenta essiccazione. Sono molti i fan dello spaghettoro e del fusilloro, lavorati, come il nome lascia intendere, su trafile d’oro. Ci sono anche i detrattori, convinti che i due formati costino troppo.

3. Paccheri Pastificio dei Campi, via dei Campi 50, Gragnano (NA). Tel. 081 80.18.430.

La pasta degli chef in Italia e all’estero. Lavorata con i migliori grani duri italiani, preparata come da tradizione gragnanese, secondo una filiera totalmente rintracciabile e con un packaging insuperabile.

2. Calamarata Afeltra, Pastificio Giuseppe Afeltra, Via Forchetelle, 3 – Gragnano (NA). Tel. 06 3751 4938.

La miscela tra le migliori semole, solo di grano duro, e l’acqua proveniente dalle sorgenti dei Monti Lattari, origina una trentina di formati con tempi di essiccazione, per alcuni, che arrivano a due giorni, donando una magnifica porosità.

1. Spaghettoni Cavalieri, via Garibaldi 64, Maglie (Le). Tel. 0836 48.41.44.

Un formato perfetto. Il chiodo fisso più ancora delle Ruote. Piccolo lusso emozionante che dài oggi, dài domani, è diventato (per i più fortunati) quotidiano. La pasta “migliore del mondo” (cit.) si fa a Maglie, provincia di Lecce, con il grano duro delle colline pugliesi. Mangiare gli spaghettoni, con meno salsa possibile, è unanimamente considerato un privilegio.

[Crediti | Link: Repubblica, immagini: Pop Chart Lab]