di Prisca Sacchetti 18 Luglio 2012
Mandara, mondragone, mozzarella, arresto

Scavallare il banale e non fare pensieri maliziosi è difficile quando leggi certe cose sui giornali.  “Dentro ai bocconi è andato un pezzo di cermanica”. E’ la mattina del 7 agosto 2008. Giuseppe Mandara, “l’Armani delle mozzarella di bufala”, viene avvisato che nel caseificio della Mandara di Mondragone, cuore della produzione di mozzarella dell’area Casertana, c’è stato un guasto. Una ‘trafila’ di ceramica si è spezzata, i frammenti –come dice il responsabile dell’area tecnica– hanno contaminato quattro lotti di mozzarelle ‘ciliegine’.

Dalle intercettazioni telefoniche sembra quasi di vederlo, Giuseppe Mandara, il patron della mozzarella di bufala più nota nel mondo —arrestato ieri— mentre alza le spalle e, rendendosi conto del pericolo per la salute dei consumatori, dice: “Se prende qualche bambino è una tragedia… Ho parlato con l’avvocato, non ci conviene fare niente adesso altrimenti si capisce che sapevamo del guasto”.

Okay, m’incarico io di dare voce ai ragionamenti che state facendo, puerili ma umani, impertinenti ma logici. Possibile che il colosso Mandara Group Spa (negozi e distributori a Milano e in Europa, Giappone, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Russia), protagonista di episodi come questo, facesse parte del Consorzio per la Tutela del Formaggio Mozzarella di Bufala Campana? Mai nessun dubbio, nessun sospetto?

Eppure la mozzarella di bufala è uno dei formaggi più taroccati d’Italia, basta fare aggiunte fraudolente di latte di mucca che costa tre volte meno rispetto a quello di bufala. Le verifiche dovrebbero essere rigorose.

Eppure, secondo i magistrati, nel 1983 l’azienda sarebbe stata sostenuta con i soldi del clan mafiosi La Torre, circa 700 milioni di lire. Un aiuto continuato anche dopo.

Ci sono poi le intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare. A leggerle vengono i brividi, come si fa a stare tranquilli quando chi deve controllare, persino se si chiama Coop, non è capace di farlo?

Il centro di distribuzione Unicoop di Scandicci ordina 180 forme di provolone del monaco. E’ un formaggio raro e pregiato, Giuseppe Mandara non le ha 180 forme. Allora decide di inviare in Toscana un formaggio diverso spacciandolo per quello originale. “Preparateli – dice al telefono – ; mo proviamo a mollargli questi qua senza marchio, e vediamo che succede… Va buò? E mandaceli con la dicitura ‘provoloni del monaco’, però”. Resta un problema: il disciplinare prevede che il provolone del monaco sia marchiato a fuoco, cosa che Mandara non può fare. Allora un socio consiglia: “Metti un bollino ‘provolone del monaco’, lo puoi mettere”. Del resto, aggiunge, quelli della Unicoop “non lo sanno neanche che devono essere marchiati”.

Oggi Giuseppe Mandara è stato espulso dal Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala campana Dop, che ha anche deciso di costituirsi parte civile nell’eventuale processo che sarà celebrato. Bella mossa.

Ma un cartellino rosso al “sistema mozzarella italiano” non glielo toglie nessuno.

[Crediti | Link: Corriere.it, Corriere del Mezzogiorno, TMNews. Immagine: Ansa]