autogrill, anni 60, pavesi

Saudade. Sì, lo so… lunedì, ma nulla è perduto. Prendete me: ho scoperto che persino ascoltare Masini mentre si guida sull’A1 può regalare gioie inaspettate. Una su tutte: ti aiuta ad apprezzare la sosta in autogrill, per spegnere il cervello – e l’autoradio – e rigenerarti gustando con soddisfazione cibi tabù a cui mai, da buon radical chic coatto, ti sogneresti di cedere nella vita di tutti i giorni.

Io, per esempio, sono un’amante del panino al prosciutto crudo toscano, convertita all’Icaro per amore e per forza. Per amore, perché la spalmatura di caprino/philadelphia/robiola con la fogliolina di rucola che fa capolino esercita, bisogna ammetterlo, un suo fascino. Per forza, perché a questo fascino cedo con riluttanza, ché mentre mangio l’Icaro denuncio sommessamente fra me e me, a ogni molle e tiepido boccone, che il prosciutto toscano no, non me lo daranno mai in autogrill: è troppo ruspante.

L’autogrill di nuova generazione, ma dovrei chiamarlo Autogrill in effetti, ha dato il suo imprimatur alle abitudini mangerecce degli italiani su quattro ruote. Sdoganati la salsa alle olive e il prosciutto di Praga, a cascata sono arrivati anche i muffins, lo yogurt con il muesli, la macedonia senza zucchero – e da mangiare con la forchetta!

Il vecchio cotto e fontina invece sembra caduto irrimediabilmente nell’oblio dell’autotrasportatore, con al seguito le buone vecchie cose di pessimo gusto che davano tanta sicurezza ai gitaioli degli anni Novanta. Pizzette con la mozza di cartapecora, focaccine bisunte all’olio di semi di girasole, panini al salame fluorescente, dove siete?

Ma la più grande assente è lei: la maionese, suadente ma satanica, esclusa dai convitti in nome del mangiar sano sempre, anche quando si tratta di fare uno spuntino improvvisato in piazzola di sosta. Contro di lei oggi nutrizionisti e sedicenti buongustai recitano in coro i più ignominiosi scongiuri.

E pensare che fino a poco fa la maionese regnava indiscussa sulla terra di mezzo di quei tramezzini indefinibili, dal colore incerto fra il rosa salmone e il verde avocado. Smorzava ogni porcheria con la sua consistenza vellutata, il suo sapore sempre accondiscendente. Oggi è salita sul palco dell’auto da fé, con il diabolico fardello dei suoi ingredienti esiziali.

La maionese oggi non piace quasi più a nessuno, e questo mi sembra uno dei misteri imperscrutabili dell’evoluzione del gusto. La maionese forse non è MAI piaciuta a nessuno, ma fino a una dozzina di anni fa era un’innocente presenza ubiqua che non poteva nemmeno DISPIACERE a nessuno. Anzi, era rassicurante, cattiva ma non troppo, buona più come indole che come sapore, come la cucina di una massaia maldestra ma di cuore.

E poi, cos’altro ci regalano questi angoli di cuccagna on the road? Cornucopie in polistirolo traboccanti di caramelle gelée, tubi di baci Perugina con abbracciati peluche tono su tono. O biscotti che si trovano solo all’autogrill come i Leibniz, monadi dell’area ristoro, che sfido chiunque anche solo a cercare fra gli scaffali del supermercato.

E l’angolo dei sapori autoctoni con tanto di ciccioli, pizzoccheri freschi o salama da sugo – a seconda delle latitudini per ridurre l’impatto ambientale, e scusa se è poco. L’autogrill è come chi viaggia, ne rispecchia il senso di vaga inquietudine e di impazienza, di attesa. È il luogo in cui nell’esodo di agosto i Piccoli Operai in fuga si muovono frenetici a dispetto delle Grandi Opere in stallo. È il luogo dove si fa la pipì anche se non se ne ha voglia. Un limbo dove prendersi un quarto d’ora di vero relax fra un prima di lavoro e routine e un dopo di qualsiasi altra cosa.

In autogrill c’è tutto ciò di cui non abbiamo bisogno.

E allora perché lo fai? ti chiedi ogni volta, sapendo bene che la risposta cade nel vuoto riposante della serpentina dei corridoi, affonda nella dolcezza stitica di una Melizia, rimbalza nel cesto di stecche di cioccolato di ogni ordine e grado, e alla fine si perde, prima di arrivare, nel refrain di Bella stronza.

[Crediti | Immagine: Taccuino di Casabella]

commenti (40)

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  1. L’autogrill è semplicemente imperdonabile.
    Tutti sfruttano la posizione di monopolio, quando ce l’hanno, ma ci vuole un minimo di decoro nel dare una qualità che non risulti una presa in giro di fronte al prezzo.
    Il pane impaccato imbottito di nulla, la rustichella artificiale, le arance rinsecchite, il tutto servito da personale allo stato brado, sono insultanti.
    Autogrill è l’emblema delle privatizzazioni italiane: un’azienda sovietica che è rimasta com’era.
    Prego confrontare con i ristoranti autostradali svizzeri e con il mitico Courtpaille. Stessi prezzi, scelta e qualità non paragonabili.

    1. Mi permetto di dire che le cose non stanno così.
      Nel senso che quando c’era DAVVERO il monopolio Autogrill (IRI), i medesimi autogrill Pavesi Motta Alemagna erano mediamente molto meglio di come si siano ridotti adesso, che non c’è più il monopolio e si sono fatti avanti i vari Sarni, Moto, Chef Express etc., spesso desolantissimi.

    2. Concordo con Lei, Farina, ma anche gli attuali pdv a marchio Autogrill sono poco meno desolanti dei Chef Express…

      Io, purtroppo, ho mancato – per ragioni anagrafiche – l’epoca dei Pavesi Motta Alemagna, ma dalle foto e dai raccconti si evince una realtà di ben altro livello ché l’attuale

    3. Io da piccolo ho fatto in tempo a viverli. Ogni ristorante di Autogrill aveva il proprio “piatto regionale”, che dava diritto a un piattarello dipinto. All’autogril Limena (Padova) c’erano le seppie alla veneziana, al Sebino il vitello coi funghi.

    4. Avatar Stefano F. ha detto:

      Si è vero, gli autogrill dei tempi eroici erano un’altra cosa, almeno agli occhi di chi come me ragazzino, andava in gita domenicale, a bordo di una fiammante Fiat 1100/103, da Firenze al Cantagallo, sulla da poco inaugurata autostrada FI-BO. Ma forse il fascino stava proprio in quello, nella novità, nel “sogno americano” trapiantato a casa nostra, che venivamo da un periodo molto magro. Anche se eravamo in pieno boom economico in realtà la maggior parte della popolazione non aveva la macchina, cominciava appena ad assuefarsi alla televisione. Ma anche dopo, negli anni ’70 e ’80, eravamo ancora gente semplice, che faceva il pic-nic nelle piazzole di sosta con la parmigiana di melanzane portata da casa.
      Certo anche a quei tempi c’era chi viaggiava in Mercedes o Lancia Flaminia, che passava i weekend all’Hotel Cristallo di Cortina o alla Tour d’Argent a Parigi. Il Noma non c’era ancora e i nordeuropei venivano, e vengono ancora, con le loro Volvo sulle nostre riviere ad imparare a mangiare bene e a far l’amore (le scandinave in particolare).
      Oggi, per fortuna o forse no, siamo benestanti, esigenti ed incontentabili. Speriamo che duri… 🙂

  2. Avatar mafi ha detto:

    “La maionese oggi non piace quasi più a nessuno, e questo mi sembra uno dei misteri imperscrutabili dell’evoluzione del gusto. La maionese forse non è MAI piaciuta a nessuno.”

    A me è sempre piaciuta. C’è chi ama la nutella, io amo la maionese.
    Mai mangiato i panini dell’Autogrill, mi è bastata l’esperienza della brioche…che poi, chiamarla brioche è un parolone. Il ‘coso’ rende meglio l’idea. Perchè? Perchè avevo fame, ero stanca e di cattivo umore, volevo un dolce e mi sono soffermata sulla prima cosa che ho visto (a mo’ di ambiguo imprinting): il vassoio delle spugne. E mi sono pure scelta la più grossa, prendendomi il mio tempo.
    Fortunatamente, nello stesso Autogrill, scovai i ‘Messino’ della Bahlsen che cercavo da un po’: una goduria. Mi sono spianata la scatola insieme a una compagna di merende.
    Ma il ‘coso’ l’ho finito tutto…e questo è davvero un mistero.

  3. Avatar Anna ha detto:

    Come la maionese forse non è MAI piaciuta a nessuno? A me è sempre piaciuta.Da piccina a merenda ho mangiato più di qualche volta fette di pane con spalmata la maionese e sono ancora viva.
    A proposito di Autogrill Pavesi:ma i classici strudelini con i fichi dentro esistono ancora?

    1. ho avuto lo stesso pensiero, mi piacevano troppo quando ero piccolo. penso che da anni siano scomparsi.
      ho provato a risolvere l’astinenza da madealaine con i settembrini del mulino bianco, ma niente da fare…non hanno retto il confronto..

  4. Avatar Mauro ha detto:

    Concordo, i monopolisti guardano solo costi e profitto, profitto e costi.

    La qualità dei prodotti è scandalosamente bassa, se non per cause superiori (l’ha deciso il mio capo) non ci metto piede.

  5. Le brioches dell’autogrill fanno schifo. Adesso hanno “introdotto” quelle simil-bio-salutiste che fanno ancora più schifo di prima

  6. Avatar Viola ha detto:

    io odio la deriva simil americaneggiante che ha preso anche gli autogrill, con quegli orrendo donoughts (come si scrive????) gommosi a forma di ciambella…..
    in autogrill confesso che a volte vado a comprare il latte se tornando da un viaggio non ce l’ho 🙂

  7. La qualità non è così bassa come tanti Bar Sport (o pizzerie di gente che, maledetta crisi, si è inventata un’attività del genere). I prezzi sono alti, ma non alti come l’orrenda pizzetta al taglio che posso comprare in paese (o a Firenze Centro, per dire).

    Non sarà un posto per gastrofighette, ma da qui alla morte del gusto ce ne passa, eccome. Il caffè è diventato, recentemente, quasi bevibile, o almeno non velenoso.

    L’affettato non è rancido, il pane gommoso ma non disgustoso come i tramezzini del bar medio. Dato che potrebbero fare, dato il monopolio assoluto, molto di peggio, non mi sento di prenderli a sassate.

    Comunque per la cronaca c’era un posto (non Autogrill con la A maiuscola) tra Roma e L’Aquila che aveva dei panini veramente buonissimi, ma non so se esiste ancora.

  8. “In autogrill c’è tutto ciò di cui non abbiamo bisogno.”, è una frase bellissima, che rende alla perfezione l’idea di autogrill. L’autogrill non ha mai proposto niente di buono e di economico. Adesso si rendono conto di come gli affari vanno male, ma come hanno fatto ad andare bene fino ad adesso? In autostrada già sei costretto a subire la gabella del pedaggio, l’autogrill è unicamente un posto per far pipì, e basta. La cosa più bella dell’autogrill sono i bagagliai aperti delle vetture da cui traboccano gli ottimi pasti preparati a casa dai viaggiatori.
    In televisione si lamentano i gestori di autogrill, e quelli delle macchinette automatiche con le quali hanno riempito gli uffici dell’Italia. Dicono che la gente li snobba. LI DEVE SNOBBARE!!! Non si può fare la guerra allo Junk-food, quando ne siamo circondati.

  9. Avatar Nome ha detto:

    una volta mentre lavoravo in un autogrill s’è fermato un pulmann della polizia penitenziaria (evito il giudizio) e hanno fatto scendere un tot di carcerati per portarli a pisciare.
    Visto che c’avevano le catenelle a due o tre credo che avranno potuto usare solo i pissoir a muro tipo duchamp.
    Comunque quando li ha visti arrivare la signora delle pulizie ha tolto il piattino con le mance.

    Per rimanere fuori argomento: ma non c’era una volta una guida dei posti buoni vicino ai caselli autostradali?
    Stante la qualità degli autogrill sarebbe ancora comoda.
    Per esempio appena usciti da san vittore, andando verso isernia c’è subito un negozietto di prodotti locali che fa pure ottimi panini.
    E la ragazza al banco è bella.

    1. Si la guida esiste. L’ha pubblicata “Quattroruote” in allegato ad uno dei suoi numeri qualche anno fa (non so se sia stata aggiornata). Quanto alla maionese che non piacerebbe a nessuno è una forzatura che lascia basiti; l’autrice ha mai provato una buona insalata russa (senza per forza ricorrere a quella di Andrià per “Tickets”, altrimenti le viene lo sturbo ….). In effetti lascia basiti tutto l’articolo, che non dice alcunchè su cosa si dovrebbe mangiare – e cosa no – in Autogrill, e ci dispensa perle di saggezza sulle monadi ….. Dai, magari la prossima volta ne facciamo uno su Hobbes e Hume, e poi discettiamo su Diderot e Voltaire. Ma per favore …..