L’Ordine dei Cuochi e il copyright sulle ricette. No dai, seriamente

La sala maternità di Palazzo Madama è ancora priva dei vagiti del Nuovo Governo, e mentre “la” gestante Bersani attende che un’equipe medica faccia nascere la nuova legislatura, il Senatore Francesco Maria Amoruso (Pdl) annuncia l’intenzione di farsi madre dell’Albo Nazionale dei cuochi professionisti.

Nasce così il Disegno di Legge S. 274 della XVII legislatura, fratello gemello della proposta del Senatore Athos De Luca (Verdi) non venuta a concepimento nel 1999.

A sorpresa, mentre ancora nessuno sa come gestire la ‘gravidanza’ di Amoruso, Bruno “Mappazzone” Barbieri si candida come padrino per il nascituro! E riporta all’Adn Kronos:

“E’ assolutamente indispensabile tutelare questa figura professionale e credo, anzi, che la proposta arrivi con incredibile ritardo, vista la nostra millenaria tradizione […] Anche perché qui l’ultimo che si alza decide di aprire una scuola di cucina, pur non conoscendo il mestiere. Non è concepibile e non è giusto.”

Dette da uno dei giudici di Masterchef, queste parole hanno il sapore di una predica composta dal pulpito sbagliato. Non sono forse stati lui e quelli come lui a dare al grande pubblico l’illusione che sia possibile comprimere l’intero iter di formazione di uno chef professionista nell’arco di uno show televisivo?

Ora che quest’illusione può tradursi in una realtà potenzialmente dannosa per chi persegue l’eccellenza, Barbieri sente la necessità di marcare la differenza tra i “ricercatori del gusto” e gli “eredi di un’arte non loro” facendo proprie le proposte del Senatore.

Ogni iscrito all’Ordine dei cuochi professionisti dovrà sottoporsi a test di verifica teorici e pratici per accedere alla professione e, solo una volta superati, potrà darsi al libero esercizio fino a quando non commetterà una violazione capace di espellerlo o sospenderlo dall’albo.

Barbieri, però, con le sue parole sembra volersi spingere oltre:

“Per esempio, – continua – qualcuno si è chiesto perché mai le ricette di cucina non siano soggette a copyright? Perché uno come Gualtiero Marchesi non può prendere delle royalties sul raviolo aperto, creato 30 anni fa e che è un pezzo di storia della gastronomia italiana?”

In un prossimo futuro dovremo temere d’essere perseguiti per il reato di pirateria culinaria? I blog di cucina diventeranno le frontiere dell’illegalità e l’ortodossia culinaria trasformerà ogni rivisitazione in un’eresia da combattere a suon di querele? Forse è veramente più semplice gravare di nuovi balzelli quanti lavorano unicamente per i commenti entusiasti dei propri clienti, che rivedere i format dei programmi televisivi o le quarte di copertina dei libri.

O, forse, Barbieri vuole portare in televisione, come giudice, gli esami di abilitazione alla futura professione di cuoco professionista?

Staremo a vedere come si evolverà la discussione, il che ci riporta nuovamente a guardare la porta della sala maternità. In attesa, in paziente e rassegnata attesa di un vagito.

[Crediti | Link: Italia chiama Italia, immagine: Radio DeeJay]

Avatar Cristina Erdas

16 Aprile 2013

commenti (39)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Non sanno in che guai si vanno a mettere: tessere, apparati, registri, pagamenti forfettari e controlli e burocrazia etc etc… Per cosa, poi? Per quei tre o quattro che riecono a far “nascere” una ricetta che sia veramente originale. E poi, se le multinazionali registrassero tutte le ricette? Mah!? Pagheremmo anche per l pasta al pomodoro…

  2. Avatar Paolo ha detto:

    Per una volta plaudo al titolo. “no dai, seriamente” e’ la sintesi migliore nel presentare quanto dichiarato.
    Nella vita di chi tira la carretta, e non vende fuffa in giro, vige il principio generale del “parla a ragion veduta, o stattene zitto”. Ora, sentire cianfronare di copyright, e addirittura “royalties” in questa materia, spiega perfettamente che il personaggio ha in mente l’immortale film con Troisi e Benigni: “chi siete, dove andate, da dove venite? UN FIORINO!”. Ecco, lui pensa che la royalties sia quella, e spara “ad penis canem” nomi e concetti di cui non conosce i contorni.
    Deve ricevere il solo commento possibile: “no dai, seriamente”…

  3. Già gli ordini esistenti andrebbero aboliti (tranne un paio) adesso vogliamo metter su anche quello dei cuochi? Barbieri, vuoi che muoro?

  4. Scusate ma questi politicanti non potrebbero impegnarsi di piu’ a tutelare l’immagine della cucina italiana nel mondo e,ovviamente,combattere la contraffazione dei prodotti alimentari made in italy anziche’gigioneggiare( cazzeggiare ndr) su queste cose?cucinare e’ un arte e non si può imbrigliare l’arte nei muri della burocrazia!stara’,come sempre,al mercato ed alla qualità’ del prodotto finito decretare vincitori e vinti!

  5. “Non sono forse stati lui e quelli come lui a dare al grande pubblico l’illusione che sia possibile comprimere l’intero iter di formazione di uno chef professionista nell’arco di uno show televisivo?”

    Ecco, appunto…

  6. Avatar Pigi ha detto:

    Se lo fanno davvero, brevetto un piatto chiamato “torta di m***a tirata in faccia”. Conto di diventare milionario in tre settimane.

  7. Avatar Kyle ha detto:

    Barbieri sbaglia. Le ricette, come qualsiasi altra cosa scritta, sono coperte da copyright. Quel che non è coperta è la lista degli ingredienti, ma dato che a contare sono le istruzioni… Già oggi un autore può proteggersi dalle violazioni.

    1. Avatar Kyle ha detto:

      Precisamente Kyle. Come scrivevo sopra, Barbieri non ha la minima idea di cio’ di cui sta parlando.

    2. Invece Barbieri ha ragione, non è possibile registrare una ricetta all’UIBM e viene in effetti da chiedersi il perchè, non è forse anche essa un opera dell’ingegno?

    3. no, una ricetta non è un’opera. è semplicemente un susseguirsi di azioni fisiche. il risultato finale è oggettivamente replicabile da tutti.
      l’accessibilità al cibo non può essere territorio di copyright.
      immaginati cosa succederebbe se si potessero registrare le ricette, io registrerei subito la pizza margherita e poi ogni pizzaiolo sulla faccia della terra dovrebbe pagarmi le royalities ogni volta che sforna una pizza?
      ti rendi conto che sarebbe, a dir poco, una caxata pazzesca?

    4. Ma che discorsi qualsiasi cosa una volta che hai la “ricetta” è replicabile da chiunque, dal design di Iphone in avanti ma qualcuno prima deve inventarselo e il brevetto serve a riconoscere la paternità, poi uno può anche non far pagare assolutamente nulla se lo ritiene opportuno ma è giusto che la proprietà di ciò che ha inventato resti sua.

    5. tu non mangi un iphone per sopravvivere.
      il cibo è sopravvivenza, sticaxxi dei brevetti.
      se tu replichi un iphone devi pagare una valangata di soldi ad apple (do you remember samsung? si parla di miliardi di dollari).
      ecco se tu desideri un mondo dove devi pagare la paternità a qualcuno per mangiare un piatto di ravioli, ti lascio volentieri nel tuo mondo. a me continua a sembrare, francamente, una caxata pazzesca.

    6. Avatar Paolo ha detto:

      Gianluca: prima ancora delle tue pratiche considerazioni, va ricordata una confusione a monte: diritto d’autore, copyright (diritto di riproduzione), brevetti, royalties.. e quant’altro. sono cose DIVERSE, che riguardano questioni e oggetti, a volte fisici, a volte immateriali, differenti. Non si applica la nozione di diritto d’autore ad un’opera d’ingegno, cosi’ come non si applica il diritto d’autore ad un farmaco, bensi’ il brevetto.
      Insomma, non siamo al sommare le mele o le pere, ma al cercare le pere in un magazzino ikea 🙂

  8. Ci manca solo il copyright sulle ricette. Così poi si finisce in tribunale e gli avvocati si scontrano su cose come “la ricetta prevede il Parmigiano. Il mio assistito invece ha usato il Grana Padano. E’ innocente, vostro onore!”
    Che almeno le ricette rimangano patrimonio dell’umanità, perdio!
    Anche perché poi si comincerebbero a brevettare le cotture, le fritture, le brasature. E ci si lamenterebbe che gli chef cinesi copiano…
    Inoltre, finirebbe che se poi provo a cucinare a casa, che so, l’uovo alla Cracco, e posto le foto sul blog, mi mandano la finanza che fa irruzione alle 4 del mattino e mi punta la pistola in faccia…

    1. se non sei capace manco di fare un uovo alla Cracco, e’ giusto che ti puniscano 🙂

  9. Credo, vedendo la sua cronologia professionale che B. inizi ad esagerare…..Forse i tanti soldi guadagnati in tv,uniti ad una super esposizione gli abbiano non solo dato alla testa ma forse fatto perdere quel poco di umiltà…….I veri cuochi che potrebbero dir la loro,sono come sempre avulsi da comparsate ridicole in nome solo di tanto fumo…..Parla proprio lui che ha accettato un format che è lontano anni luce da quella che è la base di questo lavoro….e non mi si venga a raccontar cazzate che è un format per dare modo a qualcuno di provare ad iniziare questa professione….Poi gli stessi vincitori(forti di questa atavica ed importantissima esperienza televisiva)si dilettano a scrivere addirittura libri di cucina,si improvvisano professori(vedi più o meno i finalisti della passata edizione….)E non voglio affondare la lama!!!!!! Adesso di colpo,dopo aver mangiato in questo piatto dorato,questo carrozzone di futilità estrema,ed aver sponsorizzato questi geni(vedi tal Spyros)ora rinnega tutto volendo creare una selezione super professionale con questa fantomatica futura nuova associazione….Cambia più volte direzione e giudizio lui(a seconda di quello che si può ottenere)che una bandiera per il vento in un Hangar……Che Fenomeno…..