di Cristina Erdas 16 Aprile 2013
Bruno Barbieri

La sala maternità di Palazzo Madama è ancora priva dei vagiti del Nuovo Governo, e mentre “la” gestante Bersani attende che un’equipe medica faccia nascere la nuova legislatura, il Senatore Francesco Maria Amoruso (Pdl) annuncia l’intenzione di farsi madre dell’Albo Nazionale dei cuochi professionisti.

Nasce così il Disegno di Legge S. 274 della XVII legislatura, fratello gemello della proposta del Senatore Athos De Luca (Verdi) non venuta a concepimento nel 1999.

A sorpresa, mentre ancora nessuno sa come gestire la ‘gravidanza’ di Amoruso, Bruno “Mappazzone” Barbieri si candida come padrino per il nascituro! E riporta all’Adn Kronos:

“E’ assolutamente indispensabile tutelare questa figura professionale e credo, anzi, che la proposta arrivi con incredibile ritardo, vista la nostra millenaria tradizione […] Anche perché qui l’ultimo che si alza decide di aprire una scuola di cucina, pur non conoscendo il mestiere. Non è concepibile e non è giusto.”

Dette da uno dei giudici di Masterchef, queste parole hanno il sapore di una predica composta dal pulpito sbagliato. Non sono forse stati lui e quelli come lui a dare al grande pubblico l’illusione che sia possibile comprimere l’intero iter di formazione di uno chef professionista nell’arco di uno show televisivo?

Ora che quest’illusione può tradursi in una realtà potenzialmente dannosa per chi persegue l’eccellenza, Barbieri sente la necessità di marcare la differenza tra i “ricercatori del gusto” e gli “eredi di un’arte non loro” facendo proprie le proposte del Senatore.

Ogni iscrito all’Ordine dei cuochi professionisti dovrà sottoporsi a test di verifica teorici e pratici per accedere alla professione e, solo una volta superati, potrà darsi al libero esercizio fino a quando non commetterà una violazione capace di espellerlo o sospenderlo dall’albo.

Barbieri, però, con le sue parole sembra volersi spingere oltre:

“Per esempio, – continua – qualcuno si è chiesto perché mai le ricette di cucina non siano soggette a copyright? Perché uno come Gualtiero Marchesi non può prendere delle royalties sul raviolo aperto, creato 30 anni fa e che è un pezzo di storia della gastronomia italiana?”

In un prossimo futuro dovremo temere d’essere perseguiti per il reato di pirateria culinaria? I blog di cucina diventeranno le frontiere dell’illegalità e l’ortodossia culinaria trasformerà ogni rivisitazione in un’eresia da combattere a suon di querele? Forse è veramente più semplice gravare di nuovi balzelli quanti lavorano unicamente per i commenti entusiasti dei propri clienti, che rivedere i format dei programmi televisivi o le quarte di copertina dei libri.

O, forse, Barbieri vuole portare in televisione, come giudice, gli esami di abilitazione alla futura professione di cuoco professionista?

Staremo a vedere come si evolverà la discussione, il che ci riporta nuovamente a guardare la porta della sala maternità. In attesa, in paziente e rassegnata attesa di un vagito.

[Crediti | Link: Italia chiama Italia, immagine: Radio DeeJay]