di Prisca Sacchetti 30 Giugno 2015
Padova, cucina locale per legge

La si può scambiare per un’innocua notizia di cronaca locale. I costi troppo alti (pagano 15 mila euro solo per l’asporto dei rifiuti) costringono la proprietaria di un pub aperto dal 1974, l’Oktoberfest di Padova, ad abbassare la serranda. Prima il personale ridotto ai minimi termini, quasi tutti contratti a chiamata, poi come botta finale l’aumento dell’affitto, da 4 a 5 mila euro al mese. 

“L’Oktoberfest potrebbe essere ceduto a cittadini cinesi”, commenta allarmato il quotidiano locale.

Di lì a poco però ecco un nuovo trafiletto. Dopo più di un anno di chiusura riapre il Gigi bar, noto ristorante-pizzeria di via Verdi, sempre a Padova. Ancora un locale storico della città, aperto nel 1963, che non cucinerà più come ha fatto per almeno 50 anni la pizza (non proprio un cibo tipico padovano) ma neanche i piatti della cucina veneta.

Al loro posto sushi, dato che il locale è stato acquisito da imprenditori cinesi, già proprietari del Sushi Masa in via Raggio di sole.

Oktoberfest, padova

Gigi Bar, Padova

Ma è con l’ingesso del sindaco di Padova, il leghista Bitonci, che questa smette di essere un’anonima storia di provincia, basta il titolo con cui il Gazzettino va in edicola per capirlo: “Il Comune: ai turisti cucina padovana per legge”. 

Troppi locali etnici o ristoranti che offrono ai consumatori cucine di altri paesi e culture, spesso con l’aggravante della versione d’asporto, e allora il sindaco corre ai ripari con un regolamento per favorire le attività venete che, attenzione, introduce come “criteri qualitativi” la difesa del consumo di prodotti esclusivamente locali e in linea con la tradizione padovana, veneta e nazionale.

E per annunciarlo ha scelto la pagina Facebook: «Anche se è domenica sto studiando un regolamento ad hoc ed incentivi per chi affitta a locali della tradizione padovana e veneta».

L’idea sarebbe quella di puntare sullo strumento fiscale, un taglio alle tasse, probabilmente l’Imu sulle seconde case e sui negozi, per favorire l’insediamento di ristoranti «autoctoni».

E’ interessante chiedersi cosa succederebbe se un regolamento analogo venisse adottato da altre città, magari più grandi.

Il sindaco di Roma, come se non bastassero i problemi che ha, potrebbe proporre sgravi fiscali a tutti i menu capitolini con gricia e pajata. De Magistris a tutte le pizzerie. Pisapia potrebbe premiare costolette e ossibuchi, Bill de Blasio a New York hot dog e cheesecake.

Domanda retorica, lo sappiamo, ma è così che si difendono le tradizioni della tavola?

[Crediti | Link e immagini: Il Mattino di Padova, Il Gazzettino, Facebook, Nonleggerlo]