di Prisca Sacchetti 23 Luglio 2014
Fabio Fazio e la musica nei ristoranti

La quota più ggiovane della nostra redazione, a grandi linee identificabile nei non ancora venticinquenni è molto motivata, molto dedita, molto consapevole del suo ruolo di apripista. Per dire, è la quota che equipara i pensierini affidati stamattina a Twitter da Fabio Fazio a quelli di un anziano, pure leggermente trombone, a scanso. Non è vero che gli altri componenti della redazione sono vecchi, chiariamolo, tuttavia si sentono in sintonia con il conduttore di Che tempo che fa.

Il quale oggi all’ora di colazione un po’ enigmaticamente si chiedeva:

Proseguendo poi all’ora di pranzo con una variazione sul tema:

L’estate è la stagione migliore per la solidarietà tra frequentatori di bar e ristoranti. Ma il tema della musica divide sempre. Da una parte quelli che sostengono la civiltà della conversazione, e si chiedono a cosa serva un architetto quando poi bisogna urlare anche per farsi sentire dal cameriere, dall’altra quelli secondo cui più forte è il chiasso più la gente viene calamitata, sente che c’è vita, effervescenza, allegria.

Fabio Fazio non è tra questi, evidentemente.

Sembra più inquadrabile nel genere che a parte mangiare, va al ristorante per incontrare amici e proferire frasi compiute, non solo esclamazioni (senza per questo essere costretto a sopportare il ristoratore che, va precisato, si ostina a far pasteggiare i suoi clienti con le lagne di Adele, prima ancora Norah Jones, o le pacchianate di Michael Bublè). Un genere che al patron-dj rimprovera di non ritenere il cibo in sé un’attrattiva sufficiente, e per questo sente il bisogno di condirlo con musica martellante e chiassosa.

Il punto è che fidarsi di un cuoco non significa apprezzarne anche le scelte musicali.

Non sappiamo neanche quanto la tanto teorizzata musica d’ambiente, ideata cioè per l’ascolto distratto, sia davvero la scelta giusta. La si immagina melodiosa, capace di smorzare i rumori delle posate, senza dominarli. Adatta a riempire i silenzi pesanti che a volte cadono tra le persone a tavola. Capace di neutralizzare i rumori della strada che entrano in modo indiscreto nelle conversazioni.

Ma indubbiamente non sparata nelle orecchie, altrimenti la prossima volta Fabio Fazio va altrove.

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