Razzismi: è giusto boicottare i vini di Martino Manetti?

Martino Manetti è un produttore di vini toscano. Di quelli qualitativamente stordenti. Tra le etichette che produce nell’azienda di famiglia Montevertine c’è, per dire, il Pergole Torte, sangiovese in purezza pallino fisso di ogni wine-geek che si rispetti, uno dei vini più longevi ed esaltanti d’Italia.

Martino Manetti non è solo questo, purtroppo.

Nella vita privatamente pubblica (ovvero nelle sue esternazioni social) è una persona con becere opinioni razziste e fasciste, che negli ultimi tempi sono emerse all’attenzione del web. Non nuove, secondo chi conosce il personaggio da tempo, ma su cui troppi sono rimasti in silenzio.

Tra le altre cose Manetti ha scritto nel suo profilo Facebook:

“Tutta la mia solidarietà al ragazzo bresciano che ha ammazzato il ladro che gli è entrato in casa. Una medaglia al valore ci vorrebbe”.

“In una mia personale classifica della feccia umana che popola questo mondo, i telecronisti Rai occupano uno dei primi posti, diciamo tra i cinesi e gli zingari”.

“Fori da’ coglioni marocchina di merdaaa!!!” (riferendosi a Rachida, la concorrente marocchina di Masterchef 3).

“L’anno prossimo cambierò il nome al vino, si chiamerà Mein Kampf”.

La vicenda vi ricorda un po’ Fulvio Bressan? Il produttore di vini friulano che aveva scritto insulti al ministro Kyenge sulla sua bacheca e altre perle di grande cultura. E che per questo aveva ricevuto insulti e boicottaggi da tutto il mondo enogastronomico. Sulla vicenda anche Slow Food aveva preso una posizione ufficiale, cancellando l’azienda vinicola di Bressan dall’edizione 2014 della guida Slow Wine.

Scelta che ha fatto discutere non poco.

Della vicenda di Manetti ha scritto sulla sua bacheca Facebook Antonio Scuteri, firma di Repubblica e nostro lettore.

“Ora scopro che Martino Manetti, che invece produce alcuni dei miei vini preferiti, ha le stesse simpatiche opinioni, e non esita a esternarle urbi et orbi, con impressionante violenza verbale. Ma vedo che (quasi) nessuno ne parla. Forse perché prendere posizione in questo caso è più difficile?”

Il dibattito mediatico parte da lì. Su Facebook si sono susseguiti commenti, considerazioni e prese di posizione. Rispetto al caso Bressan, però, ci sono tre fondamentali differenze.

1) Manetti è più simpatico. Un personaggio meno spigoloso di Bressan, più cordiale, non “difficile” a tutti i costi. Uno per cui, a quanto pare, pensi ci sia sempre un’attitudine da “tifoso” ostentatamente iperbolica.

2) I vini di Manetti sono più apprezzati. Facile rinunciare ai vini del friulano di nicchia, meno facile rinunciare ai vini idolatrati del chiantigiano. Come dire, che sono tutti bravi a fare i paladini dell’etica quando il bersaglio fa meno rumore.

3) La bacheca Facebook di Manetti è privata. Se le esternazioni di Bressan erano visibili da tutti, le sue rimangono nella cerchia ristretta dei suoi amici, che possono scegliere o meno di criticarlo, togliergli l’amicizia, bere i suoi vini o non berli.

Ma nulla ormai è più totalmente privato, specie le opinioni di un produttore sulla razza. Ed è giusto interrogarsi sulla questione. Soprattutto rilanciare il più annoso dei quesiti: qual è il confine tra etica personale e scelta commerciale?

Quando le opinioni, manifestamente diverse dalle vostre (e magari anche dal convivere civile) giustificano il boicottaggio? Smettereste di comprare il vostro alimento preferito se fosse cucinato da un razzista?

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Fecebook/Antonio Scuteri]

Avatar Prisca Sacchetti

11 Marzo 2014

commenti (92)

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  1. Avatar Samuele ha detto:

    È un produttore di vino, non mio figlio. Se, ipoteticamente, comprassi da lui (non sono particolarmente amante dei vini quindi a prescindere non vado oltre il supermercato), mi importerebbe che il suo prodotto fosse di qualità e a norma.

    Sono sempre stato convinto che, nel privato, uno debba avere il sacrosanto diritto di esprimere tutto ciò che vuole, da uno spettro all’altro delle ideologie, da un estremo all’altro. Si è naturalmente liberi di deplorare un’opinione che non ci rispecchia, ma essa va, a parer mio, assolutamente scissa dall’aspetto professionale e/o commerciale della persona.

    1. Avatar Gillo ha detto:

      Anche se un giorno vieni a sapere che il produttore è collegato alla camorra?

      Benchè condivisibile, in linea teorica, il ragionamento di Samuele è di difficile applicazione.
      Siamo condizionati dalle “nostre convinzioni più profonde”: chiaramente in maniera diversificata, chi più chi meno.

  2. Avatar vale ha detto:

    Secondo me hai colto nel segno: è mooolto più difficile criticare un produttore che fa vini da urlo, pietre di paragone per molti che fanno vino in quella zona.
    Io i vini di Manetti continuerò a berli, come berrei quelli di Bressan, scindendo la qualità del loro lavoro da opinioni personali che contrasto fortemente.
    Che delusione, però….

  3. Avatar Paolo (vero) ha detto:

    il mondo è così pieno di vini buoni, che se proprio posso decidere, perchè mi è stata data notizia, di non dare dei soldi ad uno stronzo nazista, beh non glieli dò.

    1. Avatar Lupo ha detto:

      Sintesi molto efficace. Bravo

    2. Avatar franco ha detto:

      appunto il mondo è pieno di buoni vini cattivi vini e vini mediocri,si posono eliminare tutti compresi gli stronzi

  4. Avatar fontici ha detto:

    il rovescio della medaglia e’ che quelli che la pensano come Manetti senz’altro compreranno il suo vino anche se non gli piace e per la sua produzione e’ un bacino d’utenza importante e “fedele nei secoli”

  5. Avatar Giulia ha detto:

    Cosa c’entri col nazismo la rivendicazione della legittima difesa (interventon. 1) non si capisce. O uno per non essere discusso deve sempre porgere l’altra guancia?

    1. Avatar Paolo A. ha detto:

      “L’anno prossimo cambierò il nome al vino, si chiamerà Mein Kampf”.
      Ora ti è più chiaro perché si parla di nazismo?
      Ops, mi sovviene il dubbio che tu non abbia la più pallida idea di cosa sia il mein kampf e su chi sia il suo autore…

    2. Avatar Pereubu ha detto:

      Ah, a quanto sembra la legittima difesa e l’invocazione di medaglie al valore sono la stessa cosa. Ma sì, tagliamo tutto quanto con l’accetta, tanto ormai.

  6. Avatar Paolo ha detto:

    Fortunatamente posso non concordare con i toni e i giudizi del mio rispettabile omonimo.
    Il vantaggio di non apprezzare il vino, e in generale ogni alcolico inferiore ai 25°, lo si apprezza in queste piccole cose 🙂

  7. Avatar Luca ha detto:

    che sia razzista è tutto da dimostrare, magari è semplicemente maleducato. Punto primo ognuno dovrebbe prima guardare in casa propria.
    Punto secondo a questo punto per coerenza bisognerebbe evitare di comprare tutte le varie diavolerie elettroniche che sicuramente hanno pezzi di provenienza cinese in quanto sicuramente sotto sotto cova dello sfruttamento. Ma anche tutti i vestiti e accessori vari, per non parlare del cibo, bisogna che siano etici e che non vadano ad arricchire la multinazionale di turno, o mi volete dire che questi signori che riempiono il cibo di estrogeni o altre schifezze varie sono dei benefattori? Ragionando così credo che non se ne esca vivi. Siate sereni

    1. Avatar Pereubu ha detto:

      Again: “o lo si fa per tutto o non lo si fa per nulla” è una non-argomentazione.

  8. Condivido il pensiero di Giulia, ormai per non essere classificati Fascisti/nazisti bisogna farsi ammazzare e stare pure zitti.
    Aggiungo che se uno dovesse analizzare il produttore per comprare il vino, il cantante per ascoltarne la musica, lo chef per mangiarne i piatti e così via….non riusciremmo più a vivere.

    1. Adriano Aiello Adriano Aiello ha detto:

      A parte chi ha serie turbe, non è che solitamente la gente passi il tempo a interrogarsi sulle opinioni politiche del musicista, cuoco o produttore di vino che sia per poi decidere il da farsi. Ma se il problema ti si pone davanti capita anche che ti indigni no? Per esempio, se vai al tuo ristorante preferito e passando per la cucina vedi il tuo stimato chef insultare donne e dipendenti, apostronfandole come puttane e negri per dire, capita anche che rimani scossa e ti dici “sai che c’è io qui non so se ci torno”.

    2. Avatar Clarissa ha detto:

      Hai ragione sicuramente ne rimarrei scossa ma ciò non toglie che il prodotto di quella persona rimarrebbe eccellente e non risolverei il problema privandomene sperando di creargli un problema commerciale….anche se la mia opinione sulla sua persona potrebbe cambiare.

  9. Avatar Daniele ha detto:

    Ma cosa diamine sta diventando questo paese? Non è più possibile esprimere un idea, una simpatia o un opinione personale, condivisibile o meno, senza rischiare boicottaggi, esclusione dalle guide, crocifissioni mediatiche e quant’altro. Sono allibito, siamo passati dalla dittatura e censura fascista a quella del politically correct a ogni costo, alla quale se non ti allinei supinamente sei fuori per dirla alla The Apprentice, c’è veramente da aver paura per la più basica libertà di espressione.

    1. Avatar Vanni ha detto:

      premesso che anche chi decide di “boicottare” sta esprimendo una libera opinione,Manetti prima aveva la mia incondizionata simpatia, ora anche di più.

    2. Avatar Pietro ha detto:

      c’è da aver paura sì Daniele per commenti come questo in cui la libertà di espressione è confusa con qualcos’altro.