di Prisca Sacchetti 10 Maggio 2015
Carta Stampata, i ristoranti della settimana

Per chi scrive le recensioni dei ristoranti il critico gastronomico della carta stampata? Beati i tempi in cui poteva coltivare la nicchia, ma oggi, con i portafogli che piovono sangue mentre online si trovano –GRATIS– blog attendibilissimi e social network aggiornati, chi è che compra una rivista per leggere recensioni di ristoranti?

Proprio qui interveniamo noi, radunando per i fortunati lettori di Dissapore le grandi firme della carta stampata: paludate, un po’ trombone ma ancora necessarie. Questa settimana speciale Milano per Expo 2015.

NASSA OSTERIA DI MARE
Via Donatello 22, Milano

Nassa, osteria di Mare, Milano

Nassa osteria di mare, milano, piatto

Nel dicembre 2013 ha aperto a Milano, Nassa, “locale piccolo, trenta coperti, cucina a vista”, chef Maurizio Di Prima scelto dopo anni di collaborazione con Claudio Sadler –nome noto della scena milanese– dal proprietario Gabriele Tasinato. 

Gianni Mura, che sta per uscire con un nuovo libro dal titolo intrigante “Non c’è gusto, tutto quello che dovresti sapere prima di scegliere un ristorante”, ricorda sul Venerdì di Repubblica il motto del locale: “Solo pesce pescato, niente dagli allevamenti“, con la sola eccezione dello storione, la cui pesca è vietata. La cucina è di stampo creativo “ma gli accostamenti non sono sempre condivisibili“.

Non lasciatevi ingannare dal nome, più che osteria Nassa è un vero ristorante con businnes lunch (“o colazione di lavoro“, come tiene a precisare Mura) da due portate più acqua a 18 €. Due i menu degustazione, di mare e di terra, entrambi di 4 portate a 49 €. Molto richiesto il crudo: riccio, seppia, scampo, suaro, tonno, ombrina.

Buoni voti ai calamari sfrangiati con asparagi” (anche se al barbuto giornalista di Repubblica mosciame di tonno e patate viola sono sembrati superflui), “alle fettuccine nere con cozze pelose tarantine, friggitelli e lime” e tra i dolci al “mottarello con caramello salato“.

PONT DE FERR
Ripa di Porta Ticinese 55

Pont de ferr, Milano

Pont de ferr, RISO D'ESTATE

Allan Bay definisce “cucina acquista” quella di Vittorio Fusari, da poco al Pont De Ferr, tra le più note osterie dei Navigli, senza più Matias Perdomo, lo chef uruguaiano che sta per aprire il suo “Contraste”, sempre a Milano.

Più chiara la definizione che l’autore di molti bestseller culinari fornisce nel prosieguo della sua recensione su ViviMilano del Corriere, “cucina molto classica, ricca negli ingredienti, ma pure modernista nelle tecniche di cottura“. Facciamo un esempio: una pasta con frutti di mare sgusciati “dove il valore aggiunto è un’emulsione d’olio, aglio e ricci di mare che lega sugo e pasta in maniera virtualmente perfetta“.

Altrettanto validi il risotto d’estate, giallo, servito in tazza con un gelato al formaggio sul fondo, e delle verdure sbollentate separatamente e poi cotte a vapore.

L’offerta è ampia, 4 menu degustazione e una ventina di proposte alla carta per i 70 coperti, mentre quella dei vini gestita dalla patronne Maida Mercuri è “perfetta per scelta e prezzi“. Si spendono 70 €, bevande escluse.

SHAMBALA
Via Ripamonti 337

Shambala, Milano

Shambala, Milano

Ancora su ViviMilano, Valerio M. Visintin scrive di questo fortunato locale di cucina asiatica “costruito su una filosofia che intreccia diverse culture ma con temperamento esotico“. Meritano buoni voti tra gli altri piatti del menu il sashimi di tonno scottato in pepe rosa e coriandolo con salsa al tamarindo e il branzino al vapore in foglie di banana con salsa al curry verde (i nomi delle portate sono chilometrici).

Al severo critico del Corriere della Sera è molto piaciuto il giardino per la bella stagione all’interno dell’edificio basso che ospita il ristorante, anche l’interno “arredato con grande gusto e equilibrio in continuità ideologica con la linea gastronomica” è stato molto gradito.

Peccato che la grande atmosfera venga un po’ rovinata dal servizio, spesso eccessivamente informale e “carente di professionalità“.

Riguardo ai prezzi, il conto si aggira sui 50/60 €, bere a parte.

HOTEL ARMANI
Via Manzoni 31, Milano

Hotel Armani, ristorante, milano

Hotel Armani, Ristorante

Un rapporto tormentato quello tra le star italiane della moda e i ristoranti, come rimarca nell’incipit della sua recensione su L’Espresso, Enzo Vizzari: “la griffe può aiutare a far quadrare i conti, ma la storia recente dimostra che la qualità della cucina non è voce contemplata dai business plan degli stilisti“.

Il direttore delle guide de L’Espresso ne approfitta per piazzare una stroncatura in pillole del Trussardi alla Scala, “folgorante nell’avvio con lo chef Andrea Berton, poi ben rimpiazzato da Luigi Taglienti, ora incomprensibilmente riposizionato verso il basso da una management alle prese con un mestiere non suo“.

Un raggio di sole arriva finalmente dall’Armani Hotel.

Se per anni il livello della cucina “è stato imbarazzante“, il management ha arruolato Filippo Gozzoli, chef quarantenne che ha fatto bene ovunque è stato. E il menu ne ha risentito in positivo grazie a piatti come la crema di ‘nduja con scampo, burrata pera e Pata Negra, o il risotto alla riduzione di Barbaresco sferzato dal blu di bufala.

Ci sono poi i piatti che sposano bene tradizione e note esotiche, come i calamari affumicati con alga nori e lenticchie, il branzino e il brodo di katsuobushi, il tamarindo con il piccione in crosta di pane. Anche se non mancano “piatti più rassicuranti” tipo costoletta alla milanese e spaghettoni con cime di rapa e peperoncino.

Conto “con il passo di Armani”, almeno 100/120 € per un menu completo.

[Crediti | Corriere, L’Espresso, Repubblica. Link: Dissapore. Immagini: Altissimo Ceto, Scatti di Gusto]