di Prisca Sacchetti 28 Febbraio 2015
Carta Stampata

Per chi scrive le recensioni dei ristoranti il critico gastronomico della carta stampata? Beati i tempi in cui poteva coltivare la nicchia, ma oggi, con i portafogli che piovono sangue mentre online si trovano –GRATIS– blog attendibilissimi e social network aggiornati, chi è che compra una rivista per leggere recensioni di ristoranti?

Proprio qui interveniamo noi, radunando per i fortunati lettori di Dissapore le grandi firme della carta stampata di questa settimana: paludate, un po’ trombone ma ancora necessarie.

Orsone, Cividale del Friuli

ORSONE

Via Darnazzago 63, Gagliano di Cividale del Friuli (UD)

Orsone, Cividale del Friuli

L’Orsone, aperto l’anno scorso da Linda e Joe Bastianich, si trova a 5 minuti dal centro di Cividale, a Gagliano, accanto all’azienda che da anni produce buoni vini. Secondo Enzo Vizzari, direttore delle guide L’Espresso che lo descrive nel settimanale romano in edicola, stiamo parlando di un “accogliente relais di campagna”.

Le stanze sono arredate con cura e gusto; il bar è dominato da un importante e massiccio bancone; c’è la taverna per i piatti semplici (hamburger, Caesar Salad), e c’è la grande sala con vista sulla cucina, dove una coppia di cuochi americani allevata al Del Posto, ristorante newyorkese di Mario Batali e trasferita in Friuli, interpreta piatti che fondono “prodotti locali e ricette internazionali”.

Da segnalare: gazpacho di cetriolo con gamberi rossi, ‘sierade in Cividat’, ovvero erbe spontanee, fiori, cereali e ricotta delle valli del Natisone, orecchiette di grano arso con salsiccia ‘NY style’, pernice nel fieno affumicato. Secondo Vizzari “ci si diverte a fare zapping nella carta , forse senza piatti memorabili ma certo senza battute a vuoto”.

PREZZI: nel conto medio di 60/70 € non è compresa quasi mai la stretta di mano a Joe Bastianich che all’Orsone sale di rado

Gusto Divino, Saluzzo

GUSTO DIVINO

piazza Cavour 21, Saluzzo (TO CN)

pizza gusto divino

Abbiamo, cari lettori, la definizione conclusiva di “pizza gourmet”, nome vagamente snob e dai contorni sinora poco chiari. La dobbiamo a Cavallito & Lamacchia, due dei responsabili delle guide I Cento (l’altro è Luca Iaccarino), intercettata nella recensione settimanale che i due critici gastronomici scrivono per Repubblica Torino.

Pizze di pizzaioli che conoscono l’abbinamento dei sapori, che sono abituati a combinare gli ingredienti come se fossero cuochi, che sanno che certi impasti vanno bene per certi accostamenti, e certi accostamenti per certi impasti“. Soddisfatti?

Il campione della pizza gourmet nel comune di Torino Cuneo, precisamente a Saluzzo, è Massimiliano Prete della pizzeria Gusto Divino. Uno che “sciorina dimestichezza scientifica con gli impasti, con le lievitazioni e con la chimica naturale e le reazioni dell’acqua, del lievito madre, della farina e della temperatura”.

Si dice che Enrico Crippa (ristorante Piazza Duomo, 3 stelle Michelin) sia rimasto folgorato da una sua preparazione e l’abbia ringraziato per avergli fatto assaggiare un pizza leggera come un soffio d’aria.

Le pizze che cambiano nome a seconda del tipo di impasto (“croccante”, “pizz’otto “, “Fa Croc!”, “classica”) vengono abbinate a ingredienti di grande sostanza: burrate di Gioia del Colle, origano di Pantelleria, acciughe del Cantabrico, pomodori dell’agro nocerino, mortadella di Prato.

PREZZI: Non perdete per nessuna ragione al mondo la pizza croccante con pata negra e burrata, godete del servizio cordiale e sappiate che spenderete in media 25/30 euro.

Aromando Bistrot

AROMANDO BISTROT

Via Moscati 13, Milano

Aromando Bistrot

“Avercene di bistrot così che uniscono il sorriso alla buona cucina”. E’ l’attacco della recensione scritta dal giornalista Gianni Mura sul Venerdì di Repubblica. Complimenti a Savio Bina e Cristina Aromando che si sono conosciuti lavorando da Cracco, lui cuoco, lei sommelier, ma con le stesse idee: grande attenzione alle materie prime, solo ingredienti stagionali, pane e paste fresche fatte in casa.

Da Aromando il pranzo di lavoro dal martedì al venerdì costa 15 € inclusi calice di vino, acqua e caffè, da seguire il filone della cucina vintage: cappelletti in brodo di cappone, lasagna con ragù di chianina, anatra al forno, oca al vino con cipolle e castagne, coniglio. Tra i dolci: soufflé al cioccolato, cheesecake al mandarino, tatin di mele.

Grande e “democratica” la carta dei vini: si va dal consumo al bicchiere dei cru più famosi e in mezzo ci stanno tante buone etichette. Particolare utile: i tavoli sono più larghi che nei bistrot francesi.

PREZZI: antipasti 10/ €, primi 12/20 €, secondi 18/28 €, dolci 8 €.

Osteria della stazione, Milano

OSTERIA DELLA STAZIONE

Via Popoli Uniti 26, Milano

Osteria della stazione, Milano

Dopo un lungo declino, due anni fa, Gunnar Cautero, il friuliano che prima gestiva l’Osteria del Teatro nel quartiere milanese dell’Isola, ha rilevato e “restaurato” l’Osteria della Stazione. Una mossa che ha attirato l’attenzione di molti gastronomi, tra questi lo scrittore Allan Bay che ne parlato questa settimana su ViviMilano, inserto del Corriere della Sera.

Ora il locale è “l’archetipo dell’Osteria di una volta, calda e accogliente che di più non si può”.

Per quanto riguarda la cucina la base friulana è “arricchita di spunti di tutta Italia e richiami mittleeuropei”, con una vasta scelta di salumi, frico ovviamente, pasta e fagioli, paccheri con pesto friulano, ricotta e filetto di maiale al San Daniele.

Tutti piatti interessanti e ben realizzati ma gli imperdibili, segnateli, sono questi: sformato di trevisana, risotto erbe e bacon, tartare di manzo affumicato, fracosta di manzo al whisky, tonno di maiale, cotoletta e wienerschnitzel. Una trentina di vini del triveneto completano l’offerta.

PREZZI: A pranzo si spendono 12 €. A cena 30 € vini esclusi.

[Crediti | L’Espresso, ViviMilano, Repubblica Torino, Il Venerdì]