di Ilaria Russo 5 Luglio 2014
Canocchie

Canocchia, cannocchia, nocchia, panocchia, pannocchia, canocia, canoccia, cicala di mare, cegala de mari, càmbara de fangu, solegianu de mari [e decidetevi: o son di fango o son di mare]… Nominare correttamente il piccolo crostaceo della famiglia Squillidae non è una semplice questione di doppie ma una sorta di Danza del misto mare.

Per la Bibbia il lemma principale è canocchia con una enne (nonostante l’origine da canna, cui la forma riconduce), così pure per il Dizitaliano (DIZI-TALIANO: vai con la creatività…) – al secolo il Sabatini Coletti sul sito del Corriere –, idem per Hoepli. Tutti e tre, però, ne danno anche la variante cannocchia con un tripudio di doppie, come se la comanda la facesse il famoso don Francesco, il mio prete dalle doppie random, già ribattezzato Prette erettico, ed esperto di Vangeli apocrifi – sì lo so: non ***in chiesa***, è stata una svista e me ne scuso.

Nel dubbio, chiamatela come più v’aggrada (anche se canocchia a me pare il termine più corretto, non foss’altro perché promosso a lemma principale dai suddetti dizionari). Va da sé che tutte le forme dialettali sono giustissime, salvo scontare una platea limitata: se trovassi in Carta delle Bavette con solegianu de mari capirei che non si tratta di un secondo di terra, ma sinceramente avrei bisogno di un aiutino.

Oppure optate per uno snobistico nome scientifico: Squilla mantis.

Se invece il latino v’ingarbuglibus la lingua-linguae-lingua-linguam […], rilassatevi parlandone come cicala di mare e chi s’è visto s’è visto: con ’sti chiari di luna, meglio far la cicala che la formica, ché del doman non v’è certezza.

Cicale di mare

Attenzione però che di cicale di mare ce ne sono di diversi tipi, visto che così viene chiamata anche la Scyllarus arctus, al secolo magnosella (che bel nomignolo, proprio da magna’), nonché la Scyllarides latus, altrimenti nota come magnosa grande (e ci risiamo: buona l’una, buona l’altra, sia la piccola che la MAGNA, ahahahaha).

Va beh, guarda un po’ – a parlar di doppie – dove siamo finiti: tra un po’ avremo mappato tutto il Mediterraneo.

Per tornare sulla terraferma e concludere in bellezza questo menu ideale sulle doppie, un bel babà non ce lo toglie nessuno. E come lo vorreste, con una o due b? Preferenze sull’accento?

babà

Anche in questo caso, vince la versione con una sola consonante: babà, una b e accento grave.

L’alternativa con le doppie credo sia trascrizione della lingua parlata, visto che da Mergellina al Vomero è con 2 b che si definisce questo soffice dolce: che sia monoporzione (dosi da cavallo e caratteristica forma a fungo, con o senza panna, con o senza crema) o a guisa di adorabile ciambellone col buco in mezzo traboccante di crema guarnita di cigliegggina candita, o di ricca macedonia o, ancora, di fragoline nelle raffinate versioni casalinghe…

Insomma: è lui, ’o babbà.

Babà con fragole e panna

E se, oltre a scriverlo correttamente, volete prepararlo a regola d’arte, vi rimando qui e che la crema pasticcera sia con voi, tomasini miei.  Basta solo imbéverlo di tanto rum. O rhum zzz…, o ron zzz… zzz… che dir si voglia. Hic.

[Crediti | Immagini: Scatti di Gusto, Il ventre dell’architetto]