di Prisca Sacchetti 3 Marzo 2014
carlo cracco

Foodie. Forma gergale e ormai sdoganata per descrivere i fissati del cibo. Ognuno con la sua fissa personale ma generalmente maniaci del posto speciale, della trasferta mangereccia, della vacanza fintamente turistica ma gastrocentrica. Entusiasti e contemporaneamente snob; instagrammatrici seriali, saccenti degli ingredienti, reporter dei ristoranti, amici dei cuochi che simulano di contraccambiare, collezionisti di attrezzi da cucina che dovrebbero stare in una teca, genitrici di lievito madre.

Dite che definirli ancora non serve? Sbagliato perchè il foodie è un tipo antropologico in divenire. Negli anni per dire, specie la variante femminile, ha sviluppato un’attrazione morbosa per Carlo Cracco, quasi al limite dello stalking. Chi se la prende con questa forma di groupismo contemporaneo sbaglia obiettivo, perché volenti o nolenti, nel weekend, non esistevano locali che, nonostante il nome infelice, attirassero più de La Segheria di Carlo e Camilla, il nuovo bistrò del più telegenico tra gli chef. Spesa dichiarata dallo stesso Cracco: non superiore ai 40 euro.

Inevitabilmente, le orde di invasori hanno fotografato menu e prezzi (andate, guardateli, poi tornate qui) così oggi possiamo misurare la vostra quota di dipendenza dal Masterchef. Dove “quota” non è espressione usata a caso.

1. Ordinate solo una crema di carote, arancio e rosmarino: 14 euro.
Forma minimale e micragnosa di groupismo. Accettate il sovrapprezzo cracchiano ma rimanete sostanzialmente affamati senza spingervi oltre.

2. Ordinate almeno un uovo “benedectine, sedano, rapa, crusca e shiso: 15 euro.
Groupismo rituale. Dovete partecipare al grande evento inaugurale, fotografare, presenziare, dire cose di sinistra, ma volete cavarvela con poco. Se il piatto vi conquista però potreste ordinare un altro.

3. Ordinate sboroneggiando la carne al josper, precisamente Reale di manzo: 22 euro.
Groupismo ordinato e consapevole. Sfoggiate conoscenza acquisite su Wikipedia poche ore prima sulla cottura josper. Commentate con dovizia la materia prima.

4. Ordinate sia gli spaghetti alici, cipollotto, lime e caffè che lo stinco di vitello: 37 euro.
Groupismo etico e circostanziale. Non giudicate la nuova creatura di Cracco senza assaggiare due pietanze. Siete felici ma ostentate un tono severo quando asserite che “l’uso del caffè sta diventando ridondante”.

5. Ordinate primo, secondo e dolce – Omelette con baccalà, piselli e gruè di cacao, pancetta di maiale e la torta del giorno: 46 euro.
Groupismo virtuoso, completista e affamato. Assaggiate tutto e non disdegnate commenti caustici, anche se interiormente vi sentite al centro della scena gastronomica. Siete profondamente delusi dal non aver visto Cracco nel ristorante, ma anche rasserenati dalla cosa. D’altronde se fosse passato non vi avrebbe degnato di uno sguardo e il vostro appeal al tavolo sarebbe precipitato.

Che abbiate speso 15, 30 o 46 euro, prima di passare alla cassa probabilmente avete buttato giù un paio di cocktail, consapevoli che nel nuovo mondo foodie rivestono un’importanza sempre più centrale. Vi dirigete alla casa consapevoli di cosa significhi cucina low cost a Milano, immaginandovi il cugino salentino che ride grassamente di voi, delle vostre foto e del vostro mondo.

Ecco, questo è il momento in cui ognuno di noi deve dichiarare il proprio livello di dipendenza da Cracco: quanto siete disposti a spendere per La segheria di Carlo e Camilla?

[Crediti | Link: Dissapore, Instagram/Niccolò Vecchia]