di Prisca Sacchetti 18 Marzo 2014
tripadvisor logo

Siamo con ogni probabilità troppo smaliziati per farcela. A credere che le recensioni di TripAdvisor siano tutte vere. Pregiudizi? Decidete voi, i fatti sono noti: recensioni positive promesse se la cena è gratis (con tanto di video), addirittura offerte da agenzie specializzate, o appaltate a terzi per screditare i ristoranti concorrenti.

Ora la Fipe (che sarebbe l’associazione di categoria dei ristoratori, ma se lo fosse davvero non avrebbe permesso a TripAdvisor di fare impunemente scempio dei suoi associati) tenta di rimediare –udite udite– alleandosi con Tripadvisor.

Ne parlava ieri Repubblica usando un titolo ironico: “La santa alleanza chef-Tripadvisor” e chiedendo un’opinione a Fabio Picchi, cuoco della galassia di locali che a Firenze girano intorno al Cibreo, secondo cui le recensioni assembleari di TripAdvisor sono degne solo di una grande risata.

Diversi i dati riportati da Repubblica, secondo cui il profilo Tripadvisor di un ristoratore può incidere fino al 30% del fatturato (mah!).

L'amaca - Michele Serra

Sempre dalle pagine di Repubblica oggi interviene sulla questione persino l’amacato Michele Serra.

Ma in cosa consiste questo patto col diavolo che Fipe vorrebbe stringere? TripAdvisor, che s’impegna a insegnare ai ristoratori “come si usa il mezzo Internet”, manderà un suo uomo a “verificare l’integrità dei contenuti online”.

In che modo non è stato specificato:
Assaggeranno i piatti per dare un giudizio?
Controlleranno i menù?
Ispezioneranno le cucine?

Siccome la cosa non è chiara e già nascono i primi battibecchi sulla privacy (i ristoratori vogliono obbligare gli utenti a identificarsi e a caricare una foto dello scontrino come prova inconfutabile, ma TripAdvisor non ci sente), abbiamo rivolto qualche domanda a Aldo Cusano, vicepresidente Fipe, cercando il più possibile di metterlo in difficoltà.

Tripadvisor: amico o nemico?
Una risorsa insuperabile per i ristoratori. Che però, in passato, è stata usata in modo distorto.

Chiarisca il modo «distorto».
Recensioni fatte con il copiaeincolla. Altre che contengono dettagli falsi. Altre ancora fatte contemporaneamente dalla stessa matrice. Mail di agenzie che propongono di alzarti la «reputazione» sul forum in cambio di soldi.

Nonostante questo credete ancora in Tripadvisor?
I ristoratori non possono farne a meno. È un mezzo imprescindibile per farsi conoscere.

In cosa consisterà esattamente l’alleanza?
Chiariamo che stiamo parlando di un progetto che per ora è in fase sperimentale. L’idea è nata già nel 2012, è cresciuta attraverso una serie di incontri e speriamo si concretizzi presto.

Ecco, e quando si concretizzerà come sarà?
Una rete capillare di responsabili che controlla la veridicità delle recensioni. Addetti città per città, o provincia per provincia, che verificano che Tripadvisor sia uno strumento attendibile. Ma lo sforzo di miglioramento non sarà a senso unico.

Gli chef stanno meglio ai fornelli che dietro allo schermo del pc: sa che la metà di loro non usa il computer? E invece Internet è un mezzo indispensabile per promuoversi. Insegneremo loro a gestirlo come si deve. Insomma, un rapporto stretto tra chef e Tripadvisor, un percorso condiviso insieme.

La «santa alleanza» per ora riguarda solo la Toscana?
La «rivolta degli chef» è partita da lì, ed è una regione «calda» per l’alto afflusso di turisti.

Però non vi trovate d’accordo sul punto privacy …
Eh no. Noi vogliamo convincerli a responsabilizzare gli utenti, rendendoli rintracciabili, ma per loro la privacy è intoccabile. Ma non ci scoraggiamo, e continueremo a dare battaglia. Abbiamo già ottenuto molto, possiamo ottenere ancora di più.

Allora, che ve ne pare? Può esistere qualcosa di peggio dell’alleanza tra ristoranti e TripAdvisor o siamo noi che vediamo sempre il bicchiere mezzo vuoto?

[Crediti | Dissapore, Repubblica