di Cinzia Alfè 25 Novembre 2016
barista

Il piacere di prendere un caffè nei bar italiani costa la modica cifra di 90 centesimi. Solo a Lisbona è venduto a un prezzo inferiore: nella capitale portoghese, infatti, la tazzina di caffè si può avere a soli 70 centesimi, ma anche in Thailandia, a Bangkok, il prezzo è più che onesto: solo 1,03 euro.

Non è così per altri Paesi: in Norvegia infatti –tra i maggiori consumatori di caffè al mondo, come tutti i Paesi nordici– il prezzo di una tazzina è di ben 4,5 euro, in Australia 3,19 e a Tokyo 3,2 euro.

Ma è da noi che il caffè trova la sua celebrazione: ben il 97% degli italiani infatti non rinuncia alla tazzina giornaliera, secondo i dati di Confcommercio Milano, e non sono pochi quelli che arrivano a sorseggiarne anche 4 al giorno.

Un mondo, quello del caffè, che in Italia dà lavoro a quasi 9.500 persone, occupate in 2.900 imprese, e che nel solo 2015 ha comportato un fatturato di 3,3 miliardi di euro di cui 1,2 derivanti dalle esportazioni.

Eppure, nonostante ciò, per qualcuno la popolare tazzina si avvicina molto più a un incubo che non a un piacere.

Quel “qualcuno” è il barista.

Che si trova a combattere ogni giorno con numerose pretese: caffè lungo, corto, macchiato caldo, macchiato freddo, ristretto  e molte altre. Ma le mode applicate alla tazzina sono ormai così tante da costringere i poveri baristi alla quaotidiana litania di richieste assurde, sempre più somiglianti a delle vere e proprie perversioni.

Noi ne  abbiamo elencate alcune.

E se vi riconoscete, fate un  esame di coscienza e chiedetevi quando avete abbandonato la cara, vecchia tazzina per dedicarvi ad aggiunte bizzarre e richieste come minimo “estrose”.

Lungo o ristretto

caffè lungo e corto

Siamo ancora nell’ortodossia. Anche se per i duri e puri il ristretto non è mai abbastanza ristretto, mentre il caffè lungo sarà passibile di misurazioni infinite. Mai contenti, mai. Qualcuno,  un giorno, ha domandato “una pillola di caffè” (?). Era il ristretto del ristretto.

Macchiato, perfino “molto macchiato”

caffe macchiato

Macchiato caldo e macchiato freddo: una differenza di sostanza. Le papille raffinate dell’italiano colgono subito la lieve variazione di temperatura causata dalla goccia di latte aggiunto. Ma sarei curiosa di conoscere a quale unità di misura corrisponde il “molto macchiato”. Mumble mumble. C’è chi indica il livello con l’indice sulla tazza. E’ sempre un bel vedere.

Corretto e corretto moderno

caffè latte

L’alito dei bevitori di caffè corretto lo riconosci da lontano. Forse riconosci anche l’alcol, che prima era generico: sambuca, rum, grappa, bandy, mistrà, ma poi si è iniziato a distinguere. E da lì, è iniziata la rovina: milioni, miliardi di correzioni assurde hanno cominciato a turbare i sonni del povero barista: al ginseng, alla panna, alla nocciola, all’aloe e persino con la Nutella in fondo alla tazzina. Per non parlare di americani, orzi, decaffeinati, con latte di soia e mocaccini.

Latte (la grande zuffa)

latte art

Finiti i tempi in cui il latte era latte e poche storie. Ora le puzzette sotto il naso, le intolleranze,e anche le nostre manie esigono latte di soia, di avena, di riso, di capra o di asina. Non sia mai che per inquinare il nostro caffè ci si abbassi a chiedere semplicemente del latte. Il mio barista obbedisce, silente. Ma quando un tizio gli ha chiesto la “latte art”, insomma, il cappuccino decorato, ho pensano stesse per cedere all’impulso di tirarglielo dietro,  quel cappuccino.

Acqua sì, acqua no

caffè e bicchiere d'acqua

Anche riguardo all’acqua la vena psicolabile da consumatori mai contenti che  tutti noi  ormai possediamo,     diventa palese. Se il barista serve il bicchierino di acqua minerale dopo il caffè verrà subito redarguito: l’acqua va bevuta prima,  per preparare la bocca. Ma se lo serve prima,  i clienti tutti  gli ricorderanno, come un sol uomo, che l’acqua va bevuta dopo, per sciacquarsi la bocca. Il barista resiste, rassegnato.

La tazza (derive radical -chic)

caffè al vetro

Scatta l’appello per tutti i consumatori di caffè con vista (tazzina di vetro) e caffè che sguazza (tazza grande). Perché è meglio, perché lo preferite così? C’è pure chi lo vuole d’orzo in tazza piccola, chi in tazza grande corretto latte d’asina, chi d’orzo macchiato freddo in tazza media, chi al ginseng in tazza grande e riscaldata, chi in tazza fredda, ma grande e macchiato caldo e chi in tazza grande, corretto aloe. Roba da manuale di psicologia applicata.

E quando chi scrive, proprio l’altro giorno a colazione, ha sentito rivolgersi al barista di turno con un semplice e secco: “caffè, grazie”, ha avuto un sincero moto di stima verso l’insolito cliente.

Peccato che lo stesso abbia subito aggiunto: “ah, e anche un bicchierino d’acqua minerale. Gasata, grazie”.

No, non c’è dubbio: la vecchia tazzina è morta. E al suo posto è nato il caffè-gourmet. Purtroppo.

commenti (27)

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  1. Ehm … aldilà dei posti a “50 cent” (che si pubblicizzano così) e qualche torrefazione, il caffè a milano costa 1 €. Se non 1,10, o addirittura in fiera rho 1,20 cent.
    E dove mai ti danno l’acqua gratis in un bar milanese ? io la trovo solo da Bologna in giù. A milano l’acqua costa, altrimenti quella del comune ti viene data piuttosto sprezzantemente. E comunque va chiesta .
    Evidentemente frequentiamo due milano diverse.

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Lorenzo, non so dirti di Milano. Io sono di Torino, e qui l’acqua è gratis, sempre (in un bicchierino mignon, certo: serve solo proprio per “sciacquarsi la bocca”)

    2. Avatar Mcop ha detto:

      A Piacenza nel bar dove vado io c’è sempre il bicchierino con acqua minerale servito prima della tazzina. Compreso nel prezzo.

  2. Avatar Orval87 ha detto:

    Il prezzo di Bangkok è onesto per un turista occidentale, ma rapportato alla paga di un operaio thailandese medio credo che costi più del caffè a 4,50 euro per un norvegese.

    1. Avatar Befembeker ha detto:

      Bangkok è una immensa metropoli e i suoi prezzi e i suoi abitanti sono ben allineati a quelle delle altre metropoli del globo, discorso diverso per il la Thailandia rurale fuori dalle rotte turistiche, ma quella è campagna, anzi un mondo a parte.
      Peraltro a Bangkok ho bevuto uno dei pochissimi espressi buoni extra Italia.

      🙂

  3. Avatar Megrez ha detto:

    A Salerno, il caffè costa tra i 70 e gli 80 centesimi, zona Centro.
    Acqua, ovviamente, gratis!

  4. Avatar Roberto ha detto:

    Io invece mi sono sempre domandato perchè sciacquarsi la bocca appena bevuto il caffè e annacquarne anche il gusto. C’è qualche spiegazione? Al nord non è abitudine tanto in voga.
    Roberto

    1. Avatar Befembeker ha detto:

      Si sciacqua PRIMA,
      si rimane con il gusto del caffè POI…

      😉

    2. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      E questa è una corrente di pensiero. Poi c’è l’altra..:-)

    3. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Roberto, a Torino invece si usa parecchio. Ciao e grazie. Ah, e il perché, in effetti, me lo sono spesso chiesto anche io..

    4. Avatar TittiCanarinoMannaro ha detto:

      In genere bevo prima (per pulirla) 3 dopo (per ripulirla) considerato che è una vita che non trovò più un caffè decente (prima bruciato ora acido. Ma che è?!). E taccio sul cappuccino: brodaglia
      Perciò capisco la nevrosi del barista per certe pippe assurde di richiesta caffè ma vorrei tanto trovare un caffè buono nella mia tazzina…
      ?

      Ps: roma, Napoli, provincia Salerno giù fino in sicilia

  5. Avatar andreaprp ha detto:

    molto vero il contenuto del divertente articolo
    io poi sono un rompi, americano deca

  6. Avatar Oco ha detto:

    A Bologna l’acqua nel bicchierino e’ offerta, del resto il caffe’ non costa 70 cent ma 1.10, a volte 1.20

  7. Avatar luca63 ha detto:

    La mia citta’ in fatto di caffe’,e non solo, e’ abbastanza particolare.Il caffe’ “al vetro”,come viene chiamato qui il caffe’ servito in un bicchierino,e’ talmente diffuso che alcuni bar lo servono direttamente cosi’ se non viene specificato altrimenti…
    Con un certo stupore da parte dei forestieri che capitano in tali bar.Una signora che abita in una citta’ distante appena qualche decina di km. “oso'” protestare , dicendo che riteneva implicito nella richiesta il fatto che le venisse servito nella tazzina.Dopo qualche grugnito scocciato,le fu versato lo stesso caffe’ dal “vetro” nella tazzina…
    Lascio immaginare cosa potrebbe accadere al malcapitato che chiedesse tazza grande macchiato tiepido con latte d’asina…

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Ahah, Luca. Cmq, se il caffè è un piacere, è giusto che ognuno lo pretenda nel recipiente che più gli aggrada, vetro o tazzina, no? 😉

    2. Avatar luca63 ha detto:

      Certo che si,Cinzia.
      Anche se non so se avrei il coraggio di spiegarlo all’energumeno del bar 🙂
      Un altro aneddoto della serie “Il cliente ha sempre ragione…”
      Cena di lavoro in un ristorante fiorentino celebre per la carne alla griglia .Una commensale,una compitissima e gentilissima dottoressa milanese,compitamente e gentilmente, chiese al cameriere una tagliata ben cotta.
      Come tutta risposta dal cameriere ,una perfetta faccia da schiaffi sotto un casco di riccioloni biondi da putto fiorentino rinascimentale,senza neanche alzare gli occhi dal taccuino “Un la si pole ,noi la harne la si fa’ aissangue”.
      Davanti agli occhi sbigottiti ed al balbettio stupito della dottoressa,il putto si degno’ di aggiungere a mo’ di chiarimento definitivo “L’e’ la politiha d’ì lohale”.
      Evidentemente ritenendo cosi’ chiusa la questione,giro’ sui tacchi avviandosi verso la cucina con la comanda della tagliata al sangue ..
      Inutile dire che l’orgogliosa rivendicazione della “politiha d’ì lohale”e’ diventata uno dei miei tormentoni preferiti.

    3. Avatar Orval87 ha detto:

      I toscani li conosco bene, ci sono andato per anni in ferie…una delle ultime volte un salumiere chiacchierone, come lo sono tutti da quelle parti, con la scusa “qui si fa hosì, paese che vai usanza che trovi” mi ha rifilato 400 grammi di prosciutto crudo locale anzichè i 100/150 chiesti, perchè “questo qui si deve tagliare a coltello”, fette alte mezzo dito quel maledetto 😀 altro che “cortadores professionisti” 😀
      E guai a chiedere le bistecche ben cotte! Ma su quello non ho problemi, anzi 🙂

    4. Avatar luca63 ha detto:

      @Orval
      Dato che quando si invecchia ci si perde in aneddoti ed aforismi,ecco un’ottima definizione del toscano data da un mio carissimo amico (siamo tutti e due toscani,lo dico prima che qualche mio conterraneo si offenda).
      “Il toscano ti frega con la sua parlata ,che generalmente risulta simpatica agli altri italiani.
      Praticamente e’ come un tenero conigliolino con le zanne di un cobra …”
      🙂
      E devo dire che specie nel settore agroalimentare ed enogastronomico,fatto salvo il fatto che effettivamente ci sono e si possono trovare ottimi prodotti,parlata e zanne vanno di pari passo …
      Una curiosita’ Orval,di che parti sei ?

    5. Avatar Orval87 ha detto:

      Luca, la definizione è azzeccata 😀
      Io sono bresciano 😉

  8. Avatar Gio2710 ha detto:

    Se moltiplichi le varianti del caffè, quelle del latte, della correzione, della tazza e del tipo di zucchero, ottieni un 50-60 varianti minimo. Poi chiedere in qualche bar un deca lungo, macchiato caldo, con latte di soia, in tazza grande e fruttosio, richiede un certo sprezzo del pericolo…

  9. Avatar Dani ha detto:

    Io lo faccio pagare 0.80 bicchierino di acqua compreso e mi dicono essere il più buono in zona. La richiesta che detesto? “schiumato”

  10. Avatar Marco ha detto:

    Cinzia, dato che sei di Torino (anche mia moglie lo è), mi piacerebbe leggere un bel post sul “marocco” e sull’impossibilità di riuscire a berne uno fatto a regola d’arte (anche a Torino)…