di Elena Mancioppi 9 Ottobre 2016
fol popcorn

Nobilitare il triviale popcorn? Ci ha pensato “FOL”, il primo negozio di popcorn gourmet, nella centralissima via Maria Vittoria, a Torino.

Nato in uno slancio di sana avventatezza — “fol” in dialetto piemontese significa, appunto, “folle” —  è il frutto della mente di Fabio Fontana, Alberto Buniato, Alessandro Lapadula e Fabio Costa.

Un’amicizia sbocciata tra i banchi del Politecnico di Torino che ha portato i magnifici 4 a tuffarsi, anima e corpo, in questo progetto, nonostante un’attività lavorativa in altri settori che ognuno continua, stavolta con accortezza, a mantenere.

Inaugurato nel novembre del 2014, conta oggi altre 6 filiali (a Madrid, Amsterdam, Bucarest, Limassol, Barcellona e a Roma) e 2 prossime aperture: una a Firenze e una in Messico.

Quest’ultimo, gestito da Gabriel Cristerna, sarà l’unico negozio a preparare i prodotti sul posto, anziché rifornirsi, così come avviene per tutti gli altri punti vendita sparsi in Europa, dal laboratorio di Torino.

fol, popcorn

fol, popcorn

fol popcorn

Una salda volontà di mantenere segrete le preziose ricette ideate da Simone Lapadula, fratello di uno dei fondatori il quale, in un viaggio a Dallas (Texas), ha carpito tutti i trucchi del mestiere.

Un gemellaggio Italia-USA declinato in un’inedita concezione dello street food che fa della commistione la propria forza.

Ma voi, scettici, dimenticatevi di quei recipienti plastificati comprati in fretta e furia per l’imminente inizio del film. Quelli ricolmi di chicchi di mais scoppiettati alla bene e meglio, fatti rinvenire da una litrata di burro fuso.

Quelli il cui fondale è costituito da due dita di chicchi inesplosi — fatale insidia per i molari e i premolari — e da una vera e propria salina che, spiluccato anche l’ultimo popcorn, la bocca è talmente irritata da sembrare quella di Joker.

Da “FOL” le cose si fanno a modo.

Chicchi di mais della tipologia “Mushroom” per la linea Gourmet, realizzata interamente nel FOL Lab di Torino; varietà Butterfly, invece, per la serie “Popped”, preparata nello stesso punto vendita, sotto agli occhi dei clienti, con i pocorn precedentemente marinati.

Neanche l’ombra di OGM e grassi ambigui, perché i popcorn vengono fatti scoppiare ad aria, grazie a macchinari fatti arrivare direttamente dagli States, la patria — prima e indiscussa — del mais.

La scelta è ampia e interessante, acquistabile in tre differenti taglie: “Large” (5 euro), “Medium” (4 euro) e “Cono” (2 euro).

Ci sono le varianti dolci: al caramello, al cioccolato fondente, caramellati all’arancia e ricoperti di cioccolato fondente, al cappuccino, al caramello con gocce di cioccolato bianco e fondente.

Più stravaganti quelle salate: al formaggio, al peperoncino, all’origano e pomodoro, al rosmarino, al timo e pinoli, alla ‘Nduja, all’aglio, olio e peperoncino e alla cipolla.

Sono disponibili, poi, due gusti borderline che giocano sul contrasto dolce/salato: “Classic FOL“, popcorn scoppiati nell’olio a cui vengono aggiunti sia sale che zucchero, e “Bianca Follia“, popcorn ricoperti di cioccolato bianco con piccoli pretzel.

Per gli irriducibili festaioli anche al gusto Mojito o, nell’ultimo periodo, anche all’amatriciana, a sostegno della popolazione colpita lo scorso 24 agosto dal tragico sisma.

Tutti, però, sono accomunati da materie prime locali o italiane e sempre di prima qualità.

Il sito internet ufficiale è consultabile in 5 lingue diverse: la lampante manifestazione del successo raggiunto da una piccola realtà, nata e cresciuta grazie alle quote versate da amici e parenti (23 i soci, due dei quali si occupano quotidianamente del locale).

Un investimento iniziale di 200.000 euro a supporto della scalata sociale del popcorn.

Diventato, anch’esso, gourmet.

[Crediti | Link: La Stampa, Gazzettatorino, Dissapore, immagini: Foodretaildesign]