Cosa ci vuole dire l’estate 2026 dei gelati da bar

Badilate di pistacchio e operazioni nostalgia q.b, al punto da puntare su un marchio che non esiste più. Cosa ci dicono dell'estate che ci si prospetta i gelati confezionati per i bar.

Cosa ci vuole dire l’estate 2026 dei gelati da bar

Il gelato da bar nel 2026 si può descrivere con tre parole: pistacchio, collaborazione, nostalgia. E non è una semplificazione, perché  tutto quello che troverete nel freezer quest’estate è una combinazione degli stessi elementi in proporzioni variabili, il che rende lecito chiedersi se l’industria stia ancora innovando o abbia semplicemente trovato una formula redditizia da cui non intende scostarsi.

La risposta, come spesso accade, è entrambe le cose insieme.

Algida ha cambiato padrone

Vale la pena partire da una cosa che in molti non sanno: Algida non è più di Unilever. Dal luglio 2025 fa capo a The Magnum Ice Cream Company, entità separata nata dallo scorporo del ramo frozen, e anche se sulle confezioni non cambierà nulla è una trasformazione che dice qualcosa su dove si sta muovendo il mercato globale del gelato industriale.

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Quanto alle proposte 2026, l’assortimento è dominato dalle licenze: arriva l’Haribo Push-Up con gli orsetti gommosi, il Minecraft Ice Cream con rice crispies blu ispirati al videogioco, il Volcanix con cuore al caramello salato, il ritorno del Twister nei gusti lampone, pesca e arancia, e il Remix Cookie, un sandwich con “mix di consistenze” che nella comunicazione aziendale suona sempre meglio di come poi si presenta tra le mani.

La proposta più ambiziosa resta il Cornetto Max, che punta tutto sulla stratificazione: granella di nocciola caramellata in superficie, copertura croccante, salsa alla nocciola salata, gelato bigusto, cialda e punta al cacao. Cinque componenti per uno cono, che è molto anche per chi non sta contando.

La variante 2026 è al pistacchio, naturalmente, e fa il suo ingresso anche il Magnum Pistacchio & Cioccolato, perché nessuno nel settore può permettersi di ignorare quel gusto senza sembrare fuori dal tempo. Il Minecraft con i rice crispies blu è invece chiaramente pensato per chi ha meno di quattordici anni o li frequenta assiduamente: non è una critica, è una scelta di campo che almeno ha il merito di essere onesta.

Sammontana e l’operazione nostalgia

Sammontana ha intuito qualcosa che gli altri stanno ancora cercando di capire: il richiamo al passato funziona meglio quando incroci due banchi di memoria invece di uno solo, perché il risultato non è un semplice revival ma qualcosa di più difficile da replicare.

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La mossa più riuscita della stagione è la conferma della partnership con Plasmon: torna lo Stecco Gelatomerenda, già fenomeno virale del 2025, e debutta il Barattolino al Biscotto Plasmon in edizione limitata, con latte fresco italiano, biscotto Plasmon nella crema e granella in superficie. Il punto è che il Barattolino e il Biscotto Plasmon sono ricordi alimentari prima che referenze commerciali, e accostarli innesca un meccanismo affettivo che nessuna campagna pubblicitaria riesce ad acquistare a freddo (stando ai risultati della prima stagione, il meccanismo funziona).

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Sul resto del listino: nuovi Barattolini panna e caffè e panna e fragola, il Cono Cinque Stelle declinato in tre varianti incluso il pistacchio, la linea Gruvi che si arricchisce con le new entry Cocco Bello e Noce Pecan Avvincente, la Sorbettiera “È sempre festa” nei gusti torta di mele, meringata, crostata all’albicocca e Sacher, e la linea Amando (100% vegetale) con le Mini Stelle al caffè e latte di mandorle di Sicilia, perché il plant-based è ormai una sezione fissa in qualsiasi assortimento che abbia ancora qualcosa da dire.

Una nota su Sansón, che molti cercano ancora nei congelatori come se il tempo si fosse fermato al 2008: il marchio è sparito nel 2012, dopo che Sammontana l’aveva rilevato da Barilla, e non ci sono aggiornamenti da riportare per la semplice ragione che il brand non esiste più.

Froneri: Maxibon, Motta e l’intesa con Biscoff

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Froneri, che gestisce Maxibon, Motta, Coppa del Nonno, Nuii e Häagen-Dazs, porta in questa stagione una svolta che non riguarda un singolo gusto ma un accordo strategico di quelli che ridisegnano gli scaffali. Da quest’anno infatti l’azienda produce e distribuisce il gelato Lotus Biscoff in Europa, e questo significa che il celebre biscotto speziato belga diventato fenomeno globale entra finalmente in una rete distributiva abbastanza capillare da renderlo davvero accessibile, anche nei freezer italiani.

Tra le referenze già confermate, il Maxibon Coconut Paradise è quella che fa più rumore: gelato al cocco racchiuso tra cialda ai cereali e copertura di cioccolato bianco con scagliette di cocco tostato, nella linea The Specials che ormai è diventata il laboratorio creativo del brand. A completare l’offerta il Cono Double Chocolate, guscio biscotto ripieno di gelato al cioccolato al latte con riccioli bianchi in superficie.

Tre cose che ci dice l’estate 2026 dei gelati industriali

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  1. Il pistacchio non è più una tendenza, è un’infrastruttura. Ogni marchio ne ha almeno uno in assortimento, nessuno ha il coraggio di toglierlo, e chiunque voglia lanciare qualcosa di “premium” lo usa come scorciatoia quasi automatica. A questo punto il pistacchio non segnala più sofisticazione, lo faceva già tre anni fa.
  2. Le collaborazioni sono diventate il vero prodotto. Algida con Haribo e Minecraft, Sammontana con Plasmon, Froneri con Lotus Biscoff: da soli, coni e stecchi non fanno più notizia, e il mercato lo ha capito prima dei consumatori. Serve sempre un’altra storia da portare in dote, preferibilmente una che attivi già una fanbase esistente.
  3. L’ingegneria del morso ha preso il sopravvento sulla pulizia. Cuori cremosi, coperture croccanti, granelle caramellate, variegature intense: l’intera comunicazione del settore attinge ormai al vocabolario della pasticceria d’autore, con il risultato che quando lo fanno tutti nello stesso modo e con le stesse parole, smette di essere un elemento di distinzione e diventa semplicemente il nuovo standard.

Il confezionato resta una delle poche categorie in cui l’industria riesce ancora a sorprendere, almeno sulla carta. Quest’estate scopriremo se le promesse reggono al caldo.