Ginevra: apre il primo fellatio cafè

Gli uomini felici lavorano meglio. Partendo da questo assunto Bradley Charvet di Facegirl, società di Ginevra impegnata nell’apertura di locali in Svizzera e Thailandia, ha iniziato a rimuginare l’idea del primo fellatio café europeo.

Sul modello di analoghe esperienze orientali, il locale aggiunge una dimensione nuova al mercato del sesso nella città che fu di Calvino, il riformatore protestante.

La formula è semplice e diretta: al “modico” prezzo di 60 franchi svizzeri (al cambio circa 55 euro) l’avventore del locale può ordinare il classico caffè e allo stesso tempo scegliere, attraverso stuzzicanti foto su tablet, la ragazza che svolgerà il servizio accessorio.

E’ previsto qualche piccolo amouse-bouche per rendere meno noiosa l’attesa dei clienti e un piccolo sovrapprezzo per l’aggiunta del late, mentre è vietata la vendita di alcolici. 

L’esperienza dovrebbe durare in tutto dai cinque ai dieci minuti, sarà possibile usufruire del locale dalle sei del mattino fino alle venti, l’ apertura è prevista entro la fine dell’anno.

Nonostante l’idea di un fellatio café possa sembrare stravagante e offensiva agli occhi dei più, in Svizzera, dove la prostituzione è legale, aprirne uno non è contro la legge, anche se le associazioni per i diritti delle donne hanno annunciato battaglia.

Al momento la faccenda fellatio café è al vaglio del Dipartimento dell’Economia chiamato a stabilire se il prezzo è adeguato al servizio offerto.

[Crediti | Link: The Local]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

28 Giugno 2016

commenti (16)

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  1. Anto' ha detto:

    É imbarazzante già il solo leggerne la notizia, figuriamoci il resto…
    Ovvio che i bazzicatori del locale, più che andarci per prendere il caffè ci vadano per il servizio accessorio, che di conseguenza diverrebbe quello principale, relegando al caffè il servizio secondario. Sarebbe più comodo chiamarlo casino e dire che nell’attesa si offre al cliente una tazzina di caffè. Certo, l’ambientazione del locale sarà lontana da quella degli antichi postriboli, ma piuttosto somigliante ad un normale ed accogliente caffè con gentilissimi e raffinati camerini di accoglienza. Nella sostanza però, cambia poco. Non è una questione di legalità, ma di moralità. É deludente che una società che ha cercato di elevare giustamente la dignità della donna, oltraggiata per secoli, possa ancora contemplare la possibilità che essa, seppur per propria scelta, ne declassifichi la dignità, offrendosi e spogliandosi dell’attuale condizione di elevazione morale, ad operatrice di piacere. A parte l’ambientazione e l’ospitalità dei luoghi, cosa cambia nei confronti della donna, rispetto a qualche migliaio di anni fa? Ipocrisia.

    1. cinicus ha detto:

      dalle ragazze pon pon alle ragazze pon pin

    1. Orval87 ha detto:

      Soddisfatti o rimborsati….se non ti piace il caffè ti rimborsano, così si può andare subito dopo a fare un giro al bordeIIo di fianco, coi soldi rimborsati 😀

  2. Steve ha detto:

    Praticamente quello che un discreto numero di bar del Canton Ticino esercita da anni e anni, ma senza il caffè compreso nel prezzo…

  3. E’ veramente uno schifo!!! Concordo con Anto’, secoli di lotte femministe a che pro? Ma posso dire che mi fanno schifo proprio le donne che accettano per miseri soldi questa umiltà, calpestando la dignità di tutte le altre? Ecco, dato che siamo, anzi, dovremmo essere, pari, perché non mettere maschi e donne a fare il servizietto, belle signorine e bei giovanotti, chissà che qualche viziatone non sceglierebbe il maschietto al posto della scontata donzella. Già così, forse, potrebbe andare di più eticamente.

    Penso proprio che la società ci stia portando di secoli indietro, che forse c’entri qualcosa la nuova Euro-Islam?

    1. Anto' ha detto:

      @Francesca Romana Ancona.
      Purtroppo il nemico pronto a calpestare la dignità dell’universo femminile, si trova proprio fra le donne.
      Se non ci fossero donne pronte a offrirsi come mezzo di piacere, non ci sarebbero situazioni di questo tipo.

    2. razmataz ha detto:

      francesca, sono d’accordo con te.
      personalmente non nutro alcuna stima nei confronti di chi si prostituisce per la birkin, le maldive e i pomeriggi nelle spa di lusso (direi che un discorso a parte meritano quelle povere donne, magari provenienti da paesi poveri, schiavizzate da gente senza scrupoli che le sfrutta. ma così ad occhio non esercitano nei fellatio café).
      detto questo, queste donne non degradano affatto me o te, al limite degradano se stesse e se non si sentono degradate buon per loro, cosa devo dire.
      anto’ penso che queste operatrici non siano affatto obbligate ma anzi pienamente coscienti di quello che stanno facendo. quindi non tirerei dentro tutta la società ma al massimo i loro genitori che non hanno insegnato loro dei valori un po’ più consistenti del ‘per soldi faccio qualsiasi cosa’ pure andare a letto con vecchi bavosi che manco sanno come mi chiamo

    3. Anto' ha detto:

      @razmataz. Certo, le donne in questione non sono obbligate ed operano per propria scelta, l’ho anche precisato. Ciò però non toglie che la dignità morale nei confronti delle donne tutte, venga offesa, dal momento che vi è una classe di donne che propone ancora oggi l’Essere femminile l’oggetto del piacere, e se mi permetti il termine, del sollazzo.
      La società, in questo caso, ha la colpa di contemplare questa cosa, rendendola legittima. Accettare il fatto che la donna possa incarnare riduttivamente il mezzo di sfogo dei propri istinti, non lo trovo un fatto di elevata civiltà.
      Nulla può insegnare un genitore, se il sistema civico accetta tale possibilità che farà parte di una cultura generale, il cui rispetto per la donna è solo uno stato formale, pronto ad essere abrogato da alcune menti maschili, nel momento in cui una donna si offre per mestiere.

  4. Giovanni ha detto:

    Un caffellatio non l’ha ancora detto nessuno? Ohibò.

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