Hiromi cake, prima pasticceria giapponese a Roma: cosa c’è e quanto costa

Hiromi Cake, prima pasticceria giapponese di Roma, ha aperto da pochi giorni nel quartiere Prati.

Può darsi che la nostra non sia la voce più attendibile nel descrivere le meraviglie dello stile nipponico, visto l’ironico post scritto tempo fa dall’editor Sara Porro.

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In quel caso, i dorayaki, forse i dolci giapponesi più conosciuti all’estero, venivano descritti così: “una sorta di doppia frittella, un incrocio incestuoso tra pancake e pan di Spagna…”.

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Va detto però che i dolci confezionati nella pasticceria romana di ambientazione izakaya (“negozio di sakè dove ci si siede”) dalla pastry chef Hiromi e dalle tre collaboratrici che formano un laboratorio tutto al femminile, sono belli e invitanti, a volte irresistibili.

“Precisione, leggerezza e bellezza cristallizzate in piccole opere nate per accompagnare la tradizionale cerimonia del tè”, ha scritto James Magazine.

Le regole di Hiromi sono quelle dei wagashi (dolci) più noti nel suo Paese: dolci a base di farina di riso, fagioli rossi azuki, patate dolci, preparati utilizzando sesamo, soia, amido di kuzu o agar-agar per addensare e, soprattutto, con un uso contenuto dello zucchero.

Presenti ovviamente i dorayaki, eleganti pancake farciti di anko, una sorta di marmellata ricavata dai fagioli rossi, gli azuki, e i mochi, pepite di riso bollito che, se guarnite, prendono il nome di daifuku: farcitura più frequente una pasta di fagioli rossi.

Nel piccolo banco trasparente della pasticceria fanno bella mostra anche i Fuji san, remake del Montblanc francese con tortino ripieno di azuki, fagioli bianchi e matcha, e i Kurò, una specie di mousse al cioccolato fondente.

Oltre alle monoporzioni, che costano da 2,80 a 4,80 € a pezzo, Hiromi Cake è specializzato nella preparazione di torte e nella cerimonia light del té, qualunque cosa significhi. È possibile bere caffè bio 100% Arabica o cappuccini matcha nella versione in bicchiere da asporto.

[Crediti | James Magazine]

Avatar Anna Silveri

2 Gennaio 2019

commenti (8)

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  1. Avatar Orval87 ha detto:

    Non conosco molto della pasticceria giapponese, che penso comunque sia abbastanza scarna se confrontata con quella francese, italiana, ecc. ma effettivamente questa è una proposta che qui mancava.
    Infatti l’offerta media dei ristoranti giapponesi è a dir pco triste.

  2. Avatar Andrea ha detto:

    Pasticceria giapponese è un ossimoro. Vi prego, fate un pezzo anche quando chiuderà.

    1. Avatar Lucrezia ha detto:

      Davvero, sono dolci-non-dolci, l’uso dello zucchero et similia è limitatissimo (che pasticceria è, se non è dolce?), quindi perchè mangiarli quando abbiamo qui in Europa la più grande e favolosa varietà di alta pasticceria? I dorayaki fanno orrore, li ho mangiati in un posto jappo doc qui a Milano e sono una mappazza insapore. L’Europa ne può fare a meno.

    2. Avatar Stefano ha detto:

      Lucrezia, i dorayaki nel 99% dei ristoranti jappo sono confezionati, e quelli non sono buoni nemmeno in giappone, però quelli freschi appena piastrati sono buoni, alla fine sono dei pancake, con invece dello sciroppo d’acero, una marmellata di azuki, diciamo simile a quella di marroni come consistenza e dolcezza, anche i taiyaki (quelle specie di waffle molto fini a forma di pesce) sono buoni mangiati sul posto alla classica bancarella, poi concordo che in italia non abbiamo bisogno dei dolci di altre nazioni, però è qualcosa di diverso e che manca. E sopratutto non ci mancheranno i dango o i daifuku che trovo terribili per la consistenza… Sul fatto che l’uso dello zucchero sia limitato è un vantaggio, non è che lo zucchero sia così salutare…

  3. Avatar enrico ha detto:

    Ma sono io o l’indirizzo non l’avete indicato ?
    Perché se è così non sarebbe male aggiungerlo.

    1. Avatar TittiCanarinoMannaro ha detto:

      Via Fabio Massimo 31

  4. Avatar Grazia ha detto:

    Quell’anello ha una carica batterica superiore a quella di un cestino della spazzatura (sapete quanti germi e batteri proliferano nei gioielli lavorati?). I guanti no? Poi non data solo la colpa ai cinesi se vi fa male il pancino.

  5. Avatar Ando ha detto:

    Il Giappone ha moltissimi dolci tipici, che saranno anche scarni di zucchero per alcuni, ma direi come tutti i dolci tradizionali in Italia e in Francia.
    Per pasticceria giapponese, però, si intende proprio “patisserie giapponese”, ovvero la pasticceria perlopiù francese (ma anche italiana, spagnola e portoghese) nella versione in cui si è standardizzata in giappone negli ultimi 150 anni, utilizzando ingredienti anche nipponici (te verde, fagioli azuki e così via) e portata ad altissimi livelli di esecuzione. Non conosco il menu di Hiromi ma promette bene.