Come tutti i salti quantici nelle abitudini quotidiane, dovremmo aspettare un po’ prima di capire davvero come l’intelligenza artificiale cambierà le nostre vite. Al momento, siamo in quella fase in cui vale tutto. Anche l’idea, sempre più diffusa, che le intelligenze artificiali penseranno per noi, alleggerendoci tutta una serie di piccole noie quotidiane.
Prendiamo un ambito a caso: le recensioni online. Quale idea migliore che dare in pasto un centinaio di recensioni online sullo stesso locale all’IA e chiederle di farne una sintesi? Incamerare molti dati e riassumerli per noi è una delle qualità peculiari di queste super-macchine generative. Il problema è proprio che sono “generative”, cioè che non si limitano a leggere e riassumere, ma interpretano. Solo che, se non sono ben addestrate, fanno il lavoro che farebbe una macchina (o qualche umano pigro), cioè prendono per buono quello che dice la maggioranza e non considerano quegli utenti che, per esempio, hanno citato in giudizio una catena alberghiera perché sostengono di essersi ammalati a causa di scarsi standard igienici e gravi carenze nella sicurezza alimentare. È una storia vera, accaduta su TripAdvisor, perchè la piattaforma sta testando un sistema di intelligenza artificiale di riassunti delle recensioni, per ora solo per gli alberghi, per indirizzare gli utenti.
Secondo un’indagine dell’organizzazione per la tutela dei consumatori Which?, i riassunti generati dall’IA hanno minimizzato gravi lamentele, che andavano dall’odore di muffa alla mancanza di acqua corrente. Il portavoce di TripAdvisor ha dichiarato al Guardian di monitorare e perfezionare costantemente il proprio strumento di intelligenza artificiale e di stare “esaminando gli esempi in cui le recensioni non corrispondevano alla struttura prevista”. Ha però aggiunto di essere “fiducioso che queste funzionalità stiano facendo esattamente ciò per cui sono state progettate: aiutare i viaggiatori a comprendere rapidamente l’insieme dei feedback, rendendo al tempo stesso semplice consultare integralmente le recensioni originali”.
Il sistema, comunque, al momento è usato solo in Inghilterra e negli Stati Uniti per strutture che hanno più di 100 recensioni.
Riassumere le recensioni con l’IA è già possibile

Noi della redazione di Dissapore abbiamo fatto un test con Gemini. Le abbiamo chiesto: “Quali sono le migliori gelaterie d’Italia?”. Gemini ha fatto quello che sa fare, cioè ha googlato (ricordiamo che Gemini è di Google, dunque è uno degli strumenti migliori per fare ricerca su Google). Poi ha interpretato i risultati, capendo che in Italia ci sono due classifiche importanti per le gelaterie: quella del Gambero Rosso, in particolare le gelaterie che hanno ricevuto i Tre Coni, e la nostra di Dissapore.
Segue un elenco di tre nomi molto noti (Ciacco, Otaleg e Brunelli), presenti ovviamente in entrambe le classifiche, ma è davvero difficile dire come mai solo questi tre. Se andiamo ancora più nello specifico, gli errori si moltiplicano: ad esempio, quando ci vuole dire qual è la miglior gelateria di Milano, cita solo Terra Gelato, che è presente in una sola delle due classifiche. E poi segnala in modo randomico e abbastanza lacunoso il Sud Italia, presente solo con la gelateria Santo Musmeci; completamente assenti Puglia, Sardegna e Campania.
Ora, se il fine che cerchiamo è fare meno fatica e avere tutto e subito, mettiamocela via: non ci siamo ancora arrivati. I risultati sono organizzati in modo indecifrabile e non è improbabile che domani, proprio per via del carattere generativo dell’intelligenza artificiale, le risposte che arriverebbero alla stessa domanda sarebbero diverse.
Da un punto di vista intellettuale, poi, leggere l’opinione di un esperto o di un cliente permette una serie di cose che potrebbe essere un peccato perdere. Riconoscere una trollata, giudicare senza ritegno i recensori, farsi due risate per gli eccessi di frustrazione che vengono sfogati nei commenti, ma anche apprezzare un’opinione contestualizzata, un po’ tecnica, che può aggiungere qualcosa non solo a quello che sappiamo di quella gelateria, ma a quello che sappiamo in generale. Internet, ai suoi tempi d’oro, era nata per questo.
