di Massimo Bernardi 15 Aprile 2019

Non è una leggenda, agli inglesi il tè piace davvero. Sul fatto invece che lo bevano alle cinque del pomeriggio avrei qualcosa da ridire. Non perché non sia vero, il punto è che ogni momento della giornata è buono. A colazione, a fine pasto, oppure a ogni ora del giorno, take-away, in enormi tazze di cartone.

Di conseguenza, sale da tè ce n’è quante volete a Londra. Se pensate che siano soltanto stanze di lussuosi hotel per signore altolocate e attempate vi sbagliate di grosso. Ci sono i piccoli cafè, posti improbabili che regalano molte soddisfazioni. Ce n’è uno in particolare nella centrale Great Suffolk Street, affollato e famoso, che si chiama Terry’s Cafè.

Aperto nel 1982, è stato ristrutturato dal figlio dell’originale Terry, che ha incorniciato e riempito ogni centimetro delle pareti con la collezione di foto del padre sulla Londra post-bellica, molto condivisa su Instagram, rifiutando categoricamente di rinunciare all imponente e antiquato samowar in favore di un bollitore da tè più moderno e contenuto, nonostante lo spazio ridotto del locale. Mentre all’esterno, un carretto in legno vintage serve i clienti che si mettono in fila per il tè, specie nel fine settimana.

Terry’s non è una reliquia, ma un diamante grezzo in una zona satura di catene e locali fotocopia uno dell’altro. Un caffè retrò che, diversamente da tanti altri soffocati dagli affitti impossibili di Londra, non si limita a sopravvivere: Terry’s prospera.

Merito delle porzioni enormi a cominciare dalla colazione, all’inglese pure quella: uova, pancetta, salsiccia Cumberland, fagioli e funghi. Tutto genuino e ben cucinato, come confermano i tassisti della città, che insieme ai tanti impiegati affollano il locale.

Londra cambia, si evolve a ritmo frenetico, da un anno all’altro si rischia di non trovare più i posti che ci piacciono.

Terry’s Cafè no: i sandwich e i toast, i dolci e la English Breakfast, ovviamente i 4 tè da 2 sterline a tazza saranno al loro posto anche l’anno prossimo.