di Chiara Cavalleris 19 Aprile 2017
McDonald's, easyorder, servizio al tavolo

Dopo 62 anni di onorato servizio, dalle parti di Ronald McDonald sono impegnati nella faticosa opera di sfoltire le file alle casse. Il pagliaccio con le scarpe antinfortunistiche come un novello vigile urbano? Esatto, ma tanto lui sorride sempre.

Non servono lauree in ingegneria gestionale per capire che l’obiettivo di Easyorder, il servizio al tavolo di McDonald’s completo di colonnine touch-screen che permettono la personalizzazione degli ordini da parte dei clienti, è risparmiare sui costi del personale.

Nel 2012, quando la novità arrivò nella Penisola, si diceva che in breve avrebbe raggiunto tutti i ristoranti europei della catena. Ma cinque anni più tardi, il servizio al tavolo è ancora una rarità, perfino nella sola Italia.

Nel caso vogliate cogliere l’opportunità, ammesso che vi capiti, trovate di seguito una breve guida con foto passo passo per capire come funziona Easyorder e, soprattutto, per capire se lo sforzo vale cinque minuti del nostro tempo.

La coda c’è lo stesso, maledizione; i clienti in fila si sono spostati dal bancone ai laptop, che se non decidete di premere per fare l’ordinazione vi bombardano di pubblicità con le novità del ristorante. In particolare con le patatine al cheddar, il piatto del momento.

Volendo sfruttare il servizio fino in fondo, dunque consumando al tavolo, premiamo su “vassoio”. L’alternativa è ritirare il cibo al bancone, nel sacchetto di carta.

Compare una barra a scorrimento verticale, che divide le proposte McDonald’s in categorie: Panini e menù, McCafè (nonché la caffetteria del Mc, quella con le ciambelle fluo), Bevande e dessert, Salvaeuro, Insalate e menù. Se volete premere la voce “Novità e promozioni”, che vi permette di interagire con la pubblicità, fatelo pure, ma sappiate che è una scelta gratuitamente autopunitiva.

Dopo esserci assicurati che il prezzo dell’hamburger sia bloccato a un euro e che nell’Happy Meal figurino ancora le carote lesse in bustina, facciamo la nostra scelta premendo “carni”, ovvero panini con la carne.

Scartiamo il leggendario Quarter Pounder Cheese e il senza glutine (grazie, davvero, è come se l’avessimo preso) per comporre un menu basato sul Gran Crispy McBacon: 5,20 euro di panino doppia carne (da allevamenti italiani eh, ci tengono a sottolinearlo) doppio formaggio, doppio bacon.

Ci viene chiesto se preferiamo la versione “Classic”, con patatine e bibita media, o quella che sarebbe considerata classica se fossimo negli States, cioè la variante grande. Ci vogliamo rovinare.

Non essendo al cospetto di personale in carne e ossa ci vengono chieste cose che alla cassa darebbero per scontate. Ovvero: se si ordina un menù grande, avremo le patatine classiche, a meno che non sia esplicitamente richiesta un’alternativa.

La macchina, invece, presenta tutte le opzioni, incluse le patatine Le Ricche, che sembrano aver sostituito le Vertigo, quelle a forma di spirale con tanto di buccia fritta.

Porc! Non abbiamo fatto in tempo a scegliere la bibita in abbinamento, che ovviamente sarà una Coca-Cola Zero. Nel frattempo il tasto “Personalizza” attira la nostra attenzione.

Eureka. Si apre un mondo.

Presente le modifiche che di solito spazientiscono gli sbrigativi inservienti di McDonald’s? Si fanno qui, il personale continuerà a odiarci, ma nessuno potrà sbuffarci in faccia.

Tentati, decidiamo di fare la prova del nove. Diciamolo, il servizio ha senso di esistere solo se permette l’ordine di un hamburger classico senza cetriolo. E’ la più celebre rivendicazione del consumatore medio da McDonald’s, ci mancherebbe altro. Ebbene, si può.

Poche chiacchiere, adesso vogliamo provare le nuove patatine. Quindi, vada per “Le Ricche” con salsa al Cheddar, in formato singolo, che ha anche la salsa cocktail come accompagnamento.

Mc Donald’s ci suggerisce di completare l’ordinazione con un caffè o un dolce. No, grazie.

Momento catartico: ci tocca pagare. Da questo laptop possiamo farlo solo impiegando carte di credito, con i contanti si paga solo alla cassa. E no, così il senso del servizio al tavolo va a farsi benedire.

Decidiamo di pagare come si deve sfoderando il bancomat.

Mentre l’ordine è in elaborazione ci viene chiesto di indicare il numero di segnaposto, impilato sopra gli altri a sinistra dello schermo.

Lo prendiamo, lo portiamo al tavolo che più ci ispira e paghiamo.

Tempo d’attesa: quattro-minuti-quattro, cronometrati al secondo.

La cameriera è sorridente, le patatine sono patate classiche con crema di formaggio maleodorante, mentre la salsa portata al tavolo non è quella che avevamo chiesto. Ketchup al posto della salsa “cocktail”.

Bene, cioè male: almeno sotto questo aspetto non è cambiato niente.

Sentenza.

Easyorder è un servizio facile da impiegare, promessa mantenuta. Non velocizza l’ordinazione al cliente, al massimo lo intrattiene. Semplifica invece la vita a McDonald’s, diminuisce i suoi costi.

Usarlo è stato anche divertente, ma la nostra era la prima (e probabilmente unica) volta.

E’ possibile che dopo, l’effetto si riveli meno piacevole, anzi, un po’ alienante.

Il rapporto umano ha ancora il suo fascino. Il touchscreen, quello funziona benissimo.