di Carlotta Girola 5 Novembre 2015
Backdoor, Milano

Prendete uno sgabuzzino delle scope. Non uno qualunque, però: prendi, chessò, 4 preziosissimi metri quadrati sui Navigli a Milano.

In uno spazio di 2 metri per 2 metteteci un bancone bar, tre sgabelli, una serie infinita di whisky: non ci si ballerà la break dance, ma ci sta tutto.

Ci stanno persino 3 persone, anzi 4 col barman (diciamo mixologist, prima che si offenda).

Si chiama Backdoor 43 ed è il bar più piccolo del mondo. E quando dico piccolo, credetemi.

Prima cosa da sapere: bisogna prenotare, mica che poi ci si ritrovi a fare a spintoni con la squadra di calcio che vuole entrare a turni di 10 minuti. Una volta prenotato il locale (ahem…) è tutto vostro per 2 ore.

E, considerata la stretta convivenza, conviene scegliere bene la compagnia, altrimenti rischia di essere un supplizio o potreste anche ritrovarvi gravide senza accorgervene (dai, si fa per scherzare).

Backdoor43, Milano

Da fuori sta tutto in una porta di legno e una vetrinetta degli orrori. Avvicinandomi con la solita curiosità della scimmia in vacanza, scorgo un raccapricciante particolare che mi si riproporrà nel sonno: in bella mostra, tra rhum e whisky c’è un piedino di maiale tatuato in formalina e altri oggetti cool-esoterici da far rabbrividire pure Bourbon Street a New Orleans.

A proposito di bourbon, è arrivata l’ora X e alle 19,30 scattano le mie due ore riservate. Mi avvicino alla porta anche se un cartello recita “Non aprite la porta per favore” (versione da educanda del monito di Faccia di cuoio).

Backdoor 43, Milano

SPOILER ALERT

Oltre il primo varco c’è uno sportello chiuso: da qui, nel week-end escono cocktails per i non prenotati che vogliono bere per strada. In pratica ordinate e non vedete nemmeno in faccia chi vi fa da bere. Busso, dal pertugio mi vengono passate delle chiavi e finalmente si apre la porta. Siamo in tre, l’ho già detto, ma forse non vi ho detto che mi accompagno con due uomaccioni molto alti. Temo l’accavallamento selvaggio da tappeto di Twister.

Mi compare in tutta la sua claustrofobica piccolezza il bar, e dietro il bancone ci accoglie un signore in maschera. L’inquietudine da V for Vendetta dura pochi secondi, il tempo di farci entrare e di richiudere la porta. Poi il barman si leva la maschera: lunghissimi attimi di imbarazzo. Avete presente quando entrate in un locale e vi fermate un attimo a studiare la situazione? (Chi c’è? Dove mi siedo? Cosa faccio?).

C’è poco da fare: in 24 secondi netti qui hai già visto tutto, non resta che imbroccare lo sgabellino.

Backdoor 43, Milano

Backdoor 43, MilanoPunto a favore: potete scegliere voi la musica, visto che c’è un iPod a disposizione, il che aiuta a sdrammatizzare un po’ di quell’imbarazzo di fondo che è rimasto. Tutto il (poco) spazio è alla vostra mercè: vi potete mettere dove vi pare (tipo attaccati al bancone, oppure nell’angolino a 30 cm dal bancone: non è che cambi molto ma le prospettive sono fondamentali, eh!).

Si puó intavolare una conversazione col barman, che è pure simpatico, oppure tentare di trasformare la questione in romanticheria, ma a me è parso un po’ difficile visto lo stato di cattività ristretta.

E’ anche vero che qui succedono cose in stile Beautiful, come anelli di diamanti nei bicchieri (ne accenna solo per un attimo il barman), ma poi si riabbottona perché smette i panni gossipari e rientra nel personaggio.

In tutto questo c’è persino un bagno (che a dirla tutta è più grande del bar), bottiglie ovunque e un gusto a metà strada tra l’horror e il retrò da speakeasy.

Backdoor43, Milano

Fino a qui tutto bene. Ma già vi sento a dire che è tutta una mossa di marketing, che “si vabbeh, ma perché ci dovrei andare?”. Il fatto non trascurabile è che qui si beve bene: la carta dei (pochi) cocktails cambia tutti i mesi, e non fate caso al fatto che la lista potrebbe essere uscita dalla stampante del Conte Dracula (c’è pure il sangue morlacco).

Certo, dovrete essere pronti ad assistere alla danza del mixologist in puro stile Antonio Albanese sommelier: giravolte, assaggini sul dorso della mano, volendo anche dettagliatissime spiegazioni. Addirittura, potrebbe avventurarsi in un’affumicatura dell’Old Fashioned (tanto per dire che qualcosa fuori carta c’è sempre, e che non è facilissimo scegliere qualcosa tra cocktail tutti sconosciuti).

Backdoor 43, Milano

Ma volete non perdonargli un po’ d’enfasi se poi i bicchieri “parlano da soli”? E parlano così tanto che vi ritroverete a biascicare in fretta, se non reggete l’alcol come un alpino. Non vi basteranno nemmeno i piattini “da aperitivo” che portano il logo Mag (il locale a fianco, sarà un indizio?)

PREZZI: Contando che sui Navigli uno Spritz anonimo lo pagate anche 8 euro, e tenendo conto che (anche se “riservata”) la sala non si paga, mi sembrano più che ragionevoli gli 11/12 euro per i cocktail curati, belli, buoni, e pure “spiegati”. Poi dipende da voi, o meglio da quanti giri volete/riuscite a fare in 2 ore.

CONSIGLIO: Perché non commettiate il mio stesso errore, magari voi non prenotate proprio alle 19,30, se non volete che a stomaco vuoto il caro Mister Vendetta vi seghi le gambe a suon di whisky.

[Crediti | Link: Immagini: Nicola Oldrini]

commenti (7)

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  1. Avatar Orval87 ha detto:

    La cosa della prenotazione obbligatoria secondo me rovina tutto.
    Bere un whisky, secondo me, è un qualcosa che non si programma, è il più classico liquore da meditazione ed è un qualcosa che si avverte nel momento in cui lo si vuole.
    Non come birra o vino, per i quali si può dire “amici, andiamo a farci una degustazione/bevuta?”…ma per il whisky non ce lo vedo (chiaramente questa cosa è soggettiva e vale per me).

  2. Avatar luca63 ha detto:

    Se il “mixologist”anziche’ “barman”lo chiami barista utilizzando la NOSTRA lingua che fa ,spara ?

  3. Avatar tuddu ha detto:

    Stessi proprietari del Mag e del 1930, che godono di così tante marchette che non stupisce più che ogni minchiata che realizzano viene presa per nuovo miracolo trendy.

  4. Avatar Msimone ha detto:

    Io nn conosco le norme sulla somministrazione a Milano ma a Torino non si potrebbe fare. Ci vuole il bagno per i clienti, lavelli, lavabicchieri, ripostiglio, spogliatoio. E il bancone deve avere almeno 5mq di area e 1,5 m di larghezza.

    1. Avatar Emmebi ha detto:

      Non solo a Torino, si vede che avranno aggirato in qualche modo

    2. Avatar Flavio Angiolillo ha detto:

      Buongiono Msimone..
      Mi presento, sono uno dei due proprietari del backdoor43.
      Non so come funziona nelle altre citta d’italia ma a Milano è impossibile aprire un bar senza bagno per disabili, dunque il backdoor43 ha un bagno andicappato senon il comune di Milano non avrebbe accetatto il progetto..
      I 4 m2 è lo spazio vivibile per i clienti.. E se un giorno verrete, vedrete che il bagno è piu grande dello spazio dedicato ai clienti..
      Il backdoor43 è un spazio nato per coccolare i clienti e in stesso tempo per rendere il cocktail take away un dicertimento..
      Nato per dare qualcosa di diverso/di nuovo a Milano..
      Per rispondere a Tuddu: è innevitabile che non potremo mai piacere a tutti dunque capisco il suo commento..
      Noi continueremo a lavorare divertendoci, mettendo qualità in quello che facciamo..

  5. Avatar Flavio Angiolillo ha detto:

    Buongiono Msimone..
    Mi presento, sono uno dei due proprietari del backdoor43.
    Non so come funziona nelle altre citta d’italia ma a Milano è impossibile aprire un bar senza bagno per disabili, dunque il backdoor43 ha un bagno andicappato senon il comune di Milano non avrebbe accetatto il progetto..
    I 4 m2 è lo spazio vivibile per i clienti.. E se un giorno verrete, vedrete che il bagno è piu grande dello spazio dedicato ai clienti..

    Il backdoor43 è un spazio nato per coccolare i clienti e in stesso tempo per rendere il cocktail take away un dicertimento..
    Nato per dare qualcosa di diverso/di nuovo a Milano..

    Per rispondere a Tuddu: è innevitabile che non potremo mai piacere a tutti dunque capisco il suo commento..

    Noi continueremo a lavorare divertendoci, mettendo qualità in quello che facciamo..