Pasticceria Lauri a Napoli: recensione di una sfogliatella Halal

Recensione della Pasticceria Lauri di Napoli, l'unica tradizionale napoletana (a quanto ci risulta) che realizza i dolci partenopei in versione halal.

Napoli, quartiere Vicaria, altrimenti detto Vasto: l’alta percentuale di immigrati musulmani è una realtà da 40 anni e la Pasticceria Lauri produce dolci napoletani in versione halal. La nostra recensione

Difficile descrivere la situazione al Vasto, quartiere di Napoli città, senza cadere in semplificazioni, giustificazioni. Però è necessario, perché qui – e non in altra parte – abbiamo trovato i dolci napoletani in versione halal, fatti dalla Pasticceria Lauri di Via Bologna.

“Boni, state bboni”: qua a Napoli hanno inventato la sfogliatella fritta, il konosfoglia, cioè un tappo di sfogliatella ripieno di gelato, e svariate sfogliatelle salate (ma della crisi della sfogliatella napoletana vi parlammo a suo tempo).

Quindi, non siate particolarmente ortodossi. Anzi, se lo siete in questo caso penso proprio voi abbiate sbagliato articolo.

Due parole sull’ halal: in arabo significa “lecito”. Halal è uno stile di vita e, nel caso alimentare, un cibo halal è idoneo al consumo secondo i dettami della religione musulmana: non si ricorre ad alcune tipologie di lavorazioni e/o all’utilizzo di certi ingredienti, come carne e derivati del maiale. Un po’ come il kosher per gli ebrei. Per maggiori spiegazioni, vi rimandiamo al sito ufficiale Halal Italia.

Il cibo italiano halal ha un mercato di 4 miliardi di euro; intere aziende predispongono reparti e linee di lavorazione per sopperire alla richiesta. E’ il mercato, babies, e tutto il sovranismo che ci circonda non fa granché bene al commercio, per inciso.

Pasticceria Lauri: dove si trovano i dolci napo-islamici

A ridosso del centro storico di Napoli esiste il quartiere Vicaria, altrimenti detto Vasto: un blocco compatto di stradine ed arterie relativamente giovane e noto alle cronache per la fortissima presenza di immigrati, lunga ormai quarant’anni. Le nazionalità più comuni in questo dedalo sono quella algerina, la magrebina e la senegalese. Decisamente diverso dal centro storico di Napoli dove, in pochissimi km quadrati, abbiamo praticamente un avamposto dello Sri Lanka, con una comunità che conta quasi 15mila persone, festival dedicati alla cultura srilankese nella centralissima Piazza Dante e take away e ristorantini etnici che meritano la visita.

Dicevamo, il Vasto è stata anche passerella politica, in quanto simbolo di “degrado”: vaglielo a spiegare che il problema è molto più radicato e profondo, viene dalla mancanza delle istituzioni in certi posti, prima che dalla presenza degli immigrati. Del Vasto ci si ricorda raramente, come un’ernia fastidiosa che di tanto in tanto s’infiamma, poi la nascondi. Cosa mica semplice, visto che Via Bologna, Via Torino, Via Firenze, sono le strade che un turista si ritrova appena uscito dalla stazione di Napoli.

Gianni Lauri: ma perché?

Dolci napoletani halal: impossibile trovarne, nella culla dello strutto? Ma anche no. La Pasticceria Lauri è un punto di riferimento per la comunità islamica del posto: la famiglia produce dolci della tradizione napoletana, però rispettando i dettami halal, più una batteria di dolci arabi tout court.

Ah, poi per chi non avesse esigenze particolari, c’è anche a disposizione tutta la batteria di dolci tradizionali senza variazioni di ingredienti, quindi: pastiere, babà, sfogliatelle con strutto e bagne alcoliche dove occorre, casatielli napoletani ripieni di salumi, e velleità pasticciere come torte in cake design, cupcake vari, macarons.

La Pasticceria Lauri ha semplicemente intercettato un’esigenza della strada per fare mercato: che poi questo significhi, anche in minima parte, la volontà di far integrare una fetta consistente di popolazione, questo sembra importare davvero poco al giorno d’oggi. A noi però importa parecchio.

Gianni Lauri, uno dei titolari della pasticceria, ha le idee abbastanza chiare. Non dice che è semplice, ma nemmeno impossibile vivere e fare del commercio in questa zona. “Ti devi adeguare al mercato, ma si fa così in ogni ambito”, mi spiega semplicemente “Una trentina di anni fa, con le prime ondate migratorie, abbiamo visto la zona cambiare di anno in anno. All’inizio arrivavano ragazzini spaventati, avevano la paura negli occhi. Oggi sono donne e uomini di 45, 50 anni. I loro figli vanno a scuola e sono molto aperti, si chiacchiera. I problemi ci sono, è difficile ma non impossibile. Per noi del commercio è vitale intercettare le richieste, ma è così in ogni ambito.”

Si chiacchiera, infatti. È tutto un devo tornare al paese, sono tornato al paese, quando vai al paese. È la quotidianità di questa fetta di mondo. Mentre sono qui c’è un viavai discreto di persone che prendono caffè, qualche bevanda calda e – soprattutto – i dolci. Tantissime porzioni di millefeuille, cioè di torta millefoglie farcita con creme differenti e nasprate con zucchero in superficie, modalità cassatina.

“All’inizio era molto più dolce la crema della farcitura”, ci spiega Gianni “Poi, grazie agli amici di altre nazionalità, che provavano e provavano, abbiamo raggiunto il giusto grado di dolcezza della crema, molto inferiore al nostro. Ne facciamo di tutti i tipi e loro ne mangiano anche diverse porzioni a testa. Un caffé ed una millefeuille, anche 3 volte al giorno.”

Quelli della Pasticceria Lauri sono diventati così bravi con la millefeuille che ne fanno di diverse farciture: crema al pistacchio, all’uovo, pasticciera. Periodicamente da qui parte un carico per alcune pasticcerie che non si sono ancora specializzate, oppure per le feste comandate. Gianni ci tiene a precisare che durante i giotni festivi (cattolici o musulmani), il suo banco è una festa di dolci, halal e non halal. E che lui si prepara per la Pasqua così come si prepara per la festa di fine Ramadan.

Un dolce feticcio dei napoletani è la zeppola di San Giuseppe: preparata in grande quantità per il 19 marzo, è una pasta choux ripiena di crema e sormontata di amarena. E qui la zeppola è sia con pasta choux con strutto, che senza.

E San Giuseppe o no, la mangiano tutti.

Durante la nostra visita c’erano anche crostate morbide, con uno strato di pandispagna tra la frolla e la guarnizione, crepes arrotolate e meringate, dolcetti alle mandorle marocchini. Ah: c’era il babà analcolico che, a quanto pare, è amatissimo dalle donne musulmane che colgono le occasioni per prenderne vassoi interi.

Le sfogliatelle ricce e frolle in versione halal

Non è propriamente semplice definire un cibo halal: per i cibi confezionati esiste un bollino che certifica il metodo e gli ingredienti, ottenuto dopo un deciso impegno e quantitativo di lavoro. Ci sono le visite degli addetti in azienda, che controllano lo stato di pulizia delle macchine ed eventuali contaminazioni, lo studio delle schede tecniche dei prodotti, e così via. Ma per i prodotti freschi? Facile: la visita in batteria compulsiva degli imàm cittadini ne ha decretato, in questo caso, lo status.

La sfogliatella frolla è un biscottone ben cotto all’esterno, mi viene servito già tagliato in due parti a causa dell’estrema morbidezza e della temperatura incandescente. Al posto dello strutto, nella ricetta della frolla viene sostituito con olio e grassi vegetali. I detrattori dei grassi vegetali avranno da ridire, io assaggio. La struttura ne risente un po’, molto morbido il guscio di pastafrolla e vagamente biscottoso/vanigliato, servito senza zucchero a velo. La temperatura calda la rende davvero molto apprezzabile, con il ripieno che tende al cremoso. Promossa.

Passiamo alla sfogliatella riccia, che ha ancora un sostituto diverso dello strutto: per fare la sfoglia viene utilizzato il burro di karitè. Nei Paesi mediorientali, il burro di karitè è molto usato in cucina, cosa che non si è trasmessa alla cucina occidentale, dove questo grasso viene essenzialmente impiegato come coadiuvante in confetteria e cioccolateria, poca roba insomma.

Il risultato è una pastasfoglia non particolarmente croccante che si regge comunque bene: la cosa che più si apprezza rispetto ad altre sfogliatelle ricce è una untuosità molto contenuta. Temperatura di servizio: calda. Si lascia mangiare facilmente, senza deludere il tanto atteso scrocchio sotto i denti della sfoglia, seppur molto contenuto. Buona la proporzione di ricotta, semolino e la presenza graditissima di qualche candito.

La trovo più gradevole di molte altre bruciate, troppo dolci, che si aprono a ventaglio provocandoti ustioni varie.

Prezzi popolari: sfogliatella riccia e frolla, millefeuille ed altre amenità si attestano sul singolo euro al pezzo.

Sarebbe troppo facile – lo ripeto ancora una volta – tirare conclusioni affrettate e semplici su una questione così complessa come quella del Vasto napoletano. Una considerazione va fatta: ci sono intere zone di Napoli che si sono salvate grazie alla mediaticità della gastronomia. Un nome? Via dei Tribunali, grazie ai vari Gino Sorbillo, Salvatore di Matteo ed altri. La Sanità, grazie a Ciro Oliva di Concettina ai Tre Santi, Isabella de Cham con la pizza fritta, l’aperitivo di Cantina Sepe. Le Case Nuove è diventata meta dei gastrofanatici catturati grazie a Vincenzo Esposito della pizzeria Carmnella.

Vuoi vedere che una pasticceria è già da tempo crocevia ed integrazione e lo sanno ancora in pochi? Prima di andare a prendere il treno, ché la stazione è davvero a pochi passi, fermatevi a prendere un cartoccio alla Pasticceria Lauri. Prendete un po’ di tutto, dai dolci napoletani a quelli halal, a quelli arabi. E scambiate due chiacchiere con qualcuno della famiglia.

Antica Pasticceria Lauri

Indirizzo: Via Bologna 12, Napoli
Numero di telefono: 081 563 6374
Orari di apertura: lun-sab 06.30-20.00/ dom 6.30-14.45
Sito Web: www.facebook.com/pasticcerialauri
Tipo di cucina: Pasticceria napoletana e pasticceria araba
Ambiente: informale
Servizio: rapidissimo, da asporto, informale

Voto: 3.7/5

Avatar Nunzia Clemente Autrice recensioni Campania & more.

9 Agosto 2019

commenti (4)

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    1. Avatar Nunzia Clemente ha detto:

      Mi pare di aver chiaramente scritto “burro di karité” per quanto riguarda la sfogliatella riccia. Cordialità.

  1. Avatar Oetzi ha detto:

    @Nunzia: alla faccia della sostenibilità di cui tanto si parla…invece del burro fatto in zona o perlomeno in Europa, si fa arrivare un grasso vegetali da altri continenti. Sarà anche halal, ma di certo con una impronta ecologica poco encomiabile.

    1. Avatar Nunzia Clemente ha detto:

      Oetzi mi dispiace se ho infranto ambizioni di sfogliatella etica.
      L’utilizzo di un certo grasso vegetale e non del burro dipende anche dalla struttura che riesce a dare al risultato finale. L’utilizzo dello strutto e non di altro si è tramandato anche per questo motivo. Niente a che fare con la bontà e la eticità del burro locale.
      Ps, visto che è sensibile all’argomento, ho perlomeno utilizzato la corriera per andare a provare questa pasticceria. A presto risentirla, magari sotto un articolo che lei giudicherà più green 🙂