di Chiara Cavalleris 2 Gennaio 2018

Il contratto è scaduto a settembre, gli attuali gestori dell’Antico Caffè Greco di Roma sono sotto sfratto, servono più dei dei 18 mila euro al mese che pagano oggi.

Frequentato da Wolfgang Goethe, Hans Christian Andersen, Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano, Orson Wells e Renato Guttuso, talmente affezionato all’ultimo caffè storico rimasto nel centro di Roma da ritrarlo nella sua celebre “sala rossa”, il Caffè Greco rischia di spegnere per sempre i meravigliosi lampadari ottocenteschi.

Entro il 20 marzo 2018 i gestori della struttura, aperta nel 1760, dovranno lasciare l’immobile, come imposto dal Tribunale di Roma lo scorso 6 novembre.

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C’è speranza per il caffè degli artisti?

Sarà ancora possibile godere di un caffè (a 7 euro) con i gomiti appoggiati su un tavolino di marmo antico, tra centinaia di opere d’arte, convincendoci di essere seduti nel posto di Arthur Schopenhauer?

Forse. Pare che la proprietà dell’immobile, ovvero l’Ospedale Israelitico, sia intenzionata a mantenere l’esercizio in attività, ma a patto di ricavare qualcosa di più rispetto agli attuali 18 mila euro. D’altro canto lo stesso policlinico è commissariato da due anni, con i conti da sanificare.

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Ma l’Antico Caffè Greco è pur sempre un esercizio storico, sottoposto a vincoli ben precisi e il cui interesse va al di là di una casella rossa sul foglio Excel, non dovrebbe essere troppo difficile trovare aziende facoltose in grado di rilevare la gestione del locale.

[Crediti | Agi.it]