Antico forno Sfogliatelle calde Attanasio a Napoli: recensione

Siamo stati all’Antico forno Sfogliatelle calde Attanasio a Napoli, tempio della sfogliatella semi-nascosto in una viuzza, per raccontarvi, in una recensione, una chicca della città.

Non esistono indicazioni universalmente valide per dirvi come arrivare all’Antico forno Sfogliatelle calde flli Attanasio: quindi, vi dirò che – usciti dalla stazione di Piazza Garibaldi – dovete individuare la scritta GIANCAR, che un tempo fu al neon. Una volta individuata, girare subito l’angolo e vi ritroverete Sfogliatelle calde Attanasio. E’ un po’ come le Cronache di Narnia, dove dovevi attraversare l’armadio per accedere al mondo magico. Qui devi individuare un fatiscente negozio di dischi.

Vicolo Ferrovia vive da sempre di vita propria grazie alle Sfogliatelle Attanasio: dal nome possiamo intendere che il core business dell’attività sia una produzione esagerata, sterminata di sfogliatelle.

Breve ripasso della sfogliatella: nata in un convento a Conca dei Marini, fu portata a Napoli dall’oste/pasticciere Pasquale Pintauro e “svuotata” di crema ed amarene. Riccia e frolla sono due varianti ufficiali, mentre la Santarosa è quella diffusa nel salernitano, ancora ripiena di creme ed altre amenità.

La storia di Attanasio inizia nel 1930: vanta ancora la produzione artigianale dei “tappi”, cioè del cono di sfoglia artigianale della sfogliatella, mentre molti altri fanno ricorso a quelli surgelati. Una pasticceria quasi imprescindibile per le migliaia di viaggiatori che si spostano avanti e indietro per Napoli, portando con sé il cartoccio di paste che fa molto emigrante (e pure molto casa).

Detto ciò, questa è la nostra recensione della  “sfogliatelleria” – che è anche pasticceria – presente in una sterminata quantità di guide street food; uno dei luoghi cult che può facilmente diventare uno dei luoghi scult della pasticceria partenopea. L’abbiamo pensata mentre con una mano si teneva il babà e con l’altra ci puntellavamo al tavolo di fortuna.

Sfogliatelle calde Attanasio: ambiente e mood

Non avete bisogno di molte indicazioni oltre a quelle fornite: girato l’angolo, vi accoglie la folla. Un groviglio di turisti, alloctoni ed abitanti del quartiere si scambiano discorsi in lingue indistinte.

La pasticceria è praticamente un bancone con una striscia di pavimento davanti per accogliere le persone. Sulla sinistra, ci si fa slalom tra le persone e si stacca un numerino: la nostra “prenotazione”. Nel mentre aspettiamo, diamo uno sguardo alle altre proposte. I dolci sono quelli della tipica pasticceria napoletana: zeppole di San Giuseppe, biscotto crema ed amarena (una specie di Frankenstein della pasticceria napoletana, frolla ripiena di avanzi di pasticceria ed amarene), pasticciotti pugliesi, babà, le sopra citate code di aragosta

Alla destra del bancone, sgomitiamo per vedere il work in progress delle sfogliatelle: da un laboratorio, escono fuori le sfogliatelle già “composte” ed infilate in un forno dalla temperatura a dir poco infernale, tanto che ci arriva il riverbero. Una volta sfornate, le sfogliatelle vengono messe in un forno assolutamente scenico e pure un po’ pacchiano.

Non è presente un menu completo dei dolci, ma molti di quelli esposti in vetrina recano i prezzi. Si spazia da 1 euro fino ai 2,50 euro della pastiera napoletana (per porzione).

Il poker: sfogliatella riccia, frolla, babà, pastiera

Una volta ottenuto il sacro cartoccio, azzanniamo lei direttamente: voluttuosa cornucopia, la sfogliatella riccia. Scotta tra le mani ma non riusciamo a dirle di no. L’odore è zuccherino. Evidente un’untosità leggermente eccessiva e il colore brunito, sull’estremità leggermente tendente al bruciacchiato, cosa che potrebbe far storcere il naso agli esperti. Non è chiusa proprio da maestro: fa capolino il ripieno fuoriuscito che ha preso fuoco.

Il costo della sfogliatella riccia è di 1,30 euro, in linea con altre pasticcerie.

Morso eccezionale, con la temperatura ai livelli del nocciolo fuso della Terra, scotta sulla lingua, sulle dita, alterando un po’ i sapori ma è lei, la sfogliatella riccia. Dovessero coniare un gusto, gusto sfogliatella riccia sarebbe da candidare. La consistenza della sfoglia con il crunch consistente, quello che inzucchera il viso di briciole e che si confonde con il ripieno caldo di semolina e ricotta cremosa, con i canditi che non si sentono e né tantomeno riusciamo a verificarne davvero l’esistenza. Un classico old school, tra chi la definisce bruciata e chi da maestro.

Insomma, bisogna fare un po’ di precisazioni senza che io qui mi metta a rifondare il partito dell’uomo qualunque: siamo lontani dai fasti di alta pasticceria, qui la sfogliatella è eseguita in maniera rudimentale, classica. Ciò non significa che il prodotto debba essere eseguito “male”. La sfogliatella riccia di Attanasio sta alla storia della pasticceria napoletana così come la pizza marinara dell’Antica Pizzeria da Michele (sede storica di Napoli) sta alla storia della pizza napoletana. Può essere la sfogliatella della vita oppure farci schifo: a voi deciderlo.

Poi, sarà che ho il cuore tenero – oppure un background palatale decisamente fondato sull’assaggio ripetuto di questo dolce, in questo luogo – ma il viaggetto dietro la stazione per la sfogliatella riccia, per me vale ancora.

Passiamo alla sorella frolla, e qui devo fare una piccola confessione: non ne sono particolarmente fan, quindi il mio giudizio potrebbe essere fazioso. La sfogliatella frolla di Attanasio sta bene nel palmo della mano, siamo sui 150 grammi di peso, con gusto complessivo buono ma non particolarmente esaltante. Pastafrolla un po’ secca che “si stacca” molto dal ripieno, un po’ come un biscotto, temperatura di servizio calda. Nettamente inferiore alla sfogliatella riccia. ma comunque di buona fattura e cottura uniforme. I principianti della sfogliatella frolla possono iniziare da qui. Costo, 1,30 euro.

Il fila dietro riccia e frolla, troviamo il babà napoletano. Sono tutti in fila in una bacinella di alluminio, immersi per metà nella propria bagna: impossibile dirgli di no.

Possente a vedersi, di colore particolarmente brunito. Non abbiamo forchette per l’assaggio, quindi punzecchiamo direttamente con un dito. La pasta risponde bene, sembra elastica, wow, forse abbiamo trovato un’altra babberia di livello: prezzo 1,50 euro, anche qui in linea con la città e la provincia.

Morso deludente: la bagna al rhum è decisamente sacrificata a fronte di una blandissima bagna quasi analcolica. Forse per far fronte ad una spesa minore, o ancora per venire incontro a gusti ed esigenze della folla multietnica che ogni giorno affolla la piccola pasticceria.

Il corpo del babà risulta secco a causa della bagna per di più non omogenea. Risultato buono invece sulla cupola, dove la pasta ben lievitata si unisce a questa bagna dolce alcol free e rende comunque il dolce passabile ed a tratti godibile.

Il poker si conclude con un assaggio di pastiera napoletana, della quale vediamo una bella esposizione nella sua forma tonda in vetrina. Chiesta la porzione, ci viene data quella cotta in teglia, cioè un rettangolo modalità pizza al taglio, ma non ci scoraggiamo: non è la forma che fa la pastiera napoletana.

Brevissimo ripasso sulla pastiera napoletana: “torta” tipicamente pasquale (ma oggi diffusa tutto l’anno), con guscio di pastafrolla e ripieno di ricotta, semolino, canditi di frutta ed essenza di millefiori. Ha una preparazione da tempi biblici, con nonne e mamme in pose da lottatori di sumo per la distesa della pettola (pastafrolla).

E’ una buona pastiera casalinga che ha fatto il bagno nell’essenza di millefiori. Molto lontana alle interpretazioni audaci che ci hanno dato i pasticcieri contemporanei (pastiera lievitata, do you remind it?), molto “casalinga” e con molte meno cose in comune con le pastiere della pasticceria contemporanea, con un costo di 2,50 euro. In virtù del suo dono da madeleine di Proust, ci sentiamo di promuoverla.

L’insieme della pasticceria, per noi, supera la sufficienza. Da andarci magari una volta, salvo poi virare altrove e porvi molte altre domande, a stomaco vuoto. A meno che non siate nei nostalgici.

Informazioni

Antico Forno delle Sfogliatelle Calde f.lli Attanasio
Indirizzo: Vico Ferrovia 1-2-3-4, Napoli
Numero di telefono: 081 285675
Orari di apertura: tutti i giorni orario continuato: 6.30 – 19.30. Chiusura il lunedì.
Sito Web: https://www.sfogliatelleattanasio.it
Tipo di cucina: pasticceria classica napoletana
Ambiente: informale
Servizio: rapidissimo, cordiale.

Voto: 3.5/5

Avatar Nunzia Clemente Autrice recensioni Campania & more.

22 Maggio 2019

commenti (6)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar Luca ha detto:

    Mi veniva l’acquolina in bocca , poi ho visto che l’autrice dell’articolo eri tu .4 “assaggi” belli tosti , altro che quei piattini dagli accostamenti strani dei ristoranti fighetti.
    Brava Nunzia , bentornata !

    1. Avatar Nunzia Clemente ha detto:

      Ciao Luca! Ti ringrazio per il bentornata. Ci sarà spazio per molte cose, anche a questa tornata. 😀

  2. Avatar Francesco Rinaldi ha detto:

    Nunzia ora però dovresti dirci dove “virare altrove” per trovare quelle che per te a Napoli sono le migliori.

    1. Avatar Nunzia Clemente ha detto:

      Un po’ di pazienza, arriva tutto, con dei risultati che potrebbero essere decisamente sorprendenti. Alla prossima!

  3. Avatar Lucrezia ha detto:

    io vado pazza per quelle “lisce” (frolle), dove le posso trovare se dal mitico Attanasio non sono il massimo?
    Grazie

    1. Avatar Nunzia Clemente ha detto:

      Ciao Lucrezia, ti direi anche Carraturo a Porta Capuana, restando nel perimetro napoletano. Uscendo dalla città, Sabatino Sirica a San Giorgio a Cremano.
      A presto 🙂