Negli ultimi anni Bari sta vivendo un forte fermento gastronomico collegato alla sempre più crescente attrattiva turistica della città: una dinamica che stimola nuove aperture e progetti sempre più orientati alla qualità e all’esperienza, capaci di dialogare sia con il pubblico locale sia con un flusso di variegati visitatori in continuo aumento. Ma se tale fermento coinvolge bar, bakery e bistrò, le aperture di gelaterie contemporanee a Bari sono in realtà pochissime e mirate, eccezioni in un mercato dominato dai gusti classici e dai marchi storici.
In questo scenario abbiamo individuato un deciso cambio di passo.
StéFrisk – stai fresco in dialetto locale – in soli otto mesi ha infatti portato una ventata di freschezza e contemporaneità sulla scena del gelato artigianale del capoluogo pugliese. Merito di Michele Bottalico e Carlo Amantonico, giovani imprenditori baresi che dopo precedenti vite lavorative – nel mondo della comunicazione l’uno e nella ristorazione l’altro – sono rimasti folgorati dall’arte fredda.
Così si sono formati presso la Gelato Naturale Academy e hanno deciso, a fine settembre 2025, di aprire a pochi passi dal magnifico Ateneo di Bari un laboratorio a vista per produrre un gelato appaga il palato e rispetta il benessere e le esigenze dei consumatori che si avvicendano nelle diverse stagioni. 16 carapine compongono una proposta che possiamo definire empatica, capace di incontrare sapori di un pubblico ampio e variegato. Anzi, globale: se gli asiatici impazziscono per preparazioni a base di frutta e spezie, i francesi adorano arachide e pistacchio ed i nordeuropei prediligono gusti meno calorici. Per quanto il fulcro della clientela sia rappresentato dagli abitanti dell’elegante quartiere barese, che possono godere di classici rivisitati e ricette più creative, in un ambiente scanzonato e conviviale.
Le materie prime e i gusti di StéFrisk

Mandorle (locali) e pistacchio di Stigliano vengono tostati in laboratorio secondo le necessità delle ricette. Latte, panna, formaggi e uova provengono da aziende agricole locali e sono abbinati ad ingredienti acquistati principalmente allo storico mercato rionale di Santa Scolastica, uno dei più apprezzati a Bari per la filiera corta e la grande varietà di frutte e ortaggi.
Li ritroviamo nel “Fior di Puglia” setosa crema a base di burratina di Andria, olio evo e crumble di tarallo leccese, servita con una riduzione di more selvatiche che solletica le papille con una bella sferzata acidula. O nella stracciatella di ricotta di capra,, arricchita da generose scaglie di extrafondente e nocciole: un equilibrio tra sentori selvatici, acidità e tostature.
Ottima la resa della mandorla, che per la stessa ricetta viene utilizzata integralmente, pelata e tostata: un trittico certosino in grado di valorizzare gli oli essenziali, il sapore avvolgente ed il bilanciamento del retrogusto amaro. C’è il gusto Lotus, ma artigianalmente interpretato, con l’aggiunta di latte locale, caramello e polvere di cannella tostata.

Godibili i sorbetti realizzati secondo la disponibilità di frutta e verdura stagionale: noi ci siamo innamorati di quello al barattiere, una varietà di cetriolo tipico, reso più digeribile grazie all’assenza della cucurbitacina; l’aggiunta di sale, lime e menta lo rende poi dissetante ed elegante, i rimandi immediati ad un cocktail contemporaneo. A metà tra un Mojito e un più sofisticato Eastside. Se volete sbalordire le sinapsi attendete che compaiano al banco riso cacio e pepe, la vellutata di zucca e pane di Altamura o la crema al burro e pasta di miso.
Nemmeno sulle brioche li cogliamo impreparati: adatte ad ogni tipo di esigenza, anche vegane e prive di lattosio realizzate con burro di carité e olio di girasole altoleico.
In un contesto locale, la direzione intrapresa assume particolare rilevanza: il lavoro sulle texture e sulle caratterizzazioni imprime a ogni gusto un’identità definita, introducendo un approccio più evoluto, capace di generare memoria sensoriale.
