di Caterina Vianello 29 Marzo 2016
Torrefazione

Se dici Venezia e caffè nella stessa frase la possibilità che la parola successiva sia Florian è elevatissima. Alcuni si spingono più in là, aggiungendo anche Quadri. I due locali, posti uno di fronte all’altro, sono istituzioni cittadine che attirano avventori e curiosi da secoli.

Fate una prova: arrivati in Piazza san Marco, dopo la Basilica e i piccioni, noterete che a catturare l’attenzione generale sono proprio i due caffè, in un via vai di camerieri in divisa dalle spiccate doti acrobatiche, orchestre, fasto, esclusività. Oltre ai flash, ovviamente.

Tuttavia i prezzi non proprio abbordabili di questi pezzi di storia e il rischio, se vi accomodate all’aperto, che un gabbiano dispettoso vi rubi aperitivo o merenda, ci costringono a trovare alternative più accessibili.

Ne abbiamo individuate cinque, che comprendono anche luoghi del tè e del cioccolato: non fanno parte di catene (ne trovate in città, ma voi cercate l’introvabile, giusto?), hanno proprietari gentili, interni fotografabili ma senza profusioni di specchi ottocenteschi, anche imbarazzanti volendo. Soprattutto, consentono di darvi un tono se qualcuno dovesse parlarvi del Florian e simili.

A quel punto ve ne uscirete con un guarda, ho scoperto un posto incredibile in una minuscola calle.

Esercitatevi con la erre moscia. Fa la differenza.

CAFFE’ 

Cannaregio

Torrefazione Cannaregio, Cannaregio 1337

Entrare e pensare alla commedia di Goldoni La bottega del caffè è un lampo. Tra sacchi di juta appoggiati languidamente a terra e aroma di tostatura, al bancone trovate turisti gaudenti e veneziani veri che hanno eletto la Torrefazione Cannareggio a punto di ritrovo quotidiano.

Sacchi caffè

Sono due le torrefazioni veneziane che ancora esistono. Una è questa. Si trova lungo la strada che dalla stazione porta a San Marco, poco dopo il Ponte delle Guglie.

Due vetrine, soffitti bassi, esiste dal 1930, subito frequentata dagli artisti e intellettuali dell’epoca.

Qui si sono alternate quattro generazioni: la fondatrice, Antonietta, lascia la bottega alla figlia Emilia, che a sua volta passa il testimone al figlio Camillo, figlio di Emilia. E’ lui a brevettare il Cafè de la Sposa, una miscela ottenuta da otto differenti varietà di caffè, oggi diventato Cafè Remèr.

Varietà caffè

Scegliere è difficile: fatevi consigliare da chi è al bancone.

Gustate con calma la vostra tazzina, assaggiate i basi in gondola piccola e gradevole rivisitazione del bacio di dama, e comprate la miscela che vi attira di più.

Ancora una cosa: il caffè qui si paga 90 centesimi.

Girani

Torrefazione Girani, Calle del Dose – Sest. Castello 3727

Abbandonate l’affollatissima Riva Schiavoni e addentratevi verso campo San Giovanni in Bragora. Qui, in un bottega risalente al 1600, si trova l’altra torrefazione di Venezia.

Nata nel 1928, ha gestione familiare. La tostatura viene eseguita per singola tipologia. Tra tutte le miscele, provate la Casanova: sulle presunte qualità afrodisiache non riesco a esservi d’aiuto (ma fateci sapere se funziona). Tuttavia posso rassicurarvi sulla bontà.

Miscela 100% Arabica tra l’aroma del Portorico Yauco Selecto e il profumo del Sidamo Lavato, dall’Etiopia. I proprietari sono gentili e se avete tempo vi raccontano la storia del caffè dalle origini a oggi.

Doge

Caffè del Doge, Calle dei Cinque – Sest. San Polo 609

Vicinissimo al Ponte di Rialto, ma nascosto in una calle stretta quel tanto che basta per non farne un luogo di massa, lo riconoscete dall’insegna-logo, un profilo di doge con indosso il corno dogale rosso, copricapo riservato all’autorità.

Nata come piccola torrefazione, l’azienda oggi è una vera e propria multinazionale, con i caratteri della dimensione artigianale, però.

La tostatura viene realizzata secondo le indicazioni del fondatore, che aveva messo a punto il Metodo Classico Veneziano, meno forte al gusto.

Due le miscele di punta: Doge Rosso (miscela 100% Arabica da Brasile, India, Colombia e Guatemala) e Doge Nero (base Arabica miscelata con un Robusta indiano lavato, il Kaapi Royal).

TE’

Fujiyama

Ca’ Fujiyama, Calle Lunga San Barnaba – Sest. Dorsoduro

Quando sento parlare di sala da tè, immagino un ristretto circolo di signore inglesi dai capelli azzurrini e le gote rosa che sorseggiano la tazza di tè con il mignolo alzato.

Se anche voi avete queste idea, appena varcata la soglia di Ca’ Fujiyama, l’unica sala da tè di Venezia, verrete immediatamente smentiti.

Il nome richiama il Giappone. In effetti nelle due piccole sale interne e nel giardino sul retro ci si dimentica di essere a Venezia, catapultati tra alberi di ciliegio in fiore, minimalismo orientale, pace e tranquillità.

Insegna

Aperto nel 2004 da una coppia di appassionati del Giappone ha una nuova gestione dal 2012.

Propone una carta con 50 varietà. Oltre all’assaggio, comprate seguendo quello che vi dice il naso.

Trovate anche torte, muffin e dolci vari per accompagnare la tazza altrimenti solitaria. Se siete amanti del verde, oltre al tè provate anche il cappuccino matcha.

Cappuccino

Infine, se il posto vi piace proprio tanto e non volete saperne di andar via, vi consolerà sapere che Fujiyama è anche un B&B (ci sono 4 camere al piano superiore).

CIOCCOLATO

viziovirtu

Viziovirtù, Calle Forneri – Sest. Castello 5988

Nata nel 2005, è una cioccolateria artigianale. La titolare Mariangela Penzo ha lasciato la piccola bottega in zona Frari (San Tomà) per aprirne una più grande e accogliente in un angolo più decentrata ma molto tranquillo. E l’organizzazione del negozio ci ha guadagnato.

A metà strada tra la pasticceria e la cioccolateria di un tempo, il laboratorio produce tavolette, praline, creme, dragees, frutta candita ma soprattutto cioccolata in tazza.

Il logo è il leone alato di San Marco in versione cioccolato fuso. Poi non dite ai veneziani che non amano la loro città.

[Immagini: Caterina Vianello]