di Stefano Caffarri 30 Ottobre 2009

Letture al ristorante La Scaletta di Milano

L’importante è capire a quale sport stai giocando. Dopo puoi decidere a quale campionato iscriverti.

Ora sono il cronista del Campionato dei Locali di Successo, e vedo un locale pieno di tavoli da cinque, sei persone, nonostante l’epopea del parcheggio ed il brusìo che si trasforma in un rombo che pare la carica dei 600 di Balaclava. Vedo la bella gente che mangia con gusto e ride di gusto, vedo i trend-setter con la tracollina sul maglione rosa che girano il vino nel bicchiere swish swish, vedo i VIP-watchers darsi di gomito quando arriva Jovanotti. Vedo i tre fratelli che gestiscono il locale muoversi con sicurezza, precisi, rapidi, senza sbavature. Vedo dei professionisti al lavoro che menano fendenti per l’aria. Sento una granuola di Tuttobène?, e sento il popolo rispondere felice. Vedo un conto educato, vedo vini in carta con il numerino di fianco plausibile, vedo una bella impresa macinare fatturato, vedo degli imprenditori di successo.

Ora sono il cronista del Campionato dei Locali del Gusto, e vedo la Minuta delle Vivande nascosta nei libri raccontare un menù degustazione di tre antipasti in sequenza e piatti dai nomi melodrammatici. Leggo dello stinchetto di maialino, dell’ombrina cotta sulla sua pelle e il capretto cotto a lungo. Assaggio questo piatto saporito e intensamente terricolo, con la soffice carne bianca del pollo più buono che abbia mai mangiato: avvolta dalla lieve crostina sfrigolante, il profumo di rosmarino, l’ottima purea di ceci. Poi apro gli occhi e mi accorgo che è un tentacolo di polpo. Apprezzo il sapore di mare sparato tra i fagioli dalla burrida di seppie, basisco di fronte alla nebbiosa banalità delle noci di capesante di balenga cottura, perplimo sugli spaghetti trafilati di fresco alle canocchie, m’annoio sul trancio di branzino vagamente cotolettato, m’arrendo al dolce di nocciole con tracce di semifreddo e una vetrificazione di caramello. Diaccio al silenzio che cala sul tavolo quando lo chef viene a chiedere – ancora – Tuttobène?

Ora cammino con le mani affondate nelle tasche nella notte traslucida, camminando i due chilometri che mi separano dalla macchina automobile. Io ficcanaso gurmè, scuoto la testa moderatamente scontento, incapace di trovare un motivo per tornare.

………………………………………………………………………………………………………………………………………
La Scaletta
Piazzale di Stazione Genova 3
Milano
0243986316

www.lascalettamilano.it
Degustazione di sei piatti, 45 euri. Un 50 alla carta
……………………………………………………………………………………………………………………………………….