di mauro _zz 25 Settembre 2010

L’ Osteria dell’ Acquacheta di Montepulciano (Siena) e’ un posto che gia’ dal sito dice tutto, anzi e’ sufficiente la Sua foto; l’oste (che non e’ un uomo, e’ un oste) ti attende sulla porta, ti caccia se non hai prenotato, ti guarda male se fai il fighetto e impersona il personaggio. Normalmente lo manderei a quel paese, lui, la sua parade di tic locali in proiezione business e il sito furbo, ma qualcosa di sinistro sembra averlo, quindi soprassiedo. E poi e’ il fido Bob che ci ha portati qui, di solito lui non sbaglia. Ha anche una bottiglia di Salco 2004, non paglia secca (non fatelo anche voi di portarvi il vino da casa, che il truculento oste potrebbe farvi a pezzi).

Ma la kastigamatti teutonica apprezza l’atmosfera ventre a terra e gli americani king size con cui dividiamo (soccombendo) il tavolo sembrano a Disneyland tanto si divertono.

Suggerisco di non scegliere la porta di ingresso piu’ bassa di Montepulciano per raggiungerla, pena una scarpinata memorabile.

La pasta e’ fresca (che il giorno dopo ne fanno di nuova al piano di sopra) e mi rendo conto, da padano ignorante, di aver sempre intimamente coniugato anatra e porcini con la panna; qui invece il senso di pesantezza alla prima forchettata non esiste, il fungo sta li’ senza esagerare e l’assaggio diventa comune, svelto e ha l’effetto di un antipasto.

Ripassiamo la lezione durante la pausa pre-bisteccona, 2 chili in tre sembra essere la misura giusta. Arriva l’oste con la carne cruda, ce la sbatte sul tavolo e ci chiede (anche Foscolo faceva domande retoriche) se va bene.

L’intervallo e’ appannaggio della semplice fett’unta, non esiste termine toscano che io odi di piu’. Ma naturalmente e’ ottima e (ancora) leggera. Improvvisamente temo che lo sradicamento di un certo tipo di cucina dalle lande che la generano porti a storture di pesantezza, non lo so, stasera e’ cosi’, questa storia della pesantezza ce l’ho li’.

La bistecca, che e’ la bistecca e non la fiorentina, e’ succosa/superlativa/stupefacente (scegliere) … ma se vi aspettate quella carne li’ che la guardi e si scioglie consiglio la sempiterna Coop (oppure Brasi ma quella e’ un’altra storia). Che questa di carne ha sapore, e ha qualcosa da raccontare prima che la infilziate senza pieta’.

Passata sul fuoco la’ in fondo e salata dopo a grani grossi arriva fumante, ma se passa il fumo fatela scaldare di nuovo. L’oste approva di solito, no problema. Contornata da piattino di biete al peperoncino trova il suo klimax (indovina un po’) intorno all’osso.

Gli americani king size sono talmente ebbri e felici che offrono soldi per assaggiare un pezzo, non ci e’ chiaro cosa facciano qui se non hanno ordinato la carne ma, felici come bimbi per i nuovi amici, offriamo generosi insieme a pane (non eccelso), dolce (normale) e il nostro inimitabile humour (anormale). Vanno via gioiosi chiedendo dove mangeremo la sera dopo.

Eviterei la grappa finale se non per strette illusioni digestive.

Manca il vino, lo so. Che faccio ? Bicchieri piccoli mi privano anche della minima comprensione di cosa stia bevendo. Brutto da dire Bob, ma cosa ci posso fare ?

Per i fanatici del conto please andare al sito dell’Osteria.

[Fonti: Acquacheta, Salcheto, Wikipedia, immagini: Acquacheta]