di Giampiero Prozzo 4 Settembre 2010

“Ma ancora non avete capito che in Sardegna non si viene in agosto?”, e mi accompagna all’auto che ho preso a noleggio nel suo ufficio. Poi continua ad infierire raccontandomi la bellezza dell’isola fuori stagione quando partiti tutti “quelli del continente” gli isolani si riappropriano di ogni scoglio o granello di sabbia che orde di turisti deturpano per 50/60 giorni l’anno.

Così vicino geograficamente eppure così lontano per tutto il resto da veline e tronisti del versante smeraldo, Alghero, meteorite catalano difeso dai bastioni, emoziona soprattutto alla luce del tramonto con le sue ombre: nette, vive, come disegnate.

Con quelle parole e questi lampi negli occhi mi accomodo da Andreini, da molti ritenuto miglior ristorante dell’isola, stella Michelin 2010, chef jeunes restaurateur d’Europe con grandi trascorsi e bella pagella sulle guide nazionali: Il locale è intimo e accogliente. Il maitre Paolo Manoni e il sommelier Fabrizio Giorgi, semplicemente perfetti. Il menù Idea dello chef composto da 6 portate al costo di 80 euro irrinunciabile. La carta dei vini ben strutturata con ricarichi correttissimi. I dessert, con sfumature sorprendenti ora dolci poi amare e salate, da provarli tutti.

Gli “gnocchi di patate affumicati al pesto algherese scomposto” un millimetrico equilibrio di sapori sensuali che finisce troppo presto.

Però… però era agosto e allora capita che il tavolo già piccolissimo è sacrificato in un angolo, vicino, troppo vicino alla vasca delle aragoste che puntualmente si ribellano al cameriere retinomunito rinfrescandomi la camicia e troppo vicino per non essere, mio malgrado, annoiato dai racconti estivi dei commensali di fianco. Ed è agosto anche per un servizio un po’ in affanno, con tempi affrettati, qualche domanda inevasa e camerieri che schizzano nelle due sale così capita che l’assaggio del piatto simbolo offerto fuori menù i “tagliolini in crosta di pecorino, salvia e bottarga di muggine” siano un po’ passati di cottura e che il “filetto di tonno in crosta di frutta secca, gelato di peperoni e cipollata” giocato sul tema caro allo chef dei contrappunti di temperature, appaia slegato e poco armonico al punto da farmelo apprezzare meglio mangiandolo in sequenza.

Quando ritorno all’autonoleggio non ci diciamo niente… siamo già d’accordo. Per un ritorno in primavera.

[Immagini: Emilio Canu]