Sto per parlarvi di Emanuela Cattani, che nessuno di voi sa chi sia e che perfino i conoscenti diretti avrebbero problemi a identificare con quel nome. Direbbero tutti Emanuelachi? Questa Emanuela Cattani, dopo due anni di chiusura, sta per riaprire Il gambero rosso di San Vincenzo. Lo farà tra pochi giorni sempre nella storica sede di Piazza della Vittoria, di fronte al porto turistico. Prima che qualcuno si affretti a definire Emanuela Cattani un qualche tipo di usurpatrice, sarà meglio precisare che ai più è nota con il suo nome da sposata: Emanuela Pierangelini.

Quindi, non è un’usurpatrice, ma colei che l’otto marzo ‘80 ha aperto Il gambero rosso di San Vincenzo con l’ex marito Fulvio. Fulvio Pierangelini. Tra l’altro, sopportando fino a due anni fa che una cifra di clienti, ca**o di giornaliste dell’universo gastronomico e altre femmine radiose, ormonassero dichiaratamente per lui.

Logico domandarsi cosa farà del Gambero Rosso, Emanuela Cattani? Ma per favore, ditecelo lentamente, siate coscenti pliz che quel posto più che un ristorante è la rappresentazione di un’epoca, un ricordo che trascende le stagioni storiche. Ecco, pare che a mettersi dietro i fornelli entrati di diritto nella mitologia moderna dei ristoranti sarà direttamente lei, aiutata da qualcuno del vecchio staff. L’unica cosa che Emanuela Cattani ha detto è stata: “Non puoi dimenticare tutto quello che hai fatto e imparato in una vita”. Ben giocata, Emanuela, un po’ di voglia di tornare mi è venuta.

Certo, niente sarà come prima. Quando bastavano pochi ingredienti dal dosaggio puntuale per generare piatti assolutamente perfetti. L’incontornabile Passatina di ceci e gamberi, il piccione, come mai più, il Viaggio intorno alla gallina livornese. Sarà necessariamente una cucina più semplice.

Mentre a San Vincenzo si fanno gli ultimi preparativi, noi qui si fatica a dare una risposta alla madre di tutte le domande. Tornerete al Gambero Rosso? E voi, ci tornerete senza il suo umorale eppure brillante front man, quel duro affascinante, un po’ orso ma con slanci di sorprendente disponibilità? O riuscirete a tenere a bada la nostalgia che quella tanto ci frega sempre?

[Fonti: WebWineFood, immagini: Flickr, Paolo Marchi]

commenti (24)

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    1. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

      Vengo anche io. Andiamo a pranzo, in treno. Così al ritorno s’addormimo 😀

    2. Avatar Nico aka tenente Drogo ha detto:

      e come non unirsi 🙂

      la passatina è passata, ma la carta dei vini è sempre quella (o quasi) no?

  1. Sono contento che riapra, però, essendo leggermente lontanuccio da Monopoli, prima di andarci, aspetto di leggerne alcune autorevoli recensioni.
    .
    In ogni caso, un sincero in bocca al lupo per questa rinnovata avventura !!!
    Non sarà facile avere tutti i riflettori puntati conro, così come i paragoni con la cucina dell’ex marito si sprecheranno.
    .
    Ciao

  2. Certo che ci tornerò, e volentieri…

    Scelta coraggiosa di Donna coraggiosa.

    Non sarà come prima?
    Bene, nessuno se lo aspetta, e forse NON deve esserlo… dovranno trovare una loro identità, fatta di esperienza e di passione, rinnovata o vissuta che sia.

    Giudicheremo da quel che proveremo, senza farci condizionare dal passato, e spero che cosi faran tutti.

    Senza dimenticare che, spesso, accanto ad un Grande Uomo c’è sempre una Grande Donna.
    Che poi la vita li separi non sminuisce il loro valore individuale.

    I miei migliori auguri a Emanuela per la coraggiosa scelta.

    1. sai il detto? “dietro ad un grande uomo c’e’ sempre una grande donna, e dietro di lei, sua moglia” 🙂

  3. Avatar Laura ha detto:

    Ma a che serve andare in un ristorante che del vero Gambero ha solo il nome? Mi pare una cretinata infinita. Vabbè, in bocca al lupo, ma come si direbbe a un qualunque ristorante che nasce…e che ha ancora tutto da dimostrare.

    1. Beh… però… però…
      mi sembra che “cretinata infinita” sia un epiteto un pò fuori posto…
      mica lo apre un signore che fino al giorno prima aveva un edicola a Monfalcone…

      Lo “riapre” la compagna (ex) di Fulvio, la donna che per 28 (ventotto) anni ci ha lavorato spalla a spalla e che lo aveva inaugurato con lui.

      Credo che l’errore sarebbe proprio di aspettarsi il vecchio Gambero piuttosto che un nuovo corso.

      Non mi sento legato al nome, mi basta che ci si mangi bene. Nè mi sarei aspettato che lo cambiassero… e perchè? Sarebbe come dire che lei non c’entrava nulla…

      Il resto sarà il tempo a giudicarlo.

    2. Avatar Giuseppe Grammauta ha detto:

      Il primo commento diciamo “acido” viene da una donna.
      Questo fa un po’ pensare.

  4. Avatar Laura ha detto:

    No, vi prego, non fatene una questione femminile, di ormoni, di invidie, quella roba là…(tra l’altro a me Pierangelini non piace neppure e non conosco affatto la signora). Ma penso che quel locale fosse un’altra storia. L’avrei lasciata così
    (forse l’ho detto in modo un po’scomposto…dopodicché, in bocca al lupo).

  5. Che dire? Certamente che sono rimasto spiazzato, non lo nego. Ho amato molto il Gambero Rosso, di un amore crescente, culminato con l’ultima visita nel 2007, un magnifico pranzo seguito da una bellissima chiacchierata con lo Pierangelini e la signora Emanuela.
    Poi è successo quello che è successo…e mai e poi mai mi sarei aspettato che il Gambero Rosso riaprisse, pensavo che dovesse rimanere proprio – come scrive Bernardi – “un ricordo che trascende le ragioni storiche”.
    Invece Emanuela riapre e credo che abbia tutti il diritto di farlo al di là del fatto che noi possiamo pensare che sia giusto o meno. Ripeto, ha tutto il diritto di riaprire. Alla critica ed agli appassionati il compito di dare un giudizio alla sua cucina ed al suo ristorante.
    Un grande in bocca al lupo!

  6. Avatar serena ha detto:

    della riapertura se ne favoleggiava da tempo, e condivido gli auguri a Emanuela per il coraggio di intraprendere l’avventura.
    Ci andrò perché l’ho conosciuta, perché mi fa piacere poterla salutare di nuovo, e perché sono convinta che la sua cucina sarà gentile, garbata e sorridente come lei.
    San Vincenzo è un posto carino, il Gambero aveva questo nome prima ancora dell’era Fulvio, e dunque mi sembra logico che non cambi, come succede con le barche.
    Aspettarsi la cucina di Fulvio (che mi manca) è assurdo, aspettare i commenti dei recensori anche.
    In un posto così ci si va per fare una gita, per mangiare pesce in riva al mare, per stare bene sapendo che la storia di Emanuela (e la persona) sono garanzia comunque di prodotti di qualità, di cura e di attenzione. Indipendentemente da tutto.