di Massimo Bernardi 6 Maggio 2010

Sto per parlarvi di Emanuela Cattani, che nessuno di voi sa chi sia e che perfino i conoscenti diretti avrebbero problemi a identificare con quel nome. Direbbero tutti Emanuelachi? Questa Emanuela Cattani, dopo due anni di chiusura, sta per riaprire Il gambero rosso di San Vincenzo. Lo farà tra pochi giorni sempre nella storica sede di Piazza della Vittoria, di fronte al porto turistico. Prima che qualcuno si affretti a definire Emanuela Cattani un qualche tipo di usurpatrice, sarà meglio precisare che ai più è nota con il suo nome da sposata: Emanuela Pierangelini.

Quindi, non è un’usurpatrice, ma colei che l’otto marzo ‘80 ha aperto Il gambero rosso di San Vincenzo con l’ex marito Fulvio. Fulvio Pierangelini. Tra l’altro, sopportando fino a due anni fa che una cifra di clienti, ca**o di giornaliste dell’universo gastronomico e altre femmine radiose, ormonassero dichiaratamente per lui.

Logico domandarsi cosa farà del Gambero Rosso, Emanuela Cattani? Ma per favore, ditecelo lentamente, siate coscenti pliz che quel posto più che un ristorante è la rappresentazione di un’epoca, un ricordo che trascende le stagioni storiche. Ecco, pare che a mettersi dietro i fornelli entrati di diritto nella mitologia moderna dei ristoranti sarà direttamente lei, aiutata da qualcuno del vecchio staff. L’unica cosa che Emanuela Cattani ha detto è stata: “Non puoi dimenticare tutto quello che hai fatto e imparato in una vita”. Ben giocata, Emanuela, un po’ di voglia di tornare mi è venuta.

Certo, niente sarà come prima. Quando bastavano pochi ingredienti dal dosaggio puntuale per generare piatti assolutamente perfetti. L’incontornabile Passatina di ceci e gamberi, il piccione, come mai più, il Viaggio intorno alla gallina livornese. Sarà necessariamente una cucina più semplice.

Mentre a San Vincenzo si fanno gli ultimi preparativi, noi qui si fatica a dare una risposta alla madre di tutte le domande. Tornerete al Gambero Rosso? E voi, ci tornerete senza il suo umorale eppure brillante front man, quel duro affascinante, un po’ orso ma con slanci di sorprendente disponibilità? O riuscirete a tenere a bada la nostalgia che quella tanto ci frega sempre?

[Fonti: WebWineFood, immagini: Flickr, Paolo Marchi]