di Michelangelo Fani 5 Settembre 2010

“Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano”. Così scriveva la geniale penna di Italo Calvino. Chissà – pensavo – forse allora vale anche per i sapori. Ed è per questo che esistono ristoranti come l’Angolo d’Abruzzo della famiglia Centofanti, dove contano soprattutto tre ingredienti: tradizione, territorio, stagionalità. Accogliente locale dal gusto retrò stile anni ’80-’90, nasconde una cantina strepitosa con bottiglie da brivido: Barbaresco Gaja ’61, Sassicaia ’72, Chateau Petrus ’78. Tanto per citare alcuni dei numerosi “pezzi da collezione”. Impressionante, di sicuro sovradimensionata per l’offerta del ristorante, costituisce un capitolo a se che forse potrebbe essere ancor più valorizzato.

Optiamo per un Montepulciano d’Abruzzo Villa Medoro e iniziamo con un piccolo benvenuto e un imperdibile tagliere di salumi locali. La mortadella di Campotosto è piccolina, asciutta e saporita, ottimo anche il salame rinascimentale, leggermente speziato. Sapori rari, che si ritrovano nelle piccole produzioni locali non sempre facili da scovare.

Seguono le fettuccine all’Abruzzese, con ragù alle tre carni, pecorino d’alta valle del turano e farro perlato ai funghi porcini. Andando a memoria, alcuni tra i gusti più decisi e intensi che ricordo.

Per secondo, anzichè seguire la proposta delle carni alla griglia scegliamo la via dei funghi: porcini arrosto e insalata di ovuli. Squisiti. Perfetti archetipi del gusto di questa terra.

In chiusura tortino di cioccolato con crema inglese al frutto della passione, non particolarmente degno di nota – fin troppo dolce, caffè e invece una memorabile piccola pasticceria che con le ciambelline al vino e i cestini di more riprende il fil rouge della cucina locale.

Conto abbastaza alto considerando la posizione, in parte giustificato dalla ricerca di ingrdienti splendidi. Da ascrivere al capitolo defaillance: ci ritroviamo in conto uno spumante di benvenuto non richiesto, che, segnalato, viene prontamente rimosso da un servizio in genere attento e gentile.

Anche questo, suppongo, significa essere un ristorante costruttivamente antimoderno.

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