di Stefano Caffarri 16 Aprile 2010

Uno dei più significativi traumi linguistici subiti nella preadolescenza è stata la scoperta che autogrill non è il nome comune sinonimo di Stazione di Servizio Autostradale con Uso di Cucina, ma un nome proprio d’Azienda. Ora, solo a nominare la grande A in termini che non siano apologetici, il pensiero delle legioni di avvocati scalpitanti mi fa tremare: quindi parleremo di autogrill inteso come il porto dell’autostrada e non della grande Azienda.

All’autogrill si ferma l’umanità. Ci trovi la rockstar in mezzo a certe notti e il camionista bulgaro, il professionista e il commesso viaggiatore, i ragazzi, i fidanzati e gli amanti. Basta mettersi lì a guardare e puoi fare un corso accelerato di entomologia. Ma veniamo alle istruzioni per l’uso.

1 – Occhio al carro.
Quando parcheggi nel parcheggio, controlla se la portiera della vettura è chiusa smarlettando la maniglia ripetutamente. I meccano-hacker sanno intercettare il raggio trasmettitore del telecomando, e credi di aver chiuso l’auto e invece. Inoltre pare che i grassatori siano in grado di rilevare le masse magnetiche elettrostatiche: notebook, cellulari, gamepad et coetera. Asportare anche in caso di semplice emergenza idraulica.
2 – Sport estremi al bancone.
Quando t’avvicini al bancone dei panozzi, è il caso che tu sappia come affrontarli. Piazzati a gambe larghe davanti alle piramidi di imbottiti, scegline uno e fissalo negli occhi. Se non ti restituisce lo sguardo puoi ordinarlo. Non dimenticare di chiederlo Ben Cotto puntando il dito verso la tipologia prescelta.

3 – Prova di sopravvivenza al caffè.
Manducato che avrai il tuo bel Fattoria Ben Cotto, procedi a passo fermo verso il Caffè, Compreso nel Prezzo. Dovrai generosamente sbracciarti per valicare energumeni saldati al banco con la panza prominente, virago generosamente profumate Avon, trasportatori di Molfetta a gomiti larghi, operatori del lattiero caseario in gessato un po’ frusto con l’auricolare blutù incastrato nell’orecchio, turisti danesi in technicolor che cercano di farsi sentire mentre sussurano educatamente “peffavori un ecsprezo”. Quando la caffettiera – cioè la ragazza in evidente coma lisergico che sta trattando la macchina del caffè – poserà su di te lo sguardo annebbiato da turni massacranti di tre ore filate dovrai sventolare lo scontrino e gridare con voce da far impallidire Stentore in persona “un caffè!”, cercando nel contempo di non cadere esanime sotto il peso della folla che preme alle spalle.

4 – Evitare pericoli.
All’uscita t’attende l’immancabile banchetto “contro la droga”. Quando il tizio ti chiederà “Dottore, una firma contro la droga” rispondi con piglio severo, “Perchè? io sono a favore della droga” e tira dritto strofinandoti sotto il naso il dorso della mano.

Ulteriori istruzioni per l’uso?

[Immagine tratta dal libro Autogrill. Una storia italiana]