Ho pensato che chiudermi in un frigo ospitale, reparto congelatore, fino a quando i menù dei ristoranti italiani verranno bonificati dalle tartare di tonno sia un’idea vincente. E ogni volta che vedo scritto paccheri, ancora paccheri, fortissimamente paccheri penso subito: “drogate lo chef. fatelo dormire. in qualunque modo”. Capitolo gamberi. Con tutto il bene che gli voglio, i gamberi tra gli antipasti anche no, lo chef che mette i carta gli spaghetti gamberi e zucchine viene tosto retrocesso alla voce “lotta per la salvezza”. Ah, proibiti gli sformatini di verdurine con le salsine di pisellini. E la crema catalana is so overrating overrated. Echemidite dei dolci al cioccolato con il “cuore morbido”?, aridatece la panna cotta, piuttosto.

E voi, gastrofanatici, di cosa siete arcistufi? Va bene, per i meno avventurosi di noi trovare in carta i soliti piatti può essere rassicurante, ma certe cose proprio non le sopportiamo più. Quali voci del menù associate di corsa al pensiero: “Okay, questo ristorante non è interessante come pensavo”?

[Immagine: Flickr/LoveFlorida]

commenti (60)

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  1. Avatar satantango ha detto:

    Sarò banale. Del filetto al pepe verde non se ne può più già dal ’92. Per non dire della tagliata con rucola e scaglie di grana, quella la trovi pure nelle mense scolastiche. Via, ci metto anche un paio di primi. L’orzotto no, vi prego, il cugino sfigato del risotto sa di bava. E la pasta al kamut o al farro no? Faranno pure tanto macrobiotico e tanto chic, ma non se ne capisce il motivo.

    1. Avatar jade ha detto:

      beh, un po’ di rispetto per i celiaci o gli intolleranti. no?

    2. Avatar immo ha detto:

      brava hai propio ragione nn se ne puo’ piu’

  2. Avatar jade ha detto:

    tutta la roba “allo scoglio” e “terra e mare”, gli articoli e gli aggettivi possessivi ai piatti, so snob! (“la tagliata di manzo con la sua riduzione…”)

    1. Avatar dani ha detto:

      Anche io, anche io. Qualcuno ormai penserà che sia lui a farle. Come il culatello di Spigaroli. Basta, for god’s sake

    2. Già, ai pesci quei due spacciatori di schifezze, lapidiamoli, di uova di Parisi e di Culatello di Spigaroli non se ne può più, ce n’è talmente tanto, ieri mattina al bar al posto del caffè mi hanno dato uovo e Culatello.
      Ma quali multinazionali, ma quali fornitori omologati, ma quali agnelli pré salé ovunque: gli spauracchi ubiquitari sono l’uovo di Parisi e il Culatello dell’Antica Corte Pallavicina.

      Ironia forse banale, ma spero bastevole a capire che queste due cosette sarei ben felice di trovarle anche più spesso.

  3. Avatar gianluca ha detto:

    anche io dico tagliata con la rucola e filetto al pepe verde.
    quelli non sono una moda, sono una fissazione.
    la cosa peggiore sono i ristoranti (tanti) che hanno la tagliata già pronta e te la riscaldano al microonde prima di servirtela.

  4. Avatar gianluca ha detto:

    poi, spaghetti gamberi e zucchine, ormai sono rimasti solo nelle pizzerie, con i gamberetti surgelati e la pasta scondita.
    la pasta nella foto sopra è….oscena !!! peggio dei 4 salti

  5. Avatar ale ha detto:

    Sottoscrivo il commento di jade (ed estendo quanto commentato ieri): dai menu DEVONO sparire gli articoli determinativi e gli aggettivi possessivi.

    1. Avatar jade ha detto:

      il peggiore di tutti è l’aggettivo “piccantina”

    2. E i puntini di sospensione per ogni piatto del menu? C’è un ristorante quotatissimo italiano, pluristellato, che ha una carta che pare un cruciverba da completare…

    3. Avatar i diminutivi? li adoro ha detto:


      siate clementi (Muzio), allegro e spiritoso n.2

      Abby si svegliò e balzò dal letto. Erano quasi alle sei.
      Piccatina di vitello. Corse in cucina, trovò la ricetta in un libro e dispose in ordine gli ingredienti sul piano di lavoro. Negli anni in cui Mitch studiava alla facoltà di legge avevano mangiato pochissima carne rossa, al massimo qualche hamburger. Quando preparava lei era sempre qualcosa a base di pollo, ma in prevalenza avevano mangiato sandwich e hot dog.

      Adesso era tempo di imparare a cucinare. Abby componeva i pasti, studiava i libri di ricette, faceva esperimenti con le salse. Inspiegabilmente, a Mitch piacevano i piatti italiani: e adesso che Abby aveva imparato a preparare spaghetti e tagliatelle era il momento di passare alla piccatina di vitello. Batté le scaloppe con il pestacarne e le passò nella farina con aggiunta di sale e pepe; le fece saltare nell’olio bollente finché il vitello divenne tenero e le tolse dal fuoco. Eliminò l’olio e aggiunse vino e succo di limone, poi rimestò per far restringere la salsa. Rimise la carne nel tegame e aggiunse funghetti, carciofi e burro, poi coprì il tutto e lasciò cuocere a fuoco lento. Per le sette la cena era pronta: insalata di pancetta e pomodoro, linguine, piccata di vitello e pane all’aglio nel forno.

      Il telefono squillò alle undici: «scusa cara, devo lavorare tutta la notte».
      (John Grisham, Il socio)

  6. Avatar i'm too sexy ha detto:

    e quando vedo scritto paccheri, ancora paccheri, fortissimamente paccheri, penso subito…

    settembre ’08: compleanno di un amico trapiantato a Milano, due macchinate di parmigiani sfrecciano sulla A1 milano-napoli per andarlo a festeggiare. Cena che si terrà nel risto di un’amica in comune, menu anticipato via mail ad altri ma non al sottoscritto: sono alla guida, in qualità di gastrofan del gruppo mi sento in dovere di sbandare in rettilineo quando sento elencare «di primo ci fa i paccheri col ragù di cinta senese…»


    parto subito col repertorio da ignorante informato: e la cinta senese non esiste, e i paccheri a Milano allora la polenta a Caserta, sta di fatto che a due anni di distanza quei paccheri me li sogno alle undici del mattino; apposta prima di invecchiare scenderò a Vico per sperimentare la teoria da soprammobile riproduttivo, e insomma spiacente ma ho chiuso coi pregiudizi da eremita nel frigo.

    1. tanto più che nel senese, ma anche in tutta la toscana, non si spreca il ragu con materie diverse dalla pasta all’uovo fatta in casa o i pici.

  7. Avatar satantango ha detto:

    Più in generale, sono stufo dei ristoranti e delle osterie dove chi prende le ordinazioni decide di “raccontarti” il menù: “Ora vi raccontiamo cosa ha preparato la cucina per voi”. E via con un pistolotto che suona come se le tagliatelle di grano saraceno e il petto di faraona fossero i protagonisti di un noir indiavolato. Il menù, più che raccontarlo, non lo si può semplicemente illustrare? Magari senza troppi aggettivi e in maniera sobria e pulita?

  8. Avatar eleonora ha detto:

    Io sono stufa di NON trovare il menu. Vorrei leggerlo e non ascoltarlo, vorrei poter decidere soffermandomi quanto mi pare sui diversi piatti e non essere costretta a chiedere “può ripetere?”

    1. Avatar jade ha detto:

      e per cortesia basta con le “linguine alla Geppo” o la pizza “a sorpresa dello chef”. viva la fantasia, per carità, però ditemi costa sto per mangiare, mi sembra una pretesa legittima. o comunque, almeno che i camerieri non si scoccino se per la decima volta nella serata devono spiegare il mistero di Geppo.