di Stefano Caffarri 18 Maggio 2010

Ad esclusione di alcuni impallinati che iniziano a fotografare la Minuta delle Vivande, che alcuni sprovveduti chiamano impropriamente e in modo gravemente inesatto “Menù”, il momento in cui ti siedi a tavola è dedicato a: 1) sciogliere il ghiaccio 2) capire dove sei finito 3) decidere cosa mangiare. Allora scorri – per la quasi totalità dei casi – tra le voci suddivise nelle classiche categorie: antipasti, primi piatti, pietanze. A volte formaggi, a volte perfino i Dessert. Nei locali dove il cibo è al centro di tutto, quelli che lo vivono nella sua accezione più nobile, la descrizione dei piatti è molto curata a volta con risultati d’involontaria comicità. Per esempio quando un semplice minestrone diventa “la nostra delizia dell’orto”.

Una moda che ha imperversato per qualche anno, a volte con intenzione sana e comprensibile, a volte pelosamente artefatta, è quella delle “carte” accessorie, quelle che vengono in accompagno alla lista dei vini, o nei varii momenti del pasto.

1. La carta delle acque. Sfizio, e va bene. Dalla gallese Ty Nant, bella soprattutto perché gallese e perché quella bella bottiglia azzura, all’acqua di ghiacciao. Devono esserci delle differenze, da qualche parte.

2. La carta degli olii. Da un lato mi sento di seguire l’idea: le sfumature dell’olio sono tali da modificare profondamente i piatti. Per questo vorrei che qualcun altro si prendesse la responsabilità di decidere quale olio è adatto a quale piatto.

3. La carta dei Sali. Una moda importata dall’America. Però l’insalata condita con il Sale Dolce di Cervia Riserva Camillone è davvero diversa.

4. La carta dei cioccolato. Una vera goloseria: un modo per finire un pasto di gran presa. Anche se il carrello di Gennaro Esposito è più evocativo…

5. La Carta dei Caffè. Mi piace, pur essendo un analfabeta integrale. Mi piace vedere quella tazza che costa come il bilancio di una media ASL, e scegliere quello più economico.

6. La Carta dei Distillati. Definitivamente obsoleta, con la legge divieto-di-tutto contro i piccoli bevitori. I grandi bevitori bevono uguale.

Propongo una legge di iniziativa popolare per racchiudere tutte le carte in una sola, che tutto quello svolazzar di fogli mi stordisce.

Perché qualche Carta me la devo essere dimenticata…

[Immagine: Altissimo Ceto]