di Marco Lungo 14 Dicembre 2010

“Accidenti, invece che venire a mangiare la margherita ‘stasera potevo stare comodamente sul divano a guardare Antonella Clerici”. Sostituite la margherita con il nutrimento che preferite (sostituite soprattutto Antonella Clerici) e ditemi chi, maledicendo la scelta di un locale sfornito di parcheggio, o dove parcheggiare praticamente è impossibile — e sì che uso una Smart — non ha fatto pensieri del genere. Ci ragionavo leggendo i commenti di questo post, rimuginando che, se quel locale alla mancanza di parcheggio unisce un rapporto prezzo/felicità particolarmente sfavorevole, è davvero meglio starsene a casa.

Non fraintendete, due passi prima di cena sono un ottimo preliminare, ma un conto è la camminatina, altro è girare tondo all’infinito, attendere, pregare che qualche anina pia liberi un parcheggio, riprendere a girare tondo, e mettersi pazientemente in fila all’uscita impiegando un’ora per fare 5 chilometri.

Un tempo c’erano i ristoranti con parcheggio e parcheggiatore, la piacevole manfrina del “buonasera dottò”, cui seguiva la mancia elargita a cuor leggero. Cose alle quali adesso, senza voler fare il passatista, penso con un po’ di nostalgia. Oggi devo incavolarmi per trovare un parcheggio, angosciarmi per il tempo che passa e consuma la disponibilità del ristoratore a mantenere la prenotazione, pagare per un posto sulle strisce blu altrimenti son multe.

Eppure, specie nelle città più grandi, i locali del centro storico funzionano. Insistiamo a frequentarli incuranti dello struscio che metà basta, delle vie d’accesso praticamente paralizzate, dei pullman che riversano i turisti.

Non propongo il boicottaggio dei centri storici, per carità, ma da qualche mese ho detto basta, e sticavoli se mi perdo il fascino, l’atmosfera, l’incanto. Quando esco soprattutto per mangiare voglio stare tranquillo. Spengo perfino il cellulare, mi dedico alla tavola e alle persone che ho intorno, niente più pensieri per l’auto parcheggiata male, per il teppistello che te la riga, per i chilometri da fare per riprenderla. Ho (definitivamente) già dato.

Lo so, ci sono facende accessorie delle quali dovremmo parlare, per esempio: esistono i taxi. Ma a parte l’argomento non trascurabile dei costi, la sera non si trovano mai, anzi, spesso dopo le 23 non circolano proprio. Altra cosa, ma questo sarebbe un discorso lungo, per un ristorante avere il parcheggio non è sempre sinonimo di qualità.

Ecco, adesso è il vosto turno. Vi ritrovate più in quelli che rinunciano alla margherita (e guardano addirittura Antonella Clerici) se di mezzo c’è un locale a zero possibilità di parcheggio, o pur di mangiare dal nuovo Vissani del centro affrontate situazioni che Città del Messico in confronto è un gioco da ragazzi?

Io don’t do centro no more. Pur avendo la Smart.