di Leonardo Romanelli 15 Novembre 2012
Alessandro Pipero, Pipero al Rex

Sono capaci e non si vergognano. Riescono a conquistare ma a parte qualche slancio di entusiasmo vengono sopraffatti dalle vere attrazioni della festa: gli chef. Sono i maitre, o responsabili di sala, tra loro ce n’è uno che per nome e fattezze non stonerebbe in un film di Fellini: Alessandro Pipero, o più semplicemente Pipero, come lo chiamano tutti. Una sensazione accentuata dalla sua avventura più recente, Pipero al Rex. Cos’è? Un comico d’avanspettacolo che approda in un palco prestigioso? Un crooner da crociera che allieta la navigazione di annoiati milionari?

No, è il neostellato ristorante gestito da Pipero all’interno dell’Hotel Rex di Roma, dopo la non dimenticata esperienza in una bomboniera nel centro del centro dei Castelli, ad Albano, dove –come il suo maestro, lo chef Antonello Colonna– si è formato una solida fama da talent-scout della ristorazione.

Uno bravo a circondarsi di gente capace, vedi Roy Caceres oggi al Metamorfosi di Roma (anche lui neostellato), o Danilo Ciavattini ora all’Enoteca La Torre di Viterbo, e ancora Luciano Monosilio, lo chef che ha portato Pipero e Pipero al Rex alla prima stella.

Eppure l’ingresso spiazza, sottratto alla vista dalla hall dell’hotel, che depista secondo cliché.

Una volta entrati capite subito chi è Pipero: guarda, parla, dispone, propone, riguarda. Persino frenetico. Se gli parli ferma lo sguardo su di te per 15 secondi, poi sente il richiamo della sala, continua a parlare ma guarda altrove (e riguarda).

Appetizer solo originale: lardo di pata Negra con gocce di mosto cotto, mashmallow di panna con scorze di arancio, nocciole e parmigiano. Va meglio con altri coraggiosi giochi di coppia, tipo ostrica e Spritz e un rigoglioso crudo d’oca con la senape (e le mele). Il resto, vi prego di credermi, è assolutamente conforme alla stella che la guida Michelin 2013 ha attribuito al ristorante, anche più.  Gli insolenti spaghetti con crema di frutti di mare, coratella e maritozzo cioè una deflagrazione di gusto, e la girandola finale dei dolci.

Farsi consigliare il vino da Pipero è una piccola esperienza, la sua verve merita scelte più personali di quelle sbirciate nella carta poco profonda. E se a fine serata riuscite a immobilizzarlo al vostro tavolo, anche legato se è il caso, Piperò vi strapperà un sorriso.

Menu degustazione 80 euro, 90 alla carta, esclusi i vini.

[Crediti | Immagini: Kataweb]