Come si mangia in ospedale? La storia di Traction Man

Se diciamo che mangiare all’ospedale non è proprio uno spasso siamo tutti d’accordo, credo. Per distrarsi, un paziente la cui sola identità conosciuta è Traction Man—L’uomo in trazione—ha escogitato un passatempo curioso in tre mosse. 1) Fotografare il cibo. 2) Caricare le immagini nel suo blog. 3) Chiedere ai lettori di indovinare cosa c’è nel piatto. Nome del gioco: Hospital Food Bingo, il Bingo del cibo da ospedale. Per chi è nello stato mentale del blog non esistono condizioni estreme.

Siccome la sua storia sta facendo il giro del mondo, ora sappiamo che Traction Man, un giornalista inglese, ha totalizzato 22 settimane di ospedale (da lui chiamato “BlogHospital”) prima per un infiammazione al midollo osseo, la osteomielite, poi per successive complicazioni. Per la maggior parte del tempo senza potersi muovere, in trazione, appunto.

Ma a far discutere sono il suo collage fotografico e le sue critiche. Ecco un assaggio.

Il collage di piatti di Traction Man

“Gli antipasti tendono tutti al beige”. “Molte verdure, perché le si possa mangiare, dovrebbero passare in una centrifuga. Sono tutte bagnate”. “Non oso pensare dove sono state saltate le patate che accompagnano il pollo. L’ultima cosa che direi è una padella”. “Le infermiere sono di grande aiuto. Se essere d’aiuto significa tirare il menu attraverso la porta, come fosse un pezzo di carne lanciato tra le fauci di un leone”. “Se mi vengono offerte delle alternative? Sì, posso scegliere 3 alternative altrettanto orrende”.

Il blog di Traction Man solleva seri interrogativi sul livello del cibo negli ospedali, dopo che in Inghilterra di recente, un gruppo di ricercatori ha dichiarato che il cibo delle galere è meglio di quello che si mangia negli ospedali.

Qual è la situazione in Italia? Si deve portare il cibo da casa per mangiare in modo decente? E se non è possibile? Avete esperienze da raccontare?

Mangereste questi maccheroni al formaggio?

[Hospital Notes, The Sun, Bbc, immagini: The Sun]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

18 Settembre 2009

commenti (13)

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  1. La mia personale esperienza contempla due abbastanza lunghe degenze presso il Santa Maria delle Grazie (di Matera). Ho più volte detto ad amici e conoscenti che si mangia davvero bene. Stentavo a crederci io stesso. La prima colazione a scelta tra semplice caffellatte (ottimo) e un thè che lasciava a desiderare. Fette biscottate con marmellate pre-confezionate.

    All’ora di pranzo/cena la scelta era tra almeno tre/quattro pietanze per il primo e per il secondo, e un paio per il contorno.

    Ottima la pasta col sugo fresco, di domenica addirittura pasta al forno, con dadini di prosciutto cotto e mozzarella, discreti i formaggi, buoni gli affettati (prosciutto cotto e crudo).
    Assolutamente mediocri invece sia i vari brodini e brodaglie di verdure (che in genere sono il ‘piatto forte’ delle strutture ospedaliere).

    Buoni i passati di verdura ed il minestrone. Ottime le insalate.

    Frutta di stagione, spesso fresca. Ottimo il pane, spesso freschissimo.

    Voto totale, secondo me 7+

  2. dink ha detto:

    Santa Chiara di Pisa, 2 settimane di degenza, nessun particolare regime da seguire:
    colazione con caffellatte annacquato stile Nescafè o tè (che non ho assaggiato), biscotti insapori, orrende fette biscottate di origine francese (?), monodose di marmellata: meno male che c’era poca roba.
    Pranzo e cena: minestra o semolino o pasta malcondita (pomodoro o pomodoro e verdure), orrendo secondo di carne o raramente pesce, contorno di verdure sfatte, frutto (non di stagione) e la domenica (oh gioia!) dolcino confezionato o budino tipo danone; tutto, pane compreso, sembrava vecchio di due giorni e riscaldato (malamente); non avevo mai mangiato peggio di così, mense militari, universitarie ed aziendali comprese: mi manca l’esperienza di quella della galera, ma con un vitto del genere avremmo rivolte di detenuti un giorno sì e l’altro pure.

  3. Chefclaude ha detto:

    …e quindi, meglio finire in carcere che in ospedale, giustamente. Aspettando un utilissimo e civilissimo raffronto colla pappa del “gabbio”, che spero vogliate fare, prima o poi, mi viene da pensare alle ultime esperienze della cara mamma.
    Il problema (riassumo) è quello del cibo insapore: del cibo che allontana (soprattutto psicologicamente) dagli affetti domestici e fa sentire (qualsiasi cosa tu abbia, per il solo motivo che l’hai nel piatto) un malato, una sorta di alienato privo di tutti i sensi (tutte le strutture reclusive lo fanno: ti privano del corpo, diceva mi pare il buon Foucault).
    Secondo me i direttori delle strutture ospedaliere dovrebbero pensarci: mangiare con un gusto, un cibo semplice ma saporito, fa stare meglio, e coadiuva la terapia, al di là del fatto che segua o no dettami tradizionali. La differenza potrebbe farla anche solo la fogliolina di basilico fresco sulla pasta al pomodoro. Possibile che non si possa proprio fare?

    Ah, bravissimo Massimo (fa anche rima).

  4. eggi ha detto:

    In realtà negli ospedali non si mangia. Preferirei dire che ti aiutano a non morire di fame.

  5. Chefclaude ha detto:

    …a guardare bene le foto mi sa che al reparto hanno scambiato traction per la principessa sui piselli.
    A proprosito: ne sarà uscito per rotolamento???

  6. disgraziatamente ne ho frequantato uno da poco e ho visto un gran traffico di gavettoni parentali, ricevuti come manna o salvezza da chi appena poteva ancora ragionare e mangiare.

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