di Massimo Bernardi 28 Dicembre 2009

Le differenze tra il vecchio e il nuovo menu del Tabla, ristorante di New YorkQualcuno ha spiegato ai ristoratori che devono fare i ristoratori. Qualcuno ha spiegato ai ristoratori che per convincerci a spendere devono studiare la scienza del menù. Piatti esca, sparizione delle valute, la regola dei 99 centesimi, tutto deve parlare al nostro cuore, colpire l’inconscio. Questo qualcuno è il New York Times, che pochi giorni prima di Natale ha spiegato ai ristoratori che non devono essere solo buttafuori, allergologi, censori dell’abuso di cellulari e fotocamere, confessori, poliglotti e maestri di buone maniere, ma anche fini psicologi.

Il punto è questo. Siccome ogni gestore di mangiatoia ha nel menù il suo biglietto da visita, spetta a quello valorizzare la mercanzia e orientare il cliente. Per cui servono nomi convincenti, aggettivi esotici, nuovi formati, carte e inchiostri particolari.

C’è chi ha tolto il simbolo del dollaro dai prezzi accanto ai piatti perché ha paura che venga vissuto come una minaccia, un modo di dire al cliente che sta per spendere i suoi soldi (la catena americana Huddle House, 400 locali in 17 stati).

C’è chi per aumentare il profitto ha trasformato il piatto tipico del locale in un logo. Chi romanza i nomi spingendosi a chiamare un’omelette “Leggera e soffice omelette del paradiso” (non stramazzate, sono americani) o precisando che il succo d’arancia è “appena spremuto”.

Consigliati i piatti che evocano famiglia e genuinità, il “pane della casa”e il “salame di campagna”, bene quelli descritti in modo suggestivo (secondo uno studio fanno aumentare le vendite).

Poi c’è il capitolo dei numeri. Ci sono cifre meno respingenti, come i dieci, i venti, e i novantanove, ovviamente. C’è un libro, addirittura, I dieci comandamenti per un menu di successo, che spiega come il menù sia la pubblicità che deve convincere il cliente a non uscire con la tasca piena.

Ora, precisato che personalmente 9 volte su 10 chiedo lumi al cameriere senza nemmeno aprire il menù, e che i nomi cervellotici mi fanno venire il mal di testa, quali sono gli elementi di un menù che vi convincono a spendere? E vista dall’altra parte, quella dei ristoratori, quali trovate avete aggiunto al menù per parlare al cuore dei clienti?