di Stefano Caffarri 13 Aprile 2009

gennarino esposito del ristorante torre del saracino, mariella della locanda mariellaPrendi due locali con uso di cucina a quasi mille km di distanza. Mettine uno in riva al mare sul Golfo di Napoli vista Vesuvio, e l’altro sull’Appennino Emiliano tra i faggi e castagni. Orienta il primo alla cucina d’acqua con pesci e crostacei in primo piano, il secondo a una visione terricola, florida e carnale. Metti una brigata di cucina agguerrita al servizio di uno chef di folgorante creatività nella Casa campana, e una tavola di tradizione, con piatti casalinghi del giorno di lavoro e della festa nell’Osteria montanara. Completa il primo con un torre d’avvistamento mammaliturchi del settimo secolo, e il secondo con una palazzina facciavista-con-scalinata oh così anni ’70. Infine appendi sulla porta del primo le stellone del cinturato Michelin con il servizio e la scenografia del ristorante internazionale, e sul secondo la coccarda dei locali del cuore, delle trattorie a conduzione familiare. Cosa hanno in comune questi due locali, eh? Certo, una fantasmagorica cantina. Costruita con un progetto chiaro, quasi intellettuale, quella della Torre; di pancia, assemblata in anni di viaggi alla ricerca di tesori, quella di Mariella. Ma cos’altro accomuna queste due Tavole in apparenza agli opposti dello stesso mondo? Incredibilmente, mentre i piatti scorrono senza soluzione di continuità, si scopre che Gennaro Esposito nasconde nel suo angolo privato un hi fi esoterico, la sua seconda passione dice. Ci fa andare i Led Zeppelin, che la musica classica va bene, ma non è la sua tazza di tè. Un mostro di multiamplificazione selettiva, con componenti a valvole e rame cotto, una meraviglia per gli occhi oltre che, naturalmente, per le orecchie. E Guido, che con Mariella condivide vita e lavoro, da anni si occupa professionalmente di hi fi con il suo negozio in centro a Parma probabilmente unico al mondo: Hi-fi news and wine, dove è possibile acquistare una bottiglia o un McIntosh, indifferentemente. Alta Fedeltà. Dunque questi cucinatori ci riportano agli antichi con il buono sinonimo del bello? Chi sa estasiarci le papille è perciò dotato di una sensibilità, di un gusto a tutto campo di ordine superiore? Io non ho dubbi. E voi?