di Leonardo Romanelli 4 Gennaio 2012

Caro Luxury Hotel Il Salviatino di Firenze, vincitore di non so quale Grand Award, ti scrivo perché mi rendo perfettamente conto che varcare il tuo sontuoso ingresso significa entrare in una dimensione ultraterrena concessa a pochi eletti mal disposti a mescolarsi con persone di diversa condizione. Anche se oggi, ne converrai, non sei il solo hotel di lusso dotato di buon ristorante, pensa che pure il Saint Regis, un tuo concorrente qui in città, si avvale da qualche giorno della consulenza di Pinchiorri. Sai, quello dell’Enoteca.

Ora, caro Luxury Hotel Il Salviatino, ho notato e molto apprezzato il profilo basso che hai tenuto fin dall’apertura, nonostante la tua vertiginosa bellezza. Ho ammirato la sexysimbolitudine dell’immenso parco che abbraccia la villa dove sei situato, arredata con gusto e abbagliante sfarzo. Ho approvato la scelta di chiamare ai fornelli uno chef serio e preparato come Carmine Calò. Ho soprattutto gradito la ricerca dell’anticlimax con il pranzo della domenica a 49 euro per invogliare i fiorentini, il tè nella prestigiosa biblioteca, le serate a tema.

Pur tuttavia, non c’è bisogno che ti faccia notare, caro Luxury Hotel Il Salviatino, che fornire un repertorio di buone occasioni alle persone del posto per poi vendere una bottiglia d’acqua a 8 euro o il caffé a 5, significa mandare segnali diversi, per non dire opposti. Poi ti giuro, hai dei ricarichi sulle bottiglie di vino che sono da infarto, e per accompagnare la carne, il sommelier mi ha consigliato un bicchiere di rosso che costava 12 euro. Se prima lo avesse fatto notare porgendomi la carta, almeno.

A farmi impazzire, caro Luxury Hotel Il Salviatino, è il fatto che superato questo impasse non accessorio, tanto lo sappiamo che la vita non è democratica, ho goduto di uno splendido baccalà in tre cotture davvero ben congegnato: mantecato, in tempura, intero su sfoglia croccante. E dimenticando gli spaghetti acqua e farina alle vongole con salsa di prezzemolo, assolutamente privi di sapore, mi sono dilettato con l’elegante trancio di rombo e cenere vegetale con spinaci all’agro di lamponi. Riuscito anche il carrè di agnello con lardo di Colonnata e carciofi.

Il succo del discorso, caro Luxury Hotel Il Salviatino, è che se non vuoi precipitare in voragini di disinteresse dovresti scegliere, o ti proponi al cliente indigeno o ti vendi a prezzi da milionari incuranti. Santiddio, con tutto quel che sarai costato, non credevo di dover essere io a fartelo notare.

PS: Servizio cortese e attento. 90 euro tre portate escluso bevande.