di Massimo Bernardi 14 Maggio 2010

Scrivere alle 9:07 un succinto riassunto della lettura appena conclusa sapendo che il genere umano ti farà il muso. Perché stai rielaborando quella volta che Valerio M. Visintin, reporter dai ristoranti del Corriere della Sera, si è trovato male/ha mangiato male al Clandestino della Maison Moschino di Milano, che poi sarebbe come dire dallo chef unmitounaleggenda Moreno Cedroni. Così tutti ti faranno una scenata ricordando la volta che hai raccontato precisamente come è andata a te (posto diverso, stesso chef). E allora spergiurerai che non è lesa maestà, che non sei malato di polemica, che non vuoi sputtanare qualcuno perché stavolta invece di due lettori ne fai tre. Ma il mondo metterà il muso comunque, anche se hai solo cucito insieme pezzetti altrui.

«Ci ritroviamo in una stanzetta infelice con marmo da ufficio al pavimento, luci da sala d’aspetto e tavoli senza tovaglia», «pur disponendo di tutti quei chilometri quadrati, il signor Cedroni è stato relegato ai margini del lusso, in stato, per l’appunto, di clandestinità», «Impagliato in un abito da gangster, Savio Bina, il direttore, ci porge il menu», «scopriremo che non indossa una maschera di porcellana solo quando, sul finire della serata, incresperà le labbra in un fievole sorriso», «l’intera macchina del servizio scricchiola, mostrando ritardi e impacci, con camerieri spaesati che paiono in piena crisi esistenziale», «Anche la cucina riserverà ammanchi, unica ordinazione all’altezza delle aspettative è ‘il gioco del tonno’», «Collosetta la polentina con frutti di mare crudi e cotti», «Azzerato il gusto della ricciola dal mordente impatto con l’ananas», «Da bocciare i paccheri con ricotta e verdure, sui quali pesa l’aggravante di una cottura insufficiente, pretesa forse per ammantare d’autorialità un piatto concettualmente debole», «Quanto ai dolci, sono il vertice rovescio della cena», «gelati che si liquefanno dopo mezzo minuto e un tiramisù che mi ha ricordato le festicciole delle medie».

Chiaro che prima di tirare le cuoia mangerò al Clandestino di Milano. Chiaro che il quoziente: “come è andata a voi che ci siete già stati” mi interessa moltissimo. Qui non è questione di “caduta degli dei”. Si devono sempre giustificare 60/80 euro pagati da Visintin con “disappunto” per la “cocente delusione”. Che il dio di tutti i gastrofanatici mi protegga dal muso degli amici.

[Fonti: Mangiare a Milano, immagini: Maison Moschino]