di Cristina Scateni 3 Aprile 2012

Torno inebriata e ingrassata di 2 kg da un bel fine settimana napoletano e mi domando insistentemente, cosa c’è nel mezzo tra i 30 euro spesi per un pranzo in una trattoria del mercato (in 4) e i 300 euro (in 2) spesi in un buon ristorante stellato? Esco soddisfatta da entrambi, senza avere l’impressione di aver pagato troppo poco nel primo e troppo nel secondo, ma cerco ugualmente di capire cos’è che distingue realmente le due offerte.

Al mercato della Torretta di via Ferdinando Galiani (a Napoli tra il quartiere di Piedigrotta e via Caracciolo) mangio da Cibi Cotti di Nonna Anna, trattoria storica dal cibo napoletano sincero.

Pochi tavoli da apparecchiare in autonomia, un via vai di persone che dalle 12 alle 15 (è aperto solo a pranzo) si susseguono davanti al banco. Scegliere è quasi impossibile. Dalle varie paste e… di Napoli, (ceci, piselli, lenticchie, zucchine, cavoli, verza) alle torte rustiche, il casatiello, le frittate di maccheroni, il gattò di patate, crostata di tagliolini alla genovese, carne alla pizzaiola, polpette fritte, parmigiana di melanzane, salsicce e friarielli e via di questo passo attraversando tutti i piatti della tradizione napoletana. Cucina a vista con 6 fuochi perennemente impegnati. Si ordina urlando e ci si scambiano pacche sulle spalle con i 2 cuochi tutto fare, successori ai fornelli della nonna Anna (che a più di novant’anni se ne sarà andata giustamente in pensione).

Lì in 4 abbiamo ordinato: 3 pasta e ceci, 1 pasta patate e provola, 2 salsicce e friarielli, 1 pesce spatola al forno, 1 parmigiana di melanzane, acqua. Per finire: 4 fettine di crostata e 4 pezzi di torta margherita per tutti. Conto totale: 30 euro. Buona la qualità, i sapori ‘gnoranti, ricchi di storia, poche manfrine. Freschezza della materia prima assicurata dalla spesa mattutina dai vicini macellaio e fruttivendolo.

Dall’altro lato, il ristorante Don Alfonso 1890 della famiglia del cuore Iaccarino, dove abbiamo mangiato in 2 il sabato sera. Ecco cosa. (Mi scuso per i nomi approssimativi dei piatti che cercherò al meglio di descrivere per rendere merito). 2 antipasti: gelato d’anguilla, caviale e tagliatelle alla rosa canina, con pesto e rosso d’uovo e i preferiti di Nonna Titina (il meglio della tradizione: arancino al cacao, mozzarella di Vannulo, selezione di salumi, panzerotto). 2 secondi: rombo con fiordilatte, marinata di scalogno, aceto, vino bianco e briciole buccia di cipolla. 2 dolci: una tradizionale sfogliatella e lo spumone alla liquirizia Amarelli.

2 bicchieri di bollicine italiane Franciacorta Ca’ del Bosco e 2 bicchieri di vino rosso (mi vogliano perdonare gli estimatori e il bravissimo sommelier Maurizio Cerio al quale ci siamo infatti affidati in toto, se qui mi vien da dire solo Piedirosso e Aglianico, di più non ricordo).

Appagamento dei sensi, soddisfazione piena del palato, piatti nuovi studiati ad arte e piatti della tradizione che mangerei per sempre, servizio commovente, ambiente meraviglioso perché curato senza finti eccessi, cantina d’eccellenza.

— Ho adorato il mercato per i sapori, la storia racchiusa in quello che ho mangiato, le urla, i tavoli autogestiti, i fuochi a vista e “chi c’è c’è, io butto la pasta”.

— Ho, come sempre, amato Don Alfonso 1890 e la cucina di Ernesto Iaccarino, per i sapori perfetti sotto il palato, per lo studio e la ricerca, per i piatti nuovi, per quelli tradizionali e assoluti di Alfonso, per il luogo incantevole incorniciato tra i due golfi, il servizio, l’attenzione estrema ad ogni particolare, la cordialità che diventa immediatamente familiarità.

Mi chiedo però: lo zero che li divide da cosa è composto? Cosa si paga nell’uno e cosa nell’altro? Il personale, gli ingredienti, il luogo, il nome, le stelle, la cantina? C’è troppoa differenza tra un conto e l’altro?

Non cadrò nell’equivoco o nell’errore di mettere a confronto due luoghi imparagonabili, mi interrogo sulla capacità del mio palato e delle mie tasche di essere pienamente soddisfatti da entrambi.

Sono strana?

[Crediti | Immagini: IheartItalia, Altissimo Ceto]