di Leonardo Romanelli 3 Agosto 2011

Prendete questa recensione dell’Osteria Francescana di Modena e fatene ciò che volete, a volte sparlando di un grande ristorante si accede direttamente al mondiale del MI SI NOTA DI PIU’. Però, se è vero, 10 euro per il coperto sono un perfetto obbrobrio italiano, per di più chez-Massimo Bottura, il più planetario degli chef nazionali. Ma di storie simili trabocca l’Italia dei ristoranti, anche se decisamente meno blasonati. Estate 2011: succede in Versilia che arrivi un conto inopportuno. Lo guardi e subito avverti che non va: non ho preso queste cose e poi, perché la percentuale di servizio se invece si dichiara di non applicarla? E l’aperitivo non era offerto? Arriva il cameriere trafelato, si scusa e gira i tacchi.

Il foglietto finisce su un tavolo di russi seduti vicino.

Un andazzo che, malgrado le campagne fatte per l’abolizione del coperto, del servizio, della correttezza nei confronti del cliente, sembra non voler morire. Una tassa da corporazione, un retaggio medievale del tutto estinto in Europa, un’anomalia impossibile da spiegare agli stranieri. Prendete 3 piatti e una bottiglia di birra a Parigi e avrete un conto di 4 voci, con coperto e servizio in Italia saranno 6. I prezzi europei non sono più leggeri dei nostri, ma all’estero hanno capito che per evitare l’effetto coperto bisogna distribuirli tra i singoli piatti. I ristoranti sono una componente importante per l’immagine di un Paese, vogliamo capirlo una volta per tutte?

Ora, cortesemente, qualche lettore di buona volontà mi spieghi come si fa con i bambini di 5 anni, perché il coperto non è stato ancora definitivamente estromesso dai ristoranti italiani. Se lo sapete dovete dirmelo, davvero, qui e ora.

[Crediti | Link: Il Mangione]